
Per le imprese del Mezzogiorno il 2026 rappresenta un altro anno di particolare interesse sul fronte delle agevolazioni fiscali. Il credito d’imposta ZES Unica entra infatti in una nuova fase, con una dotazione finanziaria significativa, una platea di territori ammessi che si amplia e intensità di aiuto che, per le piccole imprese di alcune regioni, possono arrivare fino al 60% dell’investimento.
Si tratta di un’opportunità concreta, ma con regole precise e finestre temporali brevi.
Che cos’è la ZES Unica e a chi si rivolge
La Zona Economica Speciale Unica per il Mezzogiorno è il perimetro territoriale all’interno del quale le imprese possono accedere a un credito d’imposta sugli investimenti in beni strumentali nuovi, immobili e terreni destinati a strutture produttive.
Le regioni interessate sono otto:
- Abruzzo
- Basilicata
- Calabria
- Campania
- Molise
- Puglia
- Sicilia
- Sardegna
A partire dal 2026 si aggiungono inoltre Umbria e Marche, limitatamente alle aree mappate come ammissibili.
Possono beneficiare dell’agevolazione le imprese di qualsiasi dimensione, dalle micro alle grandi, che abbiano sede o intendano realizzare una nuova struttura produttiva nei territori indicati.
Restano esclusi alcuni settori specifici, tra cui siderurgia, settore carbonifero, lignite, trasporti e relative infrastrutture, produzione e distribuzione di energia, banda larga, credito, finanza e assicurazioni.
Le novità della finestra 2026-2028
Il quadro normativo prevede che siano agevolabili gli investimenti realizzati dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2028.
La dotazione complessiva è importante:
- 2,3 miliardi di euro per il 2026;
- 1 miliardo di euro per il 2027;
- 750 milioni di euro per il 2028.
Sono numeri che riflettono la centralità che il legislatore attribuisce a questo strumento all’interno della politica di coesione territoriale.
Le scadenze da non perdere
Per accedere al beneficio relativo al 2026, le imprese devono presentare all’Agenzia delle Entrate un’apposita comunicazione preventiva entro il 30 maggio 2026.
È una finestra breve, decorso il termine non sarà possibile prenotare il credito.
Alla comunicazione iniziale segue una comunicazione integrativa, da trasmettere tra il 3 e il 17 gennaio 2027, con cui l’impresa conferma gli investimenti effettivamente realizzati.
La soglia minima e i progetti ammissibili
Per accedere all’agevolazione il progetto deve avere un valore pari o superiore a 200.000 euro.
Il tetto massimo per progetto è invece pari a 100 milioni di euro di costi ammissibili.
Sono ammessi gli investimenti in:
- beni strumentali nuovi;
- immobili strumentali;
- terreni destinati a strutture produttive.
Va però tenuto presente che il valore di immobili e terreni non può superare il 50% del totale investito.
Esempio pratico: una piccola impresa campana che investe 500.000 euro in un nuovo capannone con macchinari potrebbe ottenere un credito d’imposta del 60%, pari a 300.000 euro.
È una percentuale che, nel panorama delle agevolazioni nazionali, non ha molti termini di paragone.
Quanto si recupera: le intensità di aiuto
Il valore percentuale del credito varia in funzione di tre elementi:
- la regione in cui si realizza l’investimento;
- la dimensione dell’impresa;
- l’eventuale collocazione in area di transizione giusta.
Si va da un minimo del 15% fino a un massimo del 70%, con le piccole imprese che godono delle intensità più elevate.
La Campania, in particolare, presenta uno dei profili più favorevoli per il segmento delle PMI.
Cumulabilità con altri aiuti
Il credito d’imposta ZES Unica è cumulabile con il regime de minimis e con altri aiuti di Stato, nei limiti delle intensità massime di aiuto previste dalla normativa europea.
Una corretta gestione del cumulo è uno degli aspetti tecnici più delicati e, allo stesso tempo, uno di quelli che possono incidere maggiormente sul beneficio finale.
Perché intervenire subito
La ZES Unica 2026 può rappresentare una leva importante per finanziare investimenti produttivi nel Mezzogiorno. Tuttavia, le scadenze ravvicinate e la necessità di verificare preventivamente requisiti, costi ammissibili e cumulabilità rendono indispensabile una valutazione tempestiva.
Emma Maresca
Paolo Gaeta & Associati