Il trust filantropico: così le imprese familiari progettano l’impatto sociale

1. La filantropia come componente della governance

Nel 2025 la filantropia non è più soltanto un gesto morale, ma può inserirsi nell’ambito della governance patrimoniale dell’impresa di famiglia. Un numero crescente di famiglie imprenditoriali adotta strumenti di pianificazione strutturata– trust, vincoli di destinazione, fondazioni filantropiche – per integrare la responsabilità sociale nella gestione e nella trasmissione del proprio patrimonio.

Si tratta di una solidarietà organizzata, che unisce wealth planning, continuità d’impresa e impatto sociale. Il caso dell’impresa automobilistica italiana Dallara dimostra in modo esemplare come un veicolo giuridico di matrice anglosassone
possa trasformarsi in un’infrastruttura di sostenibilità aziendale, capace di coniugare tutela patrimoniale e finalità collettive.

2. Il trust come strumento di filantropia patrimoniale

Tradizionalmente considerato un meccanismo di protezione o di passaggio generazionale, il trust si presta oggi a un utilizzo più ampio, come strumento capace di integrare continuità economica e finalità sociali. La sua architettura giuridica – che assicura separazione patrimoniale, gestione fiduciaria e vincolo di destinazione – consente di destinare parte dei frutti dell’attività d’impresa a progetti filantropici, senza compromettere la stabilità della struttura produttiva.

Si tratta di un trust che possiamo definire filantropico, un modello che permette di collocare i beni produttivi in una “cassaforte” dedicata e, al contempo, di redistribuire i proventi alla collettività tramite una fondazione o un ente del Terzo Settore.

La riforma del Terzo Settore e l’articolo 37 del D.Lgs. 117/2017, introducendo la figura degli enti filantropici riconosciuti, diviene espressione di una convergenza fra diritto patrimoniale e diritto sociale: per l’attuazione degli scopi filantropici esiste ora un istituto giuridico apposito.

3. Il nodo RUNTS e la via integrata fondazione–trust

Ai sensi dell’art. 22 del CTS, la fondazione filantropica e gli enti che assumeranno la qualifica di ente del Terzo settore (ETS) acquistano la personalità giuridica contestualmente all’iscrizione nel RUNTS.

Allo stato attuale, il trust non può essere iscritto al RUNTS, poiché non ha la qualifica di “ente” nel senso civilistico, essendo considerato un insieme di beni e rapporti e non un soggetto giuridico con personalità propria.

Ciò comporta che le donazioni o i versamenti diretti a un trust non danno diritto a deduzioni o detrazioni fiscali ai sensi dell’art. 83 del Codice del Terzo Settore.

Una soluzione intermedia potrebbe però combinare trust e Terzo Settore se la fondazione filantropica istituisce un trust di scopo, di cui può essere trustee o beneficiaria, per gestire patrimoni destinati a progetti specifici. Questo modello unisce i vantaggi fiscali del Terzo Settore alla flessibilità operativa del diritto dei trust e consente di superare i rispettivi limiti, combinandone gli elementi di forza.

Il trust garantisce la piena separazione patrimoniale e un quadro normativo certo, capace di assicurare la tutela dei beni destinati e la trasparenza della loro gestione. La fondazione, dal canto suo, aggiunge la dimensione organizzativa: una struttura stabile, con organi di governo e competenze gestionali, in grado di perseguire concretamente lo scopo individuato dal disponente.

Insieme, i due strumenti danno vita a una filantropia strutturata, in cui la visione del fondatore si traduce in un meccanismo operativo efficiente e controllabile. Il trust, attraverso la fondazione–trustee, diventa così non solo un presidio di protezione patrimoniale, ma anche un veicolo di gestione attiva dell’impatto sociale, capace di assicurare continuità alle finalità filantropiche nel tempo.

4. Il caso Dallara: un trust per il futuro e per la comunità

Questo modello vive in Italia attraverso un esempio emblematico che dimostra il successo di questa integrazione: quello della Dallara Automobili S.p.A.,
fondata nel 1972 dall’ingegnere Giampaolo Dallara a Varano de’ Melegari, nel cuore della Motor Valley emiliana. Un’azienda innovativa e punto di riferimento
globale del settore.

Nel gennaio 2022, in occasione dei cinquant’anni dell’azienda, l’ingegnere Gianpaolo Dallara e la figlia Angelica hanno istituito il D. Trust, un trust familiare concepito per garantire la continuità industriale e consolidare il legame con il territorio.

Il trust detiene l’80% della holding familiare Partecipazioni Dallara S.p.A., mentre la quota residua è distribuita a manager chiave, a testimonianza di una governance partecipativa.

La gestione fiduciaria è affidata a Cordusio Fiduciaria S.p.A. ed è affiancata da un Ufficio del Guardiano composto da tre membri indipendenti, incaricati di vigilare sull’operato del trustee e sulla conformità alle volontà dei disponenti. Una struttura di controllo ispirata ai migliori standard internazionali di
compliance fiduciaria.

5. Una filantropia integrata nella governance

L’atto istitutivo del D.Trust prevede che il 50% degli utili generati e destinati al trust venga devoluto alla Fondazione Caterina Dallara, intitolata alla memoria dell’altra figlia del fondatore.

Costituita nel 2021, la Fondazione opera in quattro ambiti principali: educazione e formazione, inclusione e sostegno alla comunità locale e rigenerazione territoriale.

Il risultato è una filantropia integrata alla governance aziendale: non beneficenza esterna, ma parte integrante della struttura decisionale. Ogni euro destinato alla
Fondazione genera valore reputazionale, coesione interna e legittimazione sociale.

Nel linguaggio della sostenibilità, Dallara ha reso tangibili i valori ESG, trasformando la dimensione sociale in una componente patrimoniale stabile. Il patrimonio, nel contesto contemporaneo, non è più solo un bene da conservare ma una risorsa da orientare, capace di trasformarsi in politica di impatto.

In questa prospettiva, il confine tra donatore e imprenditore perde il tradizionale significato: entrambi operano per garantire continuità, trasparenza e responsabilità sociale.

 

Chiara Pascale                                                                                                                              Paolo Gaeta & Associati

 

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