Il trust autodichiarato: caratteristiche, vantaggi e limiti

Il trust autodichiarato: caratteristiche, vantaggi e limiti

a cura del dott. Paolo Gaeta

member of International Academy of Estate and Trust Law

 

Se ne parla tanto, ma con precisione cosa è il trust autodichiarato? E’ denominato autodichiarato quel trust in cui il soggetto che lo istituisce, il Disponente, sceglie di essere il Trustee.

Questo significa che il proprietario dei beni in trust resta proprietario, come Trustee, a vantaggio dei Beneficiari del trust. Ad esempio, un padre proprietario di una casa nella quale vive con la propria famiglia, può decidere di istituire un trust e nominarsi Trustee di quella casa a vantaggio dei propri figli.

Per aiutarci a capire ancor meglio il funzionamento del trust autodichiarato è utile dapprima conoscere i soggetti che tipicamente ruotano attorno all’istituto del trust.

Nella figura più ricorrente del trust i soggetti che hanno un ruolo fondamentale sono essenzialmente tre:

1) il Disponente (colui che scrive l’atto programmatico di trust);
2) il Trustee (colui che gestisce i beni che il Disponente vuole mettere in trust);
3) i Beneficiari (colui o coloro che sono destinati a godere dei beni in trust fino a quando non ne diverranno a loro volta pieni proprietari.

Il Disponente è colui che crea il programma di trust e decide quali sono i beni che devono essere costituire il “fondo in trust”; egli per realizzare il programma affida i beni a un secondo soggetto, il Trustee.
Il Trustee nonostante sia il titolare/gestore di beni in trust, non ne potrà godere perché questo diritto è riservato ai soli Beneficiari, coloro che vengono identificati tali nell’atto istitutivo di trust dal Disponente oppure che quest’ultimo si riserva di individuare in un secondo momento.
Il trust autodichiarato si caratterizza per la coincidenza tra la figura del Disponente e quella di Trustee.

Il fatto che il Disponente può decidere di rinunciare alla piena proprietà di un bene per obbligarsi nei confronti dei Beneficiari consente di istituire un trust senza alcun trasferimento di ricchezza in capo ad un altro soggetto diverso dal Disponente.
Qual è allora il vantaggio di creare un trust senza trasferimento di ricchezza e senza che (apparentemente) si verifichi alcun cambiamento della proprietà?
Il trust autodichiarato, come qualsiasi trust, crea segregazione patrimoniale a favore delle esigenze presenti e future dei Beneficiari; i beni, cioè, vengono separati dal resto del patrimonio con l’obiettivo di garantire loro protezione nell’interesse dei Beneficiari.

Ne consegue che:

  • in caso di morte del Disponente, il fondo in trust non entra a far parte del patrimonio ereditario da dividere fra successori testamentari e/o legittimi, non saranno oggetto di dichiarazione di successione;
  • i beni sono protetti anche dall’aggressione da parte dei creditori al fine di dare vantaggio agli interessi legittimi e meritevoli dei Beneficiari;
  • il Disponente/Trustee può gestire al meglio dell’interesse dei Beneficiari che godono della protezione del patrimonio offerta dall’istituto, senza affidarsi, almeno fino a quando non decida di dimettersi, a un soggetto terzo;
  • gli interessi e le prerogative dei Beneficiari possono essere meglio tutelati dal fatto che il trust istituito a loro vantaggio è gestito direttamente da colui che ha
    desiderato tutelarli.

Quindi a ben vedere il trust autodichiarato ha tutte le caratteristiche di un trust “normale” a tre soggetti, con la peculiarità che il primo gestore dei beni in trust è colui lo ha creato.

Casi applicativi

Il caso più frequenti di trust autodichiarato che vediamo durante la nostra professione è quello del padre o della madre che istituisce in trust l’immobile, redditi finanziari e polizze vita di cui è titolare nominandosi trustee a vantaggio dei propri figli minori.
Interesse per questo tipo di trust è riposto anche dai familiari di soggetti svantaggiati o disabili (ricordiamo la legge 112/2016 “Dopo di Noi” che prevede l’utilizzo del trust a favore di soggetti gravemente disabili).
Il genitore del disabile grave può istituire un trust autodichiarato continuando a gestire i beni nel modo che egli ritiene più opportuno nell’interesse del figlio/i
beneficiari, proteggendo i beni dalle sue vicende personali ma con la possibilità di proiettare tale gestione anche nel futuro. D’altronde chi potrebbe essere più idoneo a gestire un trust per un disabile se non i suoi genitori?
Le motivazioni che possono spingere verso questa forma di trust sono le più disparate e legate al desiderio di tutelare soggetti minori, deboli oppure soggetti
perfettamente sani e coscienziosi, ma ai quali non si desidera in quel momento donare i beni.
Il trust a tutela del figlio prodigo oppure in luogo della dote sono altri casi ricorrenti. Pensiamo al favore che può cogliere il trust per un genitore che non abbia piena
fiducia nel nuovo compagno/a della figlio/a e intenda evitare che l’immobile di famiglia a lui/lei destinato venga donato potendo poi essere oggetto di future dispute.

Da dove scaturisce la maggiore protezione?

Dal fatto che, pur essendo questi beni nella disponibilità del disponente/trustee, quest’ultimo deve gestirli secondo quanto fissato nell’atto costitutivo del trust. Egli deve essere fedele alle volontà che ha indicato nell’atto di trust

Il trust autodichiarato è lecito?

In Italia sono diverse le pronunce dei giudici, anche della Corte di Cassazione, che hanno riconosciuto il trust autodichiarato.
Come non mancano sentenze della stessa Corte che censurano l’uso distorto del trust, quello creato per il solo desiderio di sottrarsi al pagamento dei propri debiti. In questi casi è ben dimostrato che il trust oltre ad essere inutile è anche dannoso.

Vantaggi fiscali del trust autodichiarato

Ai fini delle imposte indirette (ipocatastali, di successione e donazione) il “trust autodichiarato discrezionale familiare” non rileva. Non vi è pagamento d’imposta al momento della sua istituzione, ma solo al termine del trust quando il Trustee trasferirà i beni ai Beneficiari in piena proprietà.
Ai fini delle imposte dirette, il “trust autodichiarato discrezionale familiare” non comporta l’insorgere di alcun reddito da pagare per i beni trasferiti in trust al momento della sua istituzione ed al momento in cui i beni sono trasferiti ai Beneficiari.
Durante la vita del trust i redditi saranno tassati con imposta Ires con aliquota del 24%.

Cosa fare se interessati?

Per ottenere maggiori informazioni sul trust autodichiarato e i relativi vantaggi fiscali puoi contattarci scrivendoci a info@studiogaeta.com oppure attraverso il modulo di contatto del nostro sito che trovi qui:

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Dott. Paolo Gaeta
Member of International Academy of Estate and Trust Law.