Incentivi per il rientro in Italia di ricercatori e docenti residenti all’estero: quali sono i vantaggi?

a cura del dott. Paolo Gaeta
member of International Academy of Estate and Trust Law

Indice

Incentivi per il rientro in Italia di ricercatori e docenti residenti all’estero: quali sono i vantaggi?

1. Un sistema fiscale agevolato favorisce il rientro dei cervelli in Italia

2. Condizioni per usufruire dei vantaggi fiscali

3. Problematiche applicative e risoluzioni fornite dall’Agenzia delle Entrate

 

Un sistema fiscale agevolato favorisce il rientro dei cervelli in Italia

Il legislatore italiano, al fine di porre rimedio al c.d. fenomeno della “fuga dei cervelli” e di favorire lo sviluppo tecnologico e scientifico del Paese, ha riservato delle agevolazioni fiscali a tutti i docenti e ricercatori residenti all’estero che decidono di trasferire la propria residenza nel nostro Paese.
Ciò, non solo al fine di favorire il rimpatrio dei “cervelli made in Italy” ma anche per attrarre capitale umano nel nostro Paese[1] invogliando  ittadini stranieri a trasferirsi in Italia per lavoro.
Il fondamento normativo è rinvenibile nell’articolo 44 del d. l. 31 maggio 2010, n. 78, convertito dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

La citata disposizione è stata più volte oggetto di modifiche normative[2], da ultimo col c.d. Decreto Crescita[3] il quale ha previsto una estensione della durata dei regimi di tassazione agevolata e che trova applicazione ai soggetti che abbiano trasferito la residenza fiscale in Italia[4] a decorrere dal periodo di imposta 2020.
Si legge, al primo comma dell’art 44, che “ai fini delle imposte sui redditi è escluso dalla formazione del reddito di lavoro dipendente o autonomo il novanta per cento degli emolumenti percepiti dai docenti e dai ricercatori che, in possesso di titolo di studio universitario o equiparato e non occasionalmente residenti all’estero, abbiano svolto documentata attività di ricerca o docenza all’estero presso centri di ricerca pubblici o privati o università per almeno due anni continuativi e che vengono a svolgere la loro attività in Italia, acquisendo conseguentemente la residenza fiscale nel territorio dello Stato”.

Condizioni per usufruire dei vantaggi fiscali

Si evince pertanto che docenti e ricercatori possono beneficiare della tassazione agevolata (consistente nella riduzione, fino al 90%, della base imponibile ai fini IRPEF) quando ricorrono le seguenti condizioni:
a) possesso di un titolo di studio universitario o equiparato;
b) essere stati non occasionalmente residenti all’estero;
c) aver svolto all’estero documentata attività di ricerca o docenza per almeno due anni continuativi, presso centri di ricerca pubblici o privati o università;
d) svolgere l’attività di docenza e ricerca in Italia;
e) acquisire la residenza fiscale nel territorio dello Stato.
In relazione al periodo di permanenza all’estero (b), la norma non specifica la durata; l’attività di docenza e ricerca non necessariamente deve essere stata svolta nei due anni immediatamente precedenti il rientro, essendo sufficiente che l’interessato, prima di rientrare in Italia, abbia svolto tali qualificate attività all’estero per un periodo minimo e ininterrotto di almeno ventiquattro mesi[5]. Per la docenza il periodo di ventiquattro mesi si ritiene compiuto se l’attività è stata svolta per due anni accademici continuativi[6].

Per quanto concerne la tipologia di attività svolta all’estero (c), per attività di ricerca si intende[7] l’attività destinata alla ricerca di base, alla ricerca industriale, di sviluppo sperimentale e a studi di fattibilità, svolta presso un organismo di ricerca mentre l’attività di docenza può essere individuata nella attività di insegnamento svolte presso istituzioni universitarie, pubbliche e private.
Condizione necessaria per l’applicazione dell’agevolazione in commento, tra le altre, è che il ricercatore acquisisca e mantenga la residenza in Italia (d ed e).
Per quanto riguarda il requisito della residenza fiscale nel territorio dello Stato, la norma precisa che la stessa si applica ai soggetti che trasferiscono la residenza in Italia ai sensi dell’articolo 2 del TUIR, il quale considera residenti in Italia le persone fisiche che, per la maggior parte del periodo d’imposta (183 giorni o 184 giorni in caso di anno bisestile), sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato la residenza o il domicilio ai sensi del codice civile[8].
Infatti, ai sensi del comma 3 dell’art. 44 menzionato[9], le disposizioni si applicano nel periodo d’imposta in cui il ricercatore diviene fiscalmente residente nel territorio dello Stato e nei cinque periodi d’imposta successivi sempre che permanga la residenza fiscale in Italia.

Con riferimento al regime fiscale di vantaggio previsto per i docenti e ricercatori di cui all’art. 44 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, il Decreto crescita è, quindi, intervenuto sulla durata del regime, estendendo da quattro a sei i periodi d’imposta complessivi per i quali il reddito da lavoro dipendente o autonomo prodotto in Italia da tali soggetti che trasferiscono la residenza fiscale in Italia a partire dal 2020, concorre alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 10%, nel rispetto della condizioni già previste all’art. 44 del D.L. n.78/2010.
Per completezza, si rammenta che il periodo di validità del regime fiscale agevolato, purché permanga la residenza fiscale in Italia, è ulteriormente incrementato nei seguenti casi:
· per i docenti e ricercatori con almeno un figlio minorenne o a carico la durata complessiva è di 8 anni;
· per i docenti e ricercatori che diventino proprietari di almeno un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia acquistata successivamente al trasferimento in Italia o nei 12 mesi precedenti al trasferimento la durata complessiva è di 8 anni;
· per i docenti e ricercatori con almeno due figli minorenni o a carico la durata complessiva è di 11 anni;
· per i docenti e ricercatori con almeno tre figli minorenni o a carico la durata complessiva è di 13 anni.

Problematiche applicative e risoluzioni fornite dall’Agenzia delle Entrate

Le richieste per poter usufruire dei vantaggi in esame hanno dato origine a dubbi applicativi, che sono stati risolti dalla Agenzia delle entrate in risposta ai diversi interpelli.
Vengono in rilievo le risposta n. 239 e 222 del 2022.

A)Risposta n.239-2022
L’istante chiedeva se, dal trasferimento in Italia nel 2022, potesse fruire nuovamente degli incentivi di cui al citato articolo 44 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 pur essendo in aspettativa senza assegni ed avendo usufruito della medesima agevolazione in altro periodo.
In merito a ciò l’Agenzia delle Entrate è intervenuta con risposta n. 239 formulando le seguenti precisazioni:
– della agevolazione ex art. 44 del d. l. 78/2010 possono usufruire anche i docenti che abbiano svolto all’estero ricerca avvalendosi di aspettativa non retribuita ex art. 7, comma 1, della l. 240/2010; questo a partire dall’anno di imposta di rientro in Italia, purché sussistano le altre condizioni suesposte.
Non costituisce causa ostativa alla fruizione del regime di favore la circostanza che l’attività di ricerca o docenza all’estero sia stata svolta avvalendosi di aspettativa senza assegni prevista dal citato articolo 7, comma 1, della legge n.240 del 2010. Tale ultima disposizione – che si riferisce alla mobilità sia dei professori che dei ricercatori universitari -stabilisce, in particolare, che «i professori e i ricercatori universitari possono, a domanda, essere collocati per un periodo massimo di cinque anni, anche consecutivi, in aspettativa senza assegni per lo svolgimento di attività presso soggetti e organismi, pubblici o privati, anche operanti in sede internazionale, i quali provvedono anche al relativo trattamento economico e previdenziale».

-È possibile avvalersi delle agevolazioni di cui al citato articolo 44, del decreto-legge n. 78 del 2010 se sussistono le altre condizioni richieste (a partire dall’anno di imposta di rientro in Italia). Secondo l’Agenzia, “non rileva, peraltro, la circostanza che l’Istante abbia già fruito del regime agevolativo in esame con riferimento agli anni tra il 2016 e il 2019, dopo essere rientrato da un quinquennio di lavoro in Australia, non essendovi preclusione in tal senso nella norma”.
La norma, infatti, non prevede preclusione[10] alcuna come avviene invece nel caso in cui il ricercatore/docente usufruisca degli incentivi di cui all’articolo 2 del decreto 26 maggio 2016 (G.U. 8 giugno 2016 n. 132) Qui si legge, infatti, che “la fruizione dei benefici di cui all’art. 16, comma 1, del d. lgs.14 settembre 2015, n. 147, è incompatibile con la contemporanea fruizione degli incentivi fiscali previsti dall’art. 44 del presente decreto-legge”. Il docente presso un’Università in Italia, che ha svolto all’estero l’attività di docenza e/o ricerca avvalendosi di aspettativa non retribuita, potrà avvalersi degli incentivi per il rientro in Italia di ricercatori residenti all’estero, sussistendo le altre condizioni richieste, a partire dall’anno di
imposta di rientro in Italia. Non rileva la circostanza che il docente abbia già fruito del medesimo regime agevolativo.

B)Risposta 222-2022
Con la risposta all’interpello n. 222 del 27 aprile 2022 l’Agenzia delle Entrate ha vagliato il caso di una ricercatrice con residenza fiscale all’estero dal 2012 che, ristabilitasi in Italia nel 2022, richiedeva il regime agevolato in quanto aveva svolto per svariati anni all’estero (in Svizzera e in
Francia) attività di ricerca e docenza. Al contempo ella segnalava che:

1. aveva svolto attività part time come dipendente, da remoto, per una azienda italiana;
2. le attività di ricerca e docenza non si erano svolte nei due anni immediatamente prima del rientro ma in un periodo ancora precedente.

L’Agenzia conferma che “nessuno dei rilievi evidenziati esclude la possibilità di accedere all’incentivo”. In particolare, osserva che “l’attività di lavoro dipendente part-time per la società italiana, essendo stata svolta dall’estero, ha prodotto redditi fuori dal territorio italiano, senza interferire con i requisiti richiesti”.
In relazione al p.to 2) la circolare n.17 del 2017 (Parte II, paragrafo 1.2) precisa che “per quanto concerne l’attività svolta all’estero […] l’attività di docenza e ricerca non necessariamente deve essere stata svolta nei due anni immediatamente precedenti il rientro, essendo sufficiente che l’interessato, prima di rientrare in Italia, abbia svolto tali qualificate attività all’estero per un periodo minimo e ininterrotto di almeno ventiquattro mesi”.

Conclusioni

L’attività prestata dall’estero per una società italiana non costituisce un impedimento per il godimento di benefici fiscali, in quanto il reddito si considera prodotto in territorio estero.
Parimenti non costituisce un ostacolo in tal senso l’aver prestato attività di ricerca nei due anni non immediatamente precedenti a quello in cui è avvenuto il trasferimento della residenza in Italia; è sufficiente che il servizio sia stato prestato ininterrottamente per due anni.

Se sei un soggetto residente all’estero o che abbia da poco trasferito la propria residenza in Italia e intendi godere dei benefici fiscali puoi contattarci scrivendo a info@studiogaeta.com oppure attraverso il modulo di contatto del nostro sito che trovi qui

modulo di contatto

Dott. Paolo Gaeta
Member of International Academy of Estate and Trust Law

 


 

[1] “La norma risponde alla duplice esigenza di porre rimedio al c.d. fenomeno della “fuga dei cervelli” e di favorire lo sviluppo tecnologico e scientifico del Paese. Pertanto, non si rivolge soltanto ai cittadini italiani o europei emigrati che intendano far ritorno in Italia ma interessa, in linea generale, tutti i residenti all’estero, sia italiani che stranieri, i quali per le loro particolari conoscenze possono favorire lo sviluppo della ricerca e la diffusione del sapere in Italia, trasferendovi il know how acquisito attraverso l’attività svolta all’estero (circolare n. 17/E del 2017)”.

[2] Operate dall’articolo 5 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, in vigore dal 1° maggio 2019, e convertito dalla legge 28 giugno 2019, n. 58.

[3] Si veda al riguardo comma 5 dell’articolo 5 del d. l. n. 34 del 2019.

[4] Ai sensi dell’articolo 2, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 “si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo d’imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del codice civile”.

[5] In tal senso risposta dell’Agenzia delle Entrate n. 222 del 27 aprile 2022 a interpello presentato dall’istante.

[6] Precisato con la circolare n. 17/E del 23 maggio 2017, Parte II, paragrafo 1.2.

[7] Precisato con la circolare n. 17/E del 23 maggio 2017, Parte II, paragrafo 1.2.

[8] L’Agenzia delle Entrate precisa che le condizioni appena indicate sono tra loro alternative; pertanto, la sussistenza anche di una sola di esse è sufficiente a far ritenere che un soggetto sia qualificato, ai fini fiscali, residente in Italia.

[9] «Le disposizioni (…) si applicano (…) nel periodo d’imposta in cui il ricercatore diviene fiscalmente residente nel territorio dello Stato e nei cinque periodi d’imposta successivi sempre che permanga la residenza fiscale in Italia».

[10] “[…] non rileva, peraltro, la circostanza che il docente abbia già fruito del regime agevolativo in esame con riferimento agli anni tra il 2016 e il 2019, dopo essere rientrato da un quinquennio di lavoro in Australia, non essendovi preclusione in tal senso nella norma”, AdE risoposta n. 239/2022.

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