L’importanza dei digital asset per i professionisti di oggi e di domani

Intervista di We Wealth al dott. Paolo Gaeta

I professionisti che desiderano acquisire una approfondita conoscenza teorica e pratica degli strumenti di pianificazione patrimoniale della ricchezza personale dal 24 novembre 2022 all’11 maggio 2023 avranno l’opportunità di iscriversi al MasterThe Wealth Planning Specialist”, interagendo online con docenti con pluriennale esperienza nazionale e internazionale, seguendo un approccio cross-funzionale.

I docenti del Master The Wealth Planning Specialist, infatti, tutti provenienti dal mondo accademico, delle professioni commerciali, legali e finanziarie, attraverso lezioni mirate, consentiranno ai partecipanti di acquisire le conoscenze necessarie per individuare e ottenere un efficiente assetto legale, tributario e finanziario alla ricchezza privata di soggetti che vivono oppure operano in Italia.

Tra i tanti incontri calendarizzati, sono previste lezioni specifiche sugli obblighi dichiarativi correlati al possesso di attività estere, sull’istituto del trust, sugli aspetti fiscali delle polizze assicurative, sul ruolo e le principali caratteristiche delle fiduciarie, sui family office e sui digital assets

Ebbene, per fare il punto su una delle tematiche più attuali, We Wealth ha chiesto al dott. Paolo Gaeta (membro del Comitato scientifico del Master insieme a Edoardo Ginevra e Marco Salvatore) di fare un approfondimento in materia di digital asset.

Dott. Gaeta, di cosa si parla quando ci si riferisce a digital asset?

Per digital asset intendiamo quel complesso eterogeneo di beni e rapporti giuridici che si definiscono digital perché connessi all’utilizzo di device tecnologici

Una definizione nata in ambito dottrinale, ma che in Italia ha trovato un riferimento normativo nel codice del consumo come modificato dal recepimento delle Direttive Europee del 2019 (la n.770 e n.771).

Qual è la portata di questo settore? Ha delle ricadute anche in ambito immobiliare?

Per renderci conto della portata di questo settore basti questo piccolo esempio: dal momento in cui inizierete a leggere questa frase nel mondo saranno state scattate circa 326.400 fotografie. La media calcolata è di circa 54.400 al secondo che sono circa 4,7 miliardi al giorno. Di questa infinità di foto circa il 92,5 percento è scattata con uno smartphone. 

Ma non è tutto. Il 90 percento della popolazione umana, di età pari o superiore a 6 anni sarà online e genererà dati entro la fine di questo decennio. 

Ebbene, è importante specificare che l’esigenza crescente di conservare tutti questi dati ha un impatto importante anche nel mondo immobiliare; infatti, alcuni fondi dei principali gestori di fondi immobiliari al mondo investono una quota vicino al 10% dei loro fondi per l’acquisto di Data Center (dedicando il restante 60 percento alla logistica e il restante in uffici). 

Può dirci qualcosa sull’impatto dei digital asset nel mondo della consulenza, anche fiscale?

Ad oggi i numeri sono così infinitamente grandi da rendere i diritti sui beni digitali con valore affettivo ed economico per un individuo o una collettività una massa complessa ed eterogenea. Questo fenomeno, ad alto contenuto economico e finanziario, sta modificando nel profondo la nostra società in ogni suo aspetto richiamando nuovi bisogni patrimoniali. Di tale esigenza devono tener conto i professionisti del wealth planning per rispondere alla richiesta crescente da parte dei loro clienti di protezione e pianificazione di questi diritti, che per alcuni gruppi di soggetti HNWI, pesano già oggi qualche punto percentuale del patrimonio (1/5 percento).  

La pianificazione e protezione di beni digitali si affiancherà sempre di più a quella dei diritti immobiliari, mobiliari e finanziari tradizionali, tuttavia necessiterà di nuove conoscenze, infrastrutture digitali e giuridiche.

Bisognerà imparare a gestire problematiche comuni, ma delicate come la tecnica giuridica da utilizzare per scambiarsi in sicurezza le credenziali di accesso ad un Wallet (come il mandato post mortem exequendum, il legato di password, l’affidamento al trustee), avendo attenzione ai profili di diritto successorio. Ma bisognerà analizzare anche nuovi aspetti fiscali generati delle fattispecie digitali con la difficoltà di dover colmare lacune normative di quegli Stati, come l’Italia, dove non è stata fatta una valutazione strategica di come qualificare e affrontare questi aspetti a livello legislativo e nemmeno di prassi.

Nel mondo tributario proprio in questi giorni si sente parlare di un prossimo condono fiscale per le criptovalute. Il che denota l’impreparazione dell’Erario nel dettare tempestivamente soluzioni ragionevoli e sistematiche per coloro che si sono trovati in questo ultimo decennio con l’aver trasferito somme all’estero per l’acquisto in exchange stranieri di cryptocurrency. La difficoltà di tassazione che hanno dovuto affrontare i contribuenti che hanno comprato questi asset è stata legata soprattutto alla eventuale compilazione del quadro per i beni all’estero della dichiarazione dei redditi RW e l’eventuale tassazione delle plusvalenze (o il trattamento delle minusvalenze) generate da questi asset ed il loro momento di emersione impositiva

Altro tema delicato è quello degli aspetti contrattuali dei servizi offerti in rete dalle piattaforme dati. In questo caso gli atti dispositivi di pianificazione patrimoniale possono trovare una limitazione nelle regole contrattuali dell’erogatore del servizio per le quali non basterebbe la disposizione inter vivos o mortis causa, ma è necessario superare un limite negoziale per la validità degli atti che interessa aspetti di diritto dei consumatori, legge applicabile e giurisdizione competente proprio perché sono contratti disposti unilateralmente da grandi società digitali per lo più localizzate all’estero e fuori la UE

Su questi aspetti la battaglia legale tra eredi di utilizzatori delle piattaforme digitali e le società che ne sono le proprietarie sta dando vita ad un contenzioso che è partito dagli Stati Uniti ed è arrivato anche in Europa ed in Italia, dove alcune soluzioni a favore degli eredi del defunto sono state trovate dal giudice grazie al fatto che i dati, di cui si contendevano la proprietà la società di clouding e gli eredi del defunto titolare dei contratti di servizio, avevano un contenuto personale (e pertanto rientranti per i giudici nell’ambito della norma sulla privacy di cui all’art. 2-terdecies D. Lgs. 196/2003). Ma, ad esempio, cosa sarebbe successo in questi contenziosi se i dati avessero avuto come oggetto la cartella cloud di un professionista dove sono conservati i suoi studi ed i modelli di atti di trust creati dopo una vita di lavoro laddove visto che questi a differenza delle fotografie dello smartphone non rappresentassero “dati personali” e non forse non è possibile concedere il diritto agli eredi di ottenere accesso con riferimento alla norma appena citata?

Qual è lo scenario che va delineandosi per i professionisti che operano nell’ambito del wealth planning? 

In questo scenario appare evidente che la scelta di come gestire i dati digitali sarà necessariamente da fare per tempo, essendo gli eredi o soggetti interessati esposti al rischio concreto di non poter rientrare in possesso del patrimonio digitale del defunto.

Il mondo del wealth planning avrà bisogno di tecnici giuridici ed informatici adeguatamente formati e che sappiano lavorare in squadra. Altrettanto rilevante sarà favorire le conoscenze e la consapevolezza dei titolari di digital asset su alcuni comportamenti elementari e fondamentali da seguire nella gestione dei propri beni digitali. 

Difatti se pensiamo alla facilità con la quale possiamo muovere il nostro set di dati preziosi da un server in Italia a un data center negli USA, dovremmo saper valutare le conseguenze che possono derivare dal semplice spostamento di un file dal nostro desktop alla cartella in cloud in caso si rendesse necessario per i miei eredi o colleghi accedere a quel file.

È urgente un’accelerazione nello studio delle regole normative ed operative che si applicano ai digital asset. Uno studio innovativo e cross-funzionale che  coinvolga oltre ai tradizionali esperti del wealth planning anche esperti di informatica e cybersecurity visto che i beni digitali per loro natura esistono in un ambiente ad alta complessità e volatilità, dove device e software cambiano ad una velocità impressionante.