Donne e ricchezza: il ruolo della donna nel contesto attuale

a cura del dott. Paolo Gaeta

member of International Academy of Estate and Trust Law

 

Indice

1. Donne e ricchezza: il ruolo della donna nel contesto attuale

2. Donne e ricchezza: le nuove sfide da vincere

3. Donne e ricchezza: il wealth management si colora di rosa. Perché è importante pianificare?

 

1. Donne e ricchezza: il ruolo della donna nel contesto attuale

Negli ultimi decenni si è assistito ad una crescita importante della ricchezza globale; crescita che ha visto e che vede sempre più protagoniste le donne, le quali possono essere oramai definite generatrici e accumulatrici di ricchezza.

Maggiore è oggi, infatti, il numero di donne interessate a prendere il controllo e la gestione delle proprie finanze.

Secondo lo studio condotto da AIPB, in Italia le donne detengono il 10% della ricchezza privata totale, pari al 35% del risparmio gestito dal private banking.

Esse hanno una capacità di reddito maggiore, una capacità decisionale sempre più alta che nel tempo ne ha accresciuto il loro ruolo nella società.

Circa 60 mila sono le donne italiane di “alto profilo” tra professioniste, imprenditrici, dirigenti, dotate di una disponibilità finanziaria pari ad almeno € 250.000 e con una spiccata propensione a investire in progetti di medio-lungo termine.

L’arrivo del COVID-19 ha rappresentato una sfida per molte donne; nonostante l’alto tasso di disoccupazione, la tendenza femminile verso una maggiore precauzione e pianificazione le ha spinte a pensare di più alla propria situazione finanziaria, a voler aumentare il controllo sulle proprie finanze in vista di nuove sfide (sulla base di una ricerca della società americana Fidelity completata nel 2021, il numero di donne negli Stati Uniti che affermano di essere più interessate a investire è aumentato del 50% dall’inizio della pandemia).

Nonostante questa crescita e questi numeri, è stato, tuttavia, rilevato (rapporto UBS Own Your Worth 2022) che ancora oggi molte donne preferiscono prendere decisioni di lungo periodo con gli uomini. Ciò in quanto aumenterebbe la loro fiducia nel futuro e ridurrebbe i timori di fare le scelte giuste di investimento.

A livello globale pare che la maggior parte delle donne sposate lasci che sia il proprio coniuge a prendere decisioni finanziarie (probabilmente per ragioni storico-sociali) nonostante la sensibilità, le esigenze e la propensione alla pianificazione è dimostrato essere ben diversa tra uomini e donne.

Vi sono trend di cambiamenti in atto visto che la partecipazione alle decisioni finanziarie è aumentata anche tra le donne sposate: il 30% in più prende decisioni finanziarie e di investimento rispetto a cinque anni fa. Questo grazie ad una crescente educazione finanziaria che ha spinto le donne ad avvicinarsi sempre più al mondo del wealth management.

Ma come tradurre questo aumento di interesse in investimenti effettivi?
Come possono le donne trasformare questa volontà in azione?
Quali sono le sfide?

 

2. Donne e ricchezza: le nuove sfide da vincere

Innanzitutto, occorre partire da un dato di fatto. I dati analizzati poc’anzi nell’articolo precedente dimostrano come l’interesse delle donne verso gli investimenti e la pianificazione stia crescendo rispetto agli anni precedenti.

Nonostante ciò, le donne manifestano ancora una maggiore avversione al rischio e una maggiore sfiducia verso i mercati finanziari rispetto agli uomini (secondo un recente sondaggio svolto da Nutmeg, società di gestione degli investimenti finanziari con sede a Londra – rinvenibile in “Women and investing” di UBS del 28 febbraio 2022 – solo il 3% delle donne si sente a proprio agio nell’assumere rischi per ottenere un buon rendimento dall’investimento rispetto al 26% degli uomini).

Questa diffidenza è dovuta al fatto che le donne hanno una percezione del rischio diversa da quella degli uomini, la quale scaturisce prevalentemente dall’incertezza dei flussi di cassa (generata da interruzioni di carriera per la cura dei figli o dei genitori), dal fatto che esse sottovalutano la loro possibilità di guadagno, e soprattutto da uno scarso livello di alfabetizzazione finanziaria.

Ciò spiega perché le donne prediligono concentrarsi su orizzonti di investimento a breve termine o su investimenti con un rendimento più sicuro di quanto non facciano gli uomini (non a caso l’asset class preferita dalle donne è l’immobiliare, mentre quella degli uomini è rappresentata dall’azionario; questi ultimi, inoltre, sono più propensi delle donne a detenere criptovalute).

La fiducia e la propensione finanziaria sono, quindi, strettamente connesse alla percezione del rischio e alla sua tolleranza.

Ad una maggiore familiarità con il rischio corrisponde una ridotta percezione dello stesso. Quindi, una maggiore esperienza con gli investimenti dovrebbe ridurre l’avversione al rischio. Ne consegue che, fino a quando le donne non acquisiscano esperienza negli investimenti, continueranno sempre a percepire gli stessi come rischiosi o scoraggianti e saranno sempre esposte ai rischi di subire delle scelte viziate da elevati pregiudizi.

Il primo strumento per ridurre l’ostilità e la sfiducia delle donne verso il mondo finanziario, così da avvicinarle a “investimenti rischiosi”, e accrescerne la fiducia è costituito proprio da una buona educazione finanziaria.

E questa rappresenta una prima sfida da vincere; magari mediante un’attività di consulenza all’avanguardia in grado di
soddisfare le esigenze del mondo femminile che rispetti:

  • trasparenza;
  • fiducia;
  • dialogo continuo;
  • precisione sulla definizione degli obiettivi raggiungibili.

 

Le donne necessitano di maggiori certezze ex ante ed è per questo che più degli uomini preferiscono avere un’adeguata consulenza professionale (tratto dalla ricerca “Investor Sentiment Survey 2021” condotta da UBS e rinvenibile nello studio “Women and investing” di UBS del 28 febbraio 2022).

Quel che serve è garantire alle stesse una comprensione degli strumenti finanziari, spiegare come un prodotto possa essere funzionale per il raggiungimento dei propri obiettivi, svolgere un’adeguata due diligence e ricerca al fine di comprenderne caratteristiche e finalità delle operazioni.

Le donne riferiscono, infatti, di non essere soddisfatte delle soluzioni di gestione patrimoniale o dei consigli finanziari che vengono prospettati dai loro consulenti; affermano che gli uomini, il più delle volte, non sono in grado di capire le loro esigenze, fraintendono gli obiettivi e non forniscono una consulenza consona alle loro richieste.

Questo gap potrebbe costituire un’ottima chance per i gestori patrimoniali.

Il segmento del wealth management al femminile è in rapida crescita e presenta un’enorme opportunità di business da cogliere, oltra alle considerazioni etiche e ai chiari vantaggi che l’uguaglianza di genere porta alla società.

 

3. Donne e ricchezza: il wealth management si colora di rosa. Perché è importante pianificare?

Per la versione integrale dell’articolo esegui il login

Lascia un Commento