Il futuro dei trust onlus: trasformazione in associazioni o fondazioni filantropiche?

a cura del dott. Paolo Gaeta

member of International Academy of Estate and Trust Law

 

Indice

I. Accesso al RUNTS: con la circolare n.9/2022 il Ministero fornisce chiarimenti in merito all’esclusione del TRUST.

   1. Cosa cambia con il codice del Terzo settore?

   2. Il trust non rientra nel novero degli enti che possono accedere al RUNTS. Vediamo perchè.

   3. Quali soluzioni si prospettano?

 

1. Cosa cambia con il codice del Terzo settore?

Il 23 novembre 2021è stato reso operativo il Registro unico nazionale del Terzo settore (RUNTS) (D.D. n.561 del 26.10.2021, ai sensi dell’articolo 30 del D.M. n.106 del 15 settembre 2020) in forza del quale gli enti di cui all’articolo 4 del CTS (Codice del terzo settore) che facciano richiesta di iscrizione acquistano personalità giuridica e la qualifica di ETS (1).

Si tratta di una procedura semplificata che trova la propria ragione nel “favor” del legislatore nei confronti degli ETS. La personalità giuridica, con l’effetto dell’autonomia patrimoniale perfetta e della responsabilità giuridica limitata che tale iscrizione produce (articolo 22, ultimo comma) è strumentale ad un più agevole svolgimento delle attività di interesse generale dell’ente e al miglior perseguimento delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale.

Procedura semplificata rispetto a quella disciplinata tradizionale di cui al D.P.R. n. 361/2000. Nel procedimento di iscrizione ex art. 22 del CETS (e non anche quello disciplinato ex art 47 CTS), compete in via esclusiva al notaio, antecedentemente alla presentazione dell’istanza la verifica circa “la sussistenza delle condizioni previste dalla legge per la costituzione dell’ente, ed in particolare dalle disposizioni del … Codice con riferimento alla sua natura di ente del Terzo settore”.

Si evidenzia, infatti la necessità che il notaio verifichi che l’atto costitutivo e lo statuto siano conformi tanto alle disposizioni applicabili alla generalità degli ETS quanto a quelle recate dalla disciplina particolare applicabile alla specifica qualificazione che l’ente intende conseguire (ODV, APS, ecc.).

La selezione della sezione dove l’ente dovrà essere iscritto, effettuata dal notaio attraverso il sistema telematico, non è infatti un’operazione meramente meccanica, ma costituisce l’esito dello scrutinio condotto dal professionista, sotto la propria personale responsabilità, circa l’effettiva rispondenza degli assetti statutari alle previsioni recate dalle norme (2).

Spetta, inoltre, al notaio la verifica circa la sussistenza del patrimonio minimo. In relazione a tale aspetto, va evidenziato il differente regime giuridico introdotto dal CETS rispetto alla previsione contenuta nell’articolo 1, comma 3 del D.P.R. n. 361/2000. Infatti, mentre quest’ultima disposizione reca il concetto di “adeguatezza del patrimonio” rispetto scopo individuato nell’atto costitutivo/statuto (rimettendone la valutazione alla discrezionalità della P.A. competente), l’articolo 22 del Codice introduce il diverso concetto di “patrimonio minimo”, il cui livello di sufficienza è predefinito dal legislatore (15.000 euro per le associazioni; 30.000 euro per le fondazioni).

La verifica circa la sussistenza del patrimonio minimo deve basarsi sulla consistenza del patrimonio nella sua interezza e gli esiti di detta verifica risulteranno da una apposita attestazione espressa del notaio, che potrà essere parte integrante dell’atto depositato o consistere in un documento aggiuntivo, da allegare alla domanda di iscrizione.

 

2. Il trust non rientra nel novero degli enti che possono accedere al RUNTS. Vediamo perché.

L’articolo 1, comma 74 della legge n. 296/2006 (legge finanziaria 2007), con la quale è stato modificato l’articolo 73 del TUIR, ha attribuito al trust la soggettività tributaria.

In coerenza con la disciplina recata dall’articolo 10 del d.lgs. n. 460/1997 – per effetto della quale l’iscrizione nell’anagrafe delle ONLUS comporta l’acquisizione di un’autonoma e distinta qualifica avente rilevanza fiscale che si traduce nella fruibilità di un regime tributario di favore – l’Agenzia delle entrate(3) aveva ammesso l’iscrivibilità del trust all’anagrafe medesima sulla base della sopra ricordata soggettività passiva ai fini tributari e della conformità alle condizioni richieste dal citato articolo 10 del d.lgs. n. 460/1997.

L’attribuzione della soggettività fiscale non rileva ai fini della conformazione della soggettività giuridica. Come ha più volte affermato la Corte di legittimità(4), il trust non è un soggetto giuridico, ma un insieme di beni e rapporti con effetto di segregazione patrimoniale.

L’affermata inesistenza della soggettività giuridica del trust, ovvero la non configurabilità di esso come ente, ne preclude la possibilità di essere ricompreso all’interno del Terzo settore, tra gli enti individuabili ai sensi dell’articolo 4 comma 1, del CTS, difettando uno della fattispecie “ETS” disciplinata in detta disposizione.

La conseguenza è che se un trust nato come onlus deciderà di mantenere la struttura del trust, non potrà più svolgere l’attività per cui era stato creato in origine. Questo perché “chi effettua erogazioni a favore di onlus, ha diritto a deduzioni fiscali e, in caso di cessazione della onlus, le somme ricevute devono essere assegnate a un’organizzazione similare, iscritta al Runts”(5).

Non è chiaro se questa esclusione sia stata voluta, ma, secondo la mia opinione, è certo che rappresenta un ‘contro’ per il terzo settore, perché nessuno farà un trust caritatevole sapendo che perderà le agevolazioni fiscali; la norma, però, prevede un travaso delle onlus negli ETS e questo dovrebbe salvare i trust che sono già onlus. Certo è che nel RUNTS non potranno entrare trust che non siano oggi già onlus(6).

 

3. Quali soluzioni si prospettano per i trust onlus?

Si potrebbe valutare la trasformazione del trust onlus in fondazioni filantropiche, sull’esempio di quanto fatto dal trust onlus in memoria di Pino Daniele.

Tale trasformazione eviterebbe che alla scadenza del termine previsto per il 2023 gli attuali trust onlus, non potendosi iscrivere nel RUNTS, perdano la qualifica di onlus e si vedano costretti a devolvere l’intero patrimonio ad altri enti iscritti nel RUNTS.

 

Per approfondimenti o informazioni contattaci per email a: info@studiogaeta.com.

 

Dott. Paolo Gaeta

Member of International Academy of Estate and Trust Law 

 

 

 

 

 

 

 

 


(1) L’operatività del Runts, avvenuta in data 23 novembre 2021, ha esplicato effetti anche per le Onlus: a partire dal 22 novembre 2021 non è infatti più possibile presentare domanda di iscrizione all’Anagrafe unica.

(2) Ad esempio, che le regolazioni organizzative contenute nello statuto di un ente che intende ottenere la qualificazione specifica – di ODV, di APS, di Ente filantropico costituito in forma associativa o la qualificazione di “semplice” associazione del Terzo settore – siano conformi alle previsioni codicistiche.

Si pensi in particolare a quelle riguardanti le modalità di costituzione, i compiti e il funzionamento degli organi sociali, i requisiti di accesso, le caratteristiche di democraticità, di uguaglianza tra gli associati, l’elettività delle cariche sociali, i diritti e i doveri degli associati, le garanzie nei confronti di questi ultimi, la corretta individuazione statutaria delle attività di interesse generale che l’ente potrà svolgere, la determinatezza dell’oggetto sociale. Tali aspetti sono particolarmente rilevanti in quanto differenziano un ETS da un qualunque ente del libro I del Codice civile che si proponga di acquisire la personalità giuridica, secondo la via tradizionale di cui al D.P.R. n. 361/2000.

(3) Con la circolare n. 38/E del 1° agosto 2011.

(4) ex multis, Cass. civ, Sez. V, ordinanza n. 3986/2021.

(5) In tal senso si è espresso Stefano Loconte, fondatore managing partner di Loconte&Partners e professore di diritto tributario e diritto dei trust.

(6) Commento di Paolo Gaeta, dottore commercialista, membro della International Academy of Trust and Estate Law, rinvenibile in “Che ne sarà dei trust onlus dopo la scure ministeriale: parola agli esperti” al sito www.citywire.it

 

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