Le Polizze di Assicurazione sulla Vita nel Panorama Giuridico Italiano

Nel contesto giuridico italiano, l’assicurazione sulla vita rappresenta uno strumento attraverso il quale un soggetto può garantire a un beneficiario un capitale o una rendita in caso di avverarsi di eventi legati alla vita dell’assicurato, dietro versamento di un premio ad una compagnia assicuratrice.

L’articolo 1920 del Codice Civile Italiano autorizza espressamente la sottoscrizione di polizze vita a favore di terzi. La designazione del beneficiario può essere eseguita all’atto della stipula del contratto, attraverso una dichiarazione successiva rivolta all’assicuratore o per testamento. Tale designazione attribuisce al beneficiario i diritti derivanti dal contratto di assicurazione.
Questo modello contrattuale offre numerosi benefici in termini di protezione e di trasferimento patrimoniale, riconosciuti e incentivati dal legislatore civile e fiscale per promuoverne l’adozione.

Assicurazione sulla Vita e Diritto Successorio – Prospettive Civilistiche
Nel campo del diritto successorio, è importante sottolineare che, solitamente, le somme corrisposte dal’assicuratore al beneficiario alla morte dell’assicurato non entrano a far parte dell’eredità e non si inseriscono nell’asse ereditario. Il diritto al beneficio economico stabilito dalla polizza è pertanto un diritto autonomo del beneficiario, che scaturisce direttamente dal contratto di assicurazione e non interagisce con i diritti successori.
Gli eredi dell’assicurato non hanno diritto di rivendicare la somma assicurata, a meno che non siano essi stessi i beneficiari designati. In tal caso, l’erede-beneficiario acquisisce un diritto distinto dai diritti ereditari.
Per questi motivi, le polizze vita sono comunemente impiegate nella pianificazione successoria, permettendo all’assicurato di destinare risorse in maniera confidenziale a beneficiari specifici dopo la propria morte.
Tuttavia, è cruciale considerare che, nonostante la regola generale sia quella di escludere l’assicurazione sulla vita dall’asse ereditario, la giurisprudenza ha delineato alcune condizioni in cui l’erede potrebbe legittimamente contestare la validità della polizza vita.
La Corte di Cassazione ha stabilito come sia essenziale identificare lo scopo pratico di un’assicurazione sulla vita a favore di terzi, poiché questa può soddisfare diverse finalità.
In particolare, se il beneficiario non ha diritto a sostegno economico da parte del contraente, la sottoscrizione di una polizza può essere intesa come un atto di liberalità. Di conseguenza, la designazione di un beneficiario che non possiede diritti nei confronti del contraente può essere considerata una donazione indiretta, suscettibile di contestazione e riduzione secondo gli articoli 554 e seguenti del c.c.

Privacy del Beneficiario e Diritti dell’Erede
Se un erede ritiene leso il proprio diritto di legittima e intende ripristinarlo, emerge la necessità di conoscere l’identità del beneficiario della polizza. Questo requisito si scontra potenzialmente con il diritto alla protezione dei dati personali del beneficiario.
A questo proposito, si è chiarito che gli eredi hanno il diritto di accedere ai dati personali del defunto. La questione del bilanciamento tra il diritto alla privacy del beneficiario e il diritto di accesso dell’erede è stata affrontata dalla giurisprudenza, che ha riconosciuto il diritto dell’erede di accedere ai dati pertinenti all’assicurazione sulla vita, compresi i dati personali del beneficiario, considerando lecito il trattamento dei dati se necessario per la tutela degli interessi legittimi dell’erede.
La Corte di Cassazione ha poi equiparato le assicurazioni sulla vita ad altri strumenti finanziari con finalità previdenziali e di pianificazione successoria. Secondo la Corte, non è richiesto il consenso dell’interessato quando il trattamento dei dati è necessario per far valere o difendere un diritto in giudizio. Dunque, l’interesse alla privacy del beneficiario deve cedere di fronte all’interesse legittimo dell’erede a difendere la propria quota di legittima.

In conclusione, la giurisprudenza più recente tende a riconoscere la prevalenza del diritto dell’erede legittimario alla difesa giudiziale della propria quota ereditaria rispetto al diritto alla riservatezza di beneficiari terzi.

Avv. Gianmarco Pelosi