Fondazioni filantropiche: con la riforma del Terzo settore arriva il riconoscimento

Marzo 17, 2022

Fondazioni filantropiche: con la riforma del Terzo settore arriva il riconoscimento

a cura di: Paolo Gaeta e Gabriele Sepio

A ben, vedere, infatti, tali realtà già presenti e diffuse da anni nel panorama non profit, per la prima volta, trovano la loro collocazione sotto un unitario genus ovvero quello degli enti filantropici. Il Codice del Terzo settore (CTS), infatti, si propone di riordinare l’attuale quadro frammentario e di fornire per la prima volta una nozione quali enti filantropici, costituiti in forma di associazione o fondazione – non inquadrabili né tra le organizzazioni di volontariato (“OdV”) e associazioni di promozione sociale (“APS”), né tra le imprese sociali – che erogano denaro, beni o servizi a sostegno di categorie di persone svantaggiate o di attività di interesse generale (art. 37, comma 1, D.Lgs. 117/2017).

In questo modo, quindi, si arricchisce il panorama di un ulteriore strumento di pianificazione patrimoniale che può operare nell’ambito definito dall’art. 5 del CTS.

Una figura quella dell’ente filantropico che trova la sua collocazione nel Registro unico nazionale del Terzo settore (Runts) e che, grazie ad alcuni strumenti forniti dalla riforma, diventa uno strumento a cui è possibile accedere secondo procedure più snelle. Pensiamo, ad esempio, all’acquisizione della personalità giuridica che, a differenza delle fondazioni ordinarie, non è soggetta al potere regolatorio delle Prefetture con tempi non sempre prevedibili e livelli di capitali non definiti.

L’art. 22 del CTS consente infatti alla fondazione filantropica ed agli enti che assumeranno la qualifica di ente del Terzo settore (ETS) di acquisire la personalità giuridica contestualmente all’iscrizione nel Runts. In questo caso, l’interlocutore dei fondatori sarà il notaio – chiamato a procedere alla costituzione della fondazione filantropica anche in caso di volontà testamentaria – ed al quale, prima di richiedere l’iscrizione al Runts, spetterà verificare la sussistenza dei presupposti previsti dal Codice (cioè un’attività d’interesse generale), nonché patrimonio minimo (30 mila euro).

Un’opportunità questa che, tenuto conto dell’operatività del Runts, darà un nuovo impulso alla costituzione delle fondazioni come strumento idoneo all’attività non profit e rappresenterà una valida alternativa ad altre forme di destinazione patrimoniale per la pianificazione del patrimonio familiare con finalità non lucrative di pubblico interesse.

Non tutte le attuali fondazioni c.d. “di famiglia” potranno qualificarsi come enti filantropici.
Occorrerà in questo senso verificare se ed in che misura la fondazione si indentifica con lo svolgimento di un’attività di interesse generale in forma principale, ma anche che l’ente tragga le proprie risorse economiche da contributi pubblici/privati, donazioni e lasciti testamentari, rendite patrimoniali e attività di raccolta fondi.

Nel caso delle fondazioni di famiglia tali aspetti, dunque, se presenti, potranno consentire di guardare con interesse alla sezione enti filantropici. In questo scenario tale categoria di enti potrebbe costituire una valida alternativa anche per coloro che, fino ad oggi, si sono affidati ai trust Onlus e che per il futuro potranno scegliere la fondazione filantropica, anche per superare le difficoltà che il trust sembra avere nell’ottenere accesso al Runts, almeno fino a quando non ci sarà  un’interpretazione legislativa o di prassi che lo consenta, visto che, ad oggi, non sembra possibile.