Implicazioni della Sentenza della Cassazione n. 19635/2024 sul regime PEX post-fusione societaria
La recente sentenza n. 19635/2024 della Corte di Cassazione getta nuova luce sull’applicazione del regime PEX (Participation Exemption) in caso di fusioni societarie, affrontando la spinosa questione del calcolo dell’holding period. Il caso in esame riguardava una complessa operazione di cessione di partecipazioni che aveva sollevato dubbi sull’applicabilità del regime fiscale agevolato.
Al centro della controversia c’era l’interpretazione dell’articolo 87 del TUIR, che regola il regime PEX. L’Agenzia delle Entrate contestava l’applicazione di questo regime favorevole, sostenendo che il requisito del possesso ininterrotto per almeno un anno non fosse soddisfatto a causa di una precedente fusione societaria. Tuttavia, la Corte ha respinto questa interpretazione, offrendo una visione più ampia e flessibile del concetto di continuità nel possesso delle partecipazioni.
La decisione della Cassazione si basa su un principio fondamentale del diritto tributario: la neutralità fiscale delle operazioni di fusione. Secondo la Corte, la fusione è essenzialmente una riorganizzazione aziendale che non dovrebbe produrre effetti fiscali immediati. Questo principio, codificato nell’articolo 172 del TUIR, implica che la fusione non interrompe il periodo di possesso ai fini PEX, ma garantisce una continuità dei valori fiscalmente riconosciuti.
Un aspetto particolarmente interessante della sentenza è l’enfasi posta sull’interpretazione letterale dell’articolo 87 del TUIR. I giudici hanno sottolineato che la norma non prevede esplicitamente che la fusione interrompa il calcolo dell’holding period. In assenza di indicazioni contrarie, hanno quindi optato per un’interpretazione che favorisce la continuità e la stabilità nelle operazioni di riorganizzazione aziendale.
La Corte non ha, tuttavia, chiuso completamente la porta a possibili contestazioni da parte dell’Amministrazione finanziaria. Ha infatti precisato che l’eventuale natura elusiva di un’operazione complessa potrebbe ancora essere motivo di diniego del regime PEX. Tuttavia, ha posto l’onere della prova fermamente sulle spalle dell’Agenzia delle Entrate, richiedendo che tale contestazione sia chiaramente formulata fin dall’avviso di accertamento e adeguatamente supportata da prove.
La decisione della Cassazione fornisce una guida per l’interpretazione delle norme sul regime PEX in relazione alle operazioni straordinarie, confermando che la sostanza economica dell’operazione dovrebbe prevalere sulla forma.