Il Trust familiare

 

L’istituto
del trust si sostanzia in un rapporto giuridico fiduciario mediante il quale un
soggetto definito “disponente” (o settlor) – con negozio unilaterale, cui
generalmente seguono uno o più atti dispositivi – trasferisce (affidandone la
proprietà) ad un altro soggetto, definito “trustee”, beni (di qualsiasi
natura), affinché quest’ultimo li gestisca e li amministri, coerentemente con
quanto previsto dall’atto istitutivo del trust per il raggiungimento delle
finalità individuate dal disponente medesimo.

Tale
schema assume la veste di “trust familiare” quando il disponente affida i
propri averi (immobili, liquidità, etc.) nelle mani di un gestore (spesso una
società specializzata denominata trust company), affinché vengano da questi
investiti, amministrati, custoditi, protetti, in modo da poter fronteggiare eventuali
avversità o esigenze familiari che si presentano nel medio-lungo periodo.

Si
costituisce il trust al fine di contribuire alla sicurezza economica dei
propri cari
, per la cura materiale e spirituale degli stessi mediante
prestazioni atte a assicurare il mantenimento dell’attuale tenore di vita, per
l’assistenza medica e sanitaria, per esigenze di studio e per quelle connesse all’attività
lavorativa e imprenditoriale da ciascuno di essi.

Il
trust familiare può essere istituito da chiunque a vantaggio di qualsiasi tipo
di famiglia
. 

Questo
perché spesso si costituisce il trust quando i figli sono molto piccoli o
addirittura concepiti e quindi si vuole che i beneficiari acquisiscano prima
della scadenza del trust una competenza finanziaria sufficiente a una gestione
consapevole dei beni in trust che verranno loro attribuiti.

L’istituzione
del trust può essere spinta dalla necessità di garantirsi unitarietà di
patrimonio, protezione, ma anche per poter ricevere assistenza in caso di infermità,
inabilità, invalidità o vecchiaia, oppure per costruire una “rendita” che non
consenta di svolgere un’attività lavorativa da cui poter trarre dignitoso
sostentamento.

Altra
finalità può essere quella di garantire la necessità di fondi liquidi per il
mantenimento dei beneficiari e dei loro stretti congiunti in caso di avversità,
calamità, guerre, rivolte, epidemie, stato di vedovanza, separazione dal
coniuge o di morte prematura di uno o di entrambi in genitori e altri imprevisti
che a volte si presentano nella vita di ciascuno.

Il
trust protegge i beni, e le persone, dalle avversità.

Sul fronte dei figli si
possono presentare diverse situazioni in cui il trust familiare
riesce a dare risultati che non sono spesso raggiungibili utilizzando altri
istituti giuridici.

Si va dal trust costituito a favore
del minore, previsto nel caso di premorienza del genitore (magari affetto da
malattia incurabile) oppure, al contrario, a favore dei propri genitori anziani
se viventi.

Pensiamo a una coppia di anziani con
due figli, di cui uno debole, proprietari di una abitazione di proprietà e
disponibilità liquide. L’istituzione di un trust familiare consente di
custodire il patrimonio in trust,
magari lasciando ai coniugi il
diritto di usufrutto dell’immobile. A questo punto i coniugi anziani, in
qualità di disponenti, possono imporre al trustee l’erogazione di una somma
mensile necessaria sostenere il figlio debole, con l’ulteriore previsione che,
alla morte di entrambi i genitori, il trustee ha l’obbligo di
erogare a quest’ultimo figlio la sola legittima parte (cioè quella parte di
eredità minima obbligatoria per legge), depurata però di quanto già anticipato
in vita, proprio per evitare che quanto ricevuto possa essere dissipato in
breve tempo.

In tal modo, una volta soddisfatto
con la legittima parte anche l’altro figlio, restano a disposizione delle somme
residue con le quali poter ancora garantire un sostegno al figlio debole.

Altro caso piuttosto frequente è
quello di una coppia di anziani signori, con un figlio disabile, che
necessitano di un aiuto per gestire al meglio il loro patrimonio. Anche nel
caso in cui la famiglia disponga solo di un immobile e qualche risparmio, può
capitare che vi siano difficoltà nell’amministrarli, avendo così bisogno di
aiuto anche per le semplici incombenze.

Anche qui l’istituzione di un trust
familiare risulta essere la soluzione più idonea in quanto assicura una
corretta e controllata gestione dei beni a esclusivo beneficio del
figlio disabile e degli anziani genitori. Il vantaggio è duplice: (i) non
devono essere seguite procedure complesse in quanto il trust consente di
ovviare al macchinoso sistema dell’amministrazione di sostegno che richiede il
necessario intervento dell’autorità giudiziaria (ii) i coniugi non devono più
preoccuparsi delle commissioni che non sono più in grado di svolgere e sono
tranquilli per il “dopo di loro”
, quando il figlio disabile dovrà
affrontare la vita da solo.

Ma molte volte la finalità del trust
è solo quella di mantenere l’integrità del patrimonio familiare accumulato
grazie alla laboriosità, intraprendenza e parsimonia, evitando che esso sia
dissipato dalle generazioni future. Questo meccanismo di segregazione ricorre
in vista del passaggio generazionale di piccoli e grandi imprenditori
, i quali conferiscono in trust la
totalità o parte delle partecipazioni nella holding di famiglia affinché
vengano seguite tutte le indicazioni pensate per mantenere le aziende di
famiglia attive nel tempo.