
Nel disegno di Legge di Bilancio 2026 compare una proposta destinata ad avere un impatto reale su famiglie imprenditoriali, holding e investitori privati: la tassazione integrale dei dividendi derivanti da partecipazioni inferiori al 10%. Una misura che supererebbe il regime di parziale detassazione in vigore da oltre vent’anni e che ha rappresentato un punto di equilibrio per la pianificazione patrimoniale.
L’introduzione della soglia percentuale rischia di produrre effetti significativi: aumento del carico fiscale, minore efficienza per molte strutture partecipative e criticità per le polizze vita di ramo I, esposte a un effetto di “tripla tassazione”. L’assenza di un periodo transitorio, inoltre, crea incertezza su operazioni in corso e utili già maturati.
Nel dibattito emerge una possibile alternativa più coerente con gli investimenti di lungo periodo: sostituire la soglia del 10% con un periodo minimo di detenzione delle partecipazioni, così da distinguere interventi speculativi da investimenti stabili.
In una fase in cui il Paese punta ad attrarre capitali e rafforzare il tessuto imprenditoriale, prevedibilità e coerenza normativa diventano elementi essenziali.
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