L’inesistenza della quota di legittima nell’ambito del diritto internazionale: riflessioni sulla sentenza CEDU Jarre c France del 15.02.2024

Maggio 6, 2024

La recente sentenza della Corte europea per i diritti dell’uomo (Cedu), Jarre c. France del 15 febbraio 2024, pone in evidenza una questione significativa nel contesto della successione necessaria secondo l’ordinamento italiano. In Italia, la legge protegge determinati eredi cd. “necessari” – coniugi e discendenti, o, in loro assenza, ascendenti – garantendo loro una porzione obbligatoria dell’eredità del de cuius, nota come “quota di legittima“.

Questa protezione, tuttavia, non trova corrispondenza in molti ordinamenti sia all’interno che fuori dall’Unione Europea, dove la libertà testamentaria permette di destinare il patrimonio senza le restrizioni imposte dalla successione necessaria.

Secondo il regolamento UE 650/2012 del 4 luglio 2012, la Giurisdizione delle successioni transnazionali è regolata principalmente dal concetto di “residenza abituale” del defunto al momento della morte. Questo criterio si basa su un insieme di circostanze fattuali che stabiliscono il centro permanente o abituale degli interessi di una persona, offrendo così un’opportunità agli italiani che desiderano sottrarre il proprio patrimonio alle norme interne sulla successione necessaria, trasferendo la propria residenza in uno Stato che non prevede tali vincoli.

A mero scopo esemplificativo, negli USA la maggior parte degli Stati non impone una quota di legittima obbligatoria agli eredi, fatta eccezione per alcuni ordinamenti che proteggono il coniuge sopravvissuto da una completa diseredazione. In modo analogo, in UK non esiste una quota di legittima spettante di diritto agli eredi, dovendosi unicamente fare riferimento alla limitazione che consente ai familiari ed ai soggetti economicamente dipendenti dal de cuius di contestare un testamento se possono dimostrare di non aver ricevuto un adeguato sostentamento.

Il concetto di residenza abituale sopra menzionato è cruciale e si distingue per una certa complessità interpretativa: non è definito semplicemente dalla durata della permanenza in un dato luogo, ma dal carattere stabile e dalla centralità degli interessi personali e sociali del soggetto in questione. Ciò implica che un cittadino italiano, trasferendo con intento di stabilità la propria residenza in un altro paese, può legittimamente reclamare l’applicazione delle leggi successorie più favorevoli di quella nuova giurisdizione, evitando così le restrizioni imposte dalla legge italiana.

La sentenza CEDU menzionata in epigrafe e precedentemente in Marckx v. Belgium, ha dunque rilevato che non esiste un diritto generale e incondizionato a ereditare, stabilendo definitivamente che la quota di legittima non è un diritto protetto internazionalmente.

Tale orientamento apre -evidentemente- un vasto repertorio di scelta per i soggetti che cercano flessibilità nella pianificazione patrimoniale e successoria.

In tal senso, il trasferimento della residenza abituale emergerà presumibilmente come uno strumento strategico di sempre maggior utilizzo, consentendo di ottimizzare le possibilità offerte dalle diverse legislazioni sulla successione a livello internazionale.

È pertanto fondamentale la comprensione accurata delle normative interne e del diritto comparato al fine di poter sfruttare appieno le potenzialità offerte dal diritto internazionale.

avv. Gianmarco Pelosi

Lascia un Commento