I beni in trust sono confiscabili?

Commento alla sentenza della Suprema Corte di Cassazione n.3360/23

I giudici della Suprema Corte hanno ritenuto non confiscabili le quote sociali di una s.r.l. conferite da due fratelli in un trust a favore delle loro rispettive mogli e figli.

I giudici ermellini hanno inoltre sentenziato che non è confiscabile l’immobile acquistato dal trustee con provvista fornita dalla s.r.l. facente parte dei beni in trust.

Quest le conclusioni cui i Giudici pervengono in caso di trust “effettivo”, intendendo per tale quello che presenta di determinati elementi indicatori quali la qualità in capo al Trustee di soggetto professionale di indubbia competenza tecnica, la sussistenza di un compenso al Trustee medesimo, e l’assenza di qualsiasi rapporto pregresso tra gli imputati ed il Trustee, i beni.

Tali elementi, inizialmente ritenuti “neutri ed inconferenti” dalla Procura della Repubblica, sono invece stati valorizzati dapprima dalla Corte di Appello competente e successivamente dalla Cassazione, che li ha ritenuti prioritari a discapito di altri, qualificati come meri “elementi di sospetto”, come l’individuazione quali beneficiari del trust degli stretti congiunti dei disponenti, la previsione di una clausola che attribuisca al trustee la facoltà di versare reddito a vantaggio dei beneficiari ed il breve lasso temporale intercorso tra le prime misure interdittive disposte dal Tribunale e la costituzione del trust stesso.

Risulta chiaro dalla lettura della sentenza come queste conclusioni si basino su alcuni elementi fondamentali:

a) che si tratti di un trust che deve nascere con caratteristiche oggettive ben definite per essere tale e non simulato;

b) che le caratteristiche del trustee ed il suo comportamento sia fedele al suo ruolo, indipendente e volto a tutelare il solo interesse dei beneficiari. 

Seppur trust del genere presentino elementi “protettivi” da poterli far sembrare strumenti di difesa, esse sono più semplicemente l’espressione di un trasferimento reale a vantaggio di un trustee nell’interesse di un beneficiario, la cui tutela il sistema legale premia quando gli interessi selezionati sono legittimi e meritevoli.

L’autonomia proprietaria del trustee e la sua professionalità e specializzazione, risulta ancora una volta un elemento fondamentale in termini di segregazione dei patrimoni, garantendo il raggiungimento degli obiettivi voluti dal disponente. 

In questa sentenza appare chiaro che gli obiettivi di protezione e pianificazione sono ottenibili non solo quando l’atto costitutivo del trust è redatto in modo corretto e chiaro, ma che il cuore del trust è il trustee e da lui possono dipendere il destino degli interessi beneficiari più di quanto possa consentire l’atto in se.