La lunga gestazione della circolare sui trust commentata dagli esperti in esclusiva su Citywire

Articolo tratto dalla rivista Citywire Italia

a cura di Paolo Gaeta, dottore commercialista a Milano e membro della International Academy of Estate e Trust Law

“La novità più importante della circolare sui trust è che sia finalmente pubblicata dopo oltre un anno dalla bozza, dobbiamo augurarci che non ricapiti mai.

Questa attesa di oltre un anno, che preannunciava un completo cambio di orientamento, era diventata snervante per le famiglie e gli imprenditori decisi a pianificare il loro patrimonio e coloro che avevano già preso questa decisione importante per loro e l’economia italiana che soffre tanto il passaggio generazionale, sia esso di beni che di aziende.

L’Agenzia ha ora preso posizione e in materia di imposte (indirette) sulla trasmissione della ricchezza ha in parte consolidato quanto già preannunciato l’anno scorso adeguandosi, giocoforza e con estremo ritardo, all’orientamento della Cassazione di tassazione indiretta al termine del trust, ma cercando di divincolarsi da questa chiara posizione con una serie di casi “avversativi”, che aprono le porte a tanto ulteriore lavoro di contenzioso tributario.

Il tema delle imposte pagate al momento del trasferimento dei beni al trustee da alcuni contribuenti, in aderenza a quanto ha preteso l’Agenzia dal 2007, sarà al centro di ampie discussioni ed è fonte di incertezza.

L’Agenzia ammette che, se il contribuente si trovi in presenza dei presupposti di cui all’art. 60 del Tus, può chiedere il rimborso delle imposte pagate al momento del trasferimento al trustee (quindi l’imposta non è dovuta).

Se, invece, è oltre i termini consentiti per chiedere il rimborso potrà non pagare di nuovo al momento del trasferimento ai beneficiari, se i beni assegnati sono identici a quelli trasferiti dal disponete (quindi anche in questo caso l’imposta non è dovuta anche se i beni trasferiti al trustee hanno decuplicato il loro valore).

Qualora, infine, i beni non fossero identici, allora lo scenario cambia e al momento della assegnazione finale al beneficiario sarà dovuta l’imposta sulla differenza del maggior valore che il bene ha maturato da quando è entrato in trust. Quindi se trasferisco al trustee un immobile che poi il trust vende per fare altri investimenti, immobiliari, mobiliari o digital asset, il beneficiario dovrà pagare le imposte sul maggior valore. In questo caso le imposte si pagano in base alle scelte gestorie del trustee.

L’Agenzia poi cerca di creare spazio ad un diverso trattamento tributario per i trust di garanzia ed i trust liquidatori, con soluzioni impositive molto diverse che, in questo ultimo caso, coinvolgono anche l’imposta di registro.

La questione centrale è che l’Agenzia continua sulla strada di cercare soluzioni non analizzando le fattispecie impositive. La categoria “trust di garanzia” o “liquidatorio” non esiste, o meglio non è definita. Creare un trust ha sempre un contenuto protettivo, di garanzia o forse anche liquidatorio, magari in momenti di vita diversa dello stesso trust. Quindi si persegue l’approccio al trust con delle basi di astrazione che non aiutano. Dire trust, anche se liquidatorio o di garanzia, non definisce a sufficienza la fattispecie per decidere se deve applicarsi l’imposta di donazione o quella di registro.

Per quanto riguarda la tassazione del trasferimento della ricchezza in trust si definiscono positivamente dei casi, assecondando finalmente la ventennale giurisprudenza, e si creano delle interpretazioni nuove di casi molto interessanti, ma che necessitano di definizioni più accurate, aprendo a criteri di tassazione molto diversi di situazioni che di fatto sono molto sfumate. Ma in conclusione si rafforza l’idea che il trust è uno strumento eccezionale per gestire il patrimonio a condizione che sia applicato con grande lucidità e consapevolezza”.

 

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