Patrimonio Digitale: cos’è, come si conserva e perché è importante pianificarlo

Nel mondo sempre più digitale in cui viviamo, non esistono solo beni fisici o finanziari da proteggere. Ogni giorno accumuliamo digital assets: fotografie salvate nel cloud, profili social, criptovalute, eBook, musica acquistata online, account di streaming o di videogiochi. Tutti questi beni hanno un valore – economico, affettivo o identitario – e meritano di essere gestiti con la stessa cura che riserviamo ai beni tradizionali.

Cosa si intende per digital asset

Un digital asset è un bene che esiste esclusivamente in forma digitale. Può trattarsi di Cripto-asset, contenuti digitali personali, identità digitali, proprietà intellettuali digitali, beni nei videogiochi o metaversi, account aziendali online.

Molti di questi beni hanno valore economico reale o, in alcuni casi, sono collegati direttamente alla vita professionale e familiare della persona.

Come si conservano i beni digitali

La corretta conservazione dei beni digitali si avvale di strumenti tecnologici e organizzativi, tra cui:

  • Digital wallet: strumenti software o hardware per conservare e gestire chiavi private associate a cripto-asset.
  • Password manager: applicazioni che custodiscono in modo sicuro le credenziali di accesso.
  • Digital vault: servizi cloud per la conservazione centralizzata e sicura di contenuti sensibili e istruzioni di accesso.
  • Backup digitali: copie di sicurezza per prevenire la perdita o l’irrecuperabilità dei dati.
  • Autenticazione a più fattori (MFA): sistemi di sicurezza che richiedono più elementi per l’accesso. Se non correttamente pianificati, possono impedire l’accesso agli eredi.

Perché pianificare il patrimonio digitale

Un aspetto spesso trascurato è la gestione successoria dei digital assets. Molte piattaforme (Google, Apple, Facebook) offrono oggi strumenti di pianificazione dell’eredità digitale, ma non sempre bastano.

Il patrimonio digitale è entrato sempre di più a far parte dell’eredità delle persone, sicché

anche in relazione a dati, account e password si è reso necessario l’ausilio di strumenti giuridici idonei a disciplinare la loro trasmissione agli eredi.

Al fine di evitare che i beni digitali vadano perduti, bloccati o diventino irrecuperabili, è fondamentale inserirli nella pianificazione patrimoniale e successoria.

Gli strumenti giuridici per la gestione successoria del patrimonio digitale

Il Trust

Il trust rappresenta una delle soluzioni più flessibili ed efficaci per la protezione e la trasmissione dei beni digitali, consentendo di:

  • Proteggere i beni digitali da accessi non autorizzati, smarrimento o dispersione.
  • Designare soggetti fiduciari che potranno gestirli secondo le volontà del titolare.
  • Garantire continuità nella gestione di account aziendali o piattaforme professionali.
  • Regolare con precisione chi, come e quando potrà accedere a ciascun asset.

Il trust richiede una struttura giuridica articolata che consente la segregazione dei beni, nonché una gestione dinamica e su misura.

Il Testamento

Il testamento è lo strumento per eccellenza attraverso cui disporre del proprio patrimonio, incluso quello digitale, post mortem. Infatti, ai sensi dell’art. 587 c.c., le disposizioni testamentarie possono riguardare sia beni patrimoniali che beni non patrimoniali.

Il testatore può:

  • nominare uno o più eredi cui attribuire l’intero patrimonio, incluso quello digitale;
  • disporre a titolo particolare, tramite legati aventi a oggetto specifici digital asset (file, software, licenze, contenuti online);
  • designare un esecutore testamentario (artt. 700 ss. c.c.), con compiti di gestione, valorizzazione o protezione dei beni digitali.

Con particolare riferimento alle credenziali di accesso (password, codici), occorre evidenziare che le stesse possono essere oggetto di “legato di password” (come mezzo per consentire l’accesso al bene digitale) o essere affidate a un soggetto terzo indicato nel testamento.

Va evidenziato, tuttavia, che inserire una password in un testamento olografo può essere rischioso, in quanto, essendo la pubblicazione dello stesso necessaria per la sua efficacia, chiunque potrebbe venirne a conoscenza, sicché sarebbe preferibile inserire nel testamento l’indicazione del luogo in cui la password sarà reperibile oppure ricorrere ad un esecutore testamentario (artt. 700 e ss c.c.) cui affidare la custodia delle credenziali di accesso.

In particolare, la designazione di un esecutore testamentario consente di assicurare la corretta gestione degli account digitali post mortem, evitando che restino privi di controllo o diventino oggetto di abusi.

Considerato che il numero dei profili digitali appartenenti a utenti deceduti è in costante crescita, si rende sempre più urgente affrontare in sede testamentaria la regolamentazione dei beni digitali e la nomina di soggetti idonei alla loro gestione.

Il Mandato Post Mortem Exequendum

Il mandato post mortem exequendum è un mandato conferito in vita, ma destinato a essere eseguito dopo la morte del mandante.

La Cassazione (sent. n. 11763/2018) ne ha riconosciuto la validità in via eccezionale, purché:

  • l’attività demandata non contrasti con le norme fondamentali disciplinanti la successione mortis causa e, in particolare, con quelle che impongono l’esclusivo utilizzo del testamento per esprimere le proprie ultime volontà.
  • L’incarico del mandatario sia circoscritto all’esecuzione di atti aventi rilevanza giuridica, ma non negoziale, estrinsecandosi in mere operazioni materiali, come la consegna di documenti, la comunicazione di informazioni o la gestione di dati personali.

Tale tipo di mandato non può essere utilizzato per disporre “mortis causa” di beni patrimoniali, né per realizzare trasferimenti successori in favore di terzi. In particolare, viene esclusa la validità di qualsiasi forma di mandato che, seppur eseguito dal mandatario dopo la morte del mandante, comporti una traslazione patrimoniale ereditaria (in senso conforme v. anche Cass. civ. 29 aprile 2006, n. 10035).

Il mandato post mortem, così inteso, non si estingue con la morte del mandante, in deroga all’art. 1722, n. 4, c.c., e non integra un patto successorio, vietato dall’art. 458 c.c., poiché non attribuisce diritti su beni ereditari né dispone della successione.

Inoltre, anche il D.lgs. 101/2018, all’art. 2-terdecies, ammette espressamente l’accesso ai dati digitali del defunto a favore di chi “agisce a tutela dell’interessato, in qualità di suo mandatario”.

Trust, Testamento e Mandato Post Mortem: un confronto conclusivo

Nella gestione del patrimonio digitale post mortem, testamento, mandato e trust rappresentano tre strumenti giuridici distinti, ciascuno con specifiche potenzialità.

Il testamento consente la piena disposizione di beni, anche digitali e patrimoniali, e permette di nominare un esecutore testamentario con compiti gestionali e negoziali; tuttavia, produce effetti solo dopo la morte e richiede formalità e pubblicità.

Il mandato post mortem exequendum, al contrario, ha efficacia immediata e obbliga il mandatario all’esecuzione di attività esclusivamente materiali, ma non consente alcuna trasmissione patrimoniale, pena la nullità per violazione del divieto di patti successori.

Infine, il trust si presenta come lo strumento più flessibile e completo: consente la segregazione e gestione fiduciaria di beni digitali, anche con valore economico, secondo regole liberamente stabilite.

Conclusioni

Il patrimonio digitale non è più una prospettiva futura, ma una componente concreta e ormai ineludibile della nostra vita quotidiana, sicché la corretta gestione post mortem dei beni in esso presenti richiede consapevolezza, competenza e pianificazione.

Testamento, mandato post mortem e trust offrono strumenti differenti, ciascuno con vantaggi e limiti specifici. La scelta dell’uno o dell’altro – o anche di una loro combinazione – dipende dalla natura dei beni digitali, dalla volontà del titolare e dal livello di protezione o continuità desiderato.

Affidarsi per tempo a un professionista consente non solo di evitare che dati, valori e memorie vadano perduti, ma anche di garantire che le proprie volontà vengano rispettate, proteggendo familiari ed eredi da incertezze, ostacoli o contenziosi.

Pianificare oggi significa custodire con responsabilità ciò che domani rappresenterà la nostra eredità digitale.

Chiara Pascale

Paolo Gaeta & Associati

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