
La vicenda di Nicolas Puech, discendente diretto del fondatore di Hermès, è destinata a diventare uno dei casi più emblematici del nostro tempo in materia di gestione patrimoniale, responsabilità fiduciaria e strumenti di protezione della ricchezza.
Puech, oggi ottantaduenne, era fino a poco tempo fa una delle persone più ricche del mondo: titolare di circa il 5,7–6% delle azioni Hermès, il suo patrimonio azionario valeva, secondo le stime attuali, tra i 12 e i 14 miliardi di euro.
Eppure, oggi sostiene di essere rimasto senza nulla, vittima di una gigantesca sottrazione patrimoniale consumatasi nel tempo quasi senza che egli se ne accorgesse.
Questa storia, oltre al fascino mediatico, pone interrogativi giuridici fondamentali.
Il ruolo del gestore: mandato o appropriazione?
Al centro della vicenda compare Éric Freymond, gestore patrimoniale svizzero e uomo di fiducia di Puech per oltre vent’anni.
Secondo la ricostruzione fornita dagli avvocati dell’erede, Freymond avrebbe progressivamente venduto l’intera partecipazione Hermès, utilizzandone i proventi per investimenti personali, acquisti d’arte e operazioni opache.
Freymond, dal canto suo, ha sempre sostenuto che Puech fosse perfettamente informato e consenziente, e che la gestione si svolgesse nell’ambito dei poteri conferiti.
La questione giuridica centrale diventa quindi: dove finisce l’amministrazione fiduciaria e dove inizia la frode?
La sentenza di Ginevra (luglio 2024): la “cecità volontaria” come barriera penale
Nel luglio 2024 la Corte di Giustizia di Ginevra ha respinto le accuse di frode mosse da Puech contro Freymond.
La motivazione è particolarmente significativa: i giudici hanno rilevato che Puech aveva volontariamente affidato al gestore il controllo pressoché totale, firmando documenti in bianco e rilasciando procure generali tali da consentire operazioni senza supervisione effettiva.
In sostanza, la Corte ha considerato che la mancanza di vigilanza del mandante abbia reso penalmente non configurabile una “cattiva gestione” nel senso richiesto dal diritto svizzero.
Il principio implicito è inquietante: la delega assoluta può trasformarsi in una zona grigia dove la frode diventa difficilmente perseguibile penalmente.
Il nodo tecnico delle azioni al portatore: patrimonio liquido come contante
Un ulteriore elemento cruciale riguarda la natura dei titoli detenuti da Puech.
A differenza della maggioranza della famiglia Hermès, che possedeva azioni nominative e registrate, Puech deteneva in larga parte azioni al portatore.
Si tratta di strumenti che, per loro struttura, appartengono non a un soggetto identificato, ma a chi materialmente ne dispone, rendendole trasferibili e liquidabili con estrema facilità.
Questa caratteristica, combinata con procure ampie, ha reso le partecipazioni:
a) facilmente vendibili,
b) difficilmente tracciabili,
c) oggi quasi impossibili da recuperare con certezza.
Non sorprende che Axel Dumas, presidente esecutivo di Hermès, abbia dichiarato pubblicamente di ritenere che Puech non sia più in possesso delle azioni da molti anni.
LVMH e l’ipotesi del grande trasferimento
La vicenda si intreccia, inoltre, con il tentativo storico di LVMH di acquisire Hermès attorno al 2010.
Secondo quanto emerso in sede giudiziaria, una parte significativa delle azioni di Puech sarebbe confluita proprio verso il gruppo di Bernard Arnault.
Puech ha negato di aver autorizzato tali vendite e ha avviato un’azione risarcitoria chiedendo circa 14 miliardi di euro: l’attuale valore di una partecipazione che, se mantenuta, sarebbe cresciuta di oltre il 200% in cinque anni.
Il caso definitivo sulla differenza tra delega bancaria e trust
Questa storia rappresenta un case study esemplare per ogni professionista del wealth planning.
Nel linguaggio giuridico, la differenza è netta:
– delega bancaria / procura generale
→ trasferisce potere operativo senza controllo strutturale;
– trust o asset governance ben costruita
→ trasferisce la proprietà sotto vincolo, con regole, scopo, accountability e soggetti terzi di vigilanza.
Qui, invece, il patrimonio è stato affidato a una fiducia personale assoluta, senza presidi.
Il risultato è paradossale: un patrimonio miliardario dissolto non con un atto violento, ma con una lenta evaporazione amministrativa.
Conclusione: il lusso della fiducia è il rischio più caro
La vicenda Puech-Freymond mostra in modo drammatico che la ricchezza, da sola, non protegge.
Anzi: un grande patrimonio senza governance adeguata può diventare un bersaglio perfetto.
In ultima analisi, questo caso insegna una lezione antica quanto il diritto stesso: la fiducia personale non è mai un sostituto delle regole.
Una Birkin può costare decine di migliaia di euro.
Una procura in bianco può costare quattordici miliardi.
Paolo Gaeta & Associati