Pianificare oggi per proteggersi domani: il caso “Arnault”

Intervista di We Wealth al dott. Paolo Gaeta

La pianificazione patrimoniale consente di proteggere la propria ricchezza ed è pensata per ridurre le ipotesi di rischi futuri

We Wealth ha intervistato Paolo Gaeta per fare il punto sulla vicenda Arnault

Il successo, certamente, si ottiene lavorando ogni giorno, impegnando le proprie risorse per superare nell’immediato gli ostacoli che, di volta in volta, si presentano sul proprio percorso.

Tuttavia, il mantenimento del successo si preserva solo guardando al di là dell’immediato: vale a dire, pianificando per tempo le strategie idonee a ridurre gli ostacoli e le incognite che potrebbero palesarsi in futuro.

Questa considerazione, come ci insegnano molte vicende (si pensi al caso Ferrari o al caso Del Vecchio, solo per citarne due), assume le forme di un principio chiave nell’ambito della gestione del patrimonio.

La pianificazione patrimoniale infatti consente di proteggere la propria ricchezza e di trasmetterla nel migliore dei modi possibili, in quanto, tra le altre cose, è pensata per ridurre nell’immediato le ipotesi di rischio future e così preparare le basi per far sì che le proprie volontà possano nel tempo continuare a essere rispettate.

Il wealth planning mediante una serie di tecniche “organizzative”, unitamente ad un sapiente ricorso a norme e istituti giuridici (ecco perché è rilevante la figura del consulente) garantisce la continuità generazionale e favorisce il passaggio di potere all’interno delle grandi imprese familiari.

Il caso Arnault e la società in accomandita

Bernard Arnault come noto è uno degli uomini più ricchi del mondo. Forse il più ricco, stando ad alcune stime che lo indicherebbero davanti anche ad Elon Musk. Il suo immenso patrimonio si aggirerebbe, infatti, intorno ai 170 miliardi di dollari. Ma il numero è variabile.

Tuttavia una fortuna così grande per essere gestita nel migliore dei modi possibili necessità di attenzioni continue. A tal riguardo, Arnault per proteggere il controllo del gruppo Lvmh (attraverso cui detiene le più famose maison del lusso) e consegnare questa fortuna ai suoi discendenti, ha di recente trasformato Agache, la holding di famiglia che possiede indirettamente Lvmh, in una società in accomandita semplice.

Questa strategia avrebbe permesso, nei fatti, di blindare le partecipazioni in Agache ai soli discendenti della famiglia. 

Per fare il punto su questa strategia, We Wealth ha intervistato Paolo Gaeta, dottore commercialista esperto in pianificazione patrimoniale.

Dott. Gaeta può dirci qualcosa in più dal punto di vista successorio e patrimoniale sul caso Arnault?

Bernard Arnault e la sua famiglia rappresentano un caso unico di ricchezza e organizzazione patrimoniale. Egli è anche uno dei più grandi collezionisti d’arte del mondo e partecipa a numerose iniziative filantropiche. Ma in questi mesi si parla di lui per diverse scelte imprenditoriali fatte per garantire unitarietà al suo patrimonio e una regolare trasmissione della ricchezza familiare ai suoi cinque figli. Può essere curioso sapere che oltre ad essere il principale proprietario dei più famosi marchi del lusso al mondo, il suo stesso nome è un brand. 

Lui ed i suoi figli hanno registrato i loro nomi, inutilizzabili da chiunque altro a scopo commerciale, in tutti i continenti fino ad almeno il 2032 per una lista infinita di prodotti, dalla carta igienica all’abbigliamento o gioielleria

La cosa più significativa è, però, che Arnault ha ormai segnato la traccia della sua successione imprenditoriale a favore dei figli blindando il controllo della holding LVMH.

Egli ha, infatti, stabilito che quando il più giovane dei suoi figli avrà compiuto il venticinquesimo anno di età, il 23 ottobre 2023, Arnault consegnerà definitivamente le chiavi della cassaforte di famiglia ai suoi figli. Questo accadrà quando egli avrà 74 anni.

Fino ad allora il succession plan prevede che in caso di morte le sue quote di partecipazione in LHVM, detenute attraverso la holding di famiglia di cui detiene circa l’80%, siano trasferite ad una fondazione di diritto belga il cui board dovrebbe occuparsi di traghettare il gruppo alla fatidica data del 23 ottobre 2023.

La scelta della fondazione è estremamente interessante dal punto di vista della pianificazione successoria proprio perché in questi mesi abbiamo visto come famiglie di imprenditori italiani, tra cui di recente Pietro Ferrari, abbiamo scelto invece lo strumento del trust per la pianificazione del patrimonio familiare

Continua la competizione tra trust e fondazione in questo campo. In effetti per gli imprenditori francesi la strada del trust è meno agevole rispetto ai colleghi italiani e quindi è più comune l’utilizzo della fondazione piuttosto che il trust. Ma aldilà dei limiti dati dei vari sistemi legislativi che possono favorire uno strumento piuttosto che un altro, dobbiamo riconoscere che a certe condizioni il trust e le fondazioni nel panorama internazionale si fanno una accanita concorrenza quali strumenti ideali per la pianificazione successoria

In Italia è certamente avanti il Trust. È proprio per questo che di recente si è discusso dell’opportunità di modificare per il futuro la convenzione dell’Aja sul riconoscimento dei trust sottoscritta nel 1985 ampliandola anche alle fondazioni; un passo molto utile per agevolare la diffusione della fondazione nel mondo. Una cosa di cui si sente davvero bisogno visto che le fondazioni sono una realtà molto importante soprattutto in alcuni Stati dell’Europa centrale e del Nord e che probabilmente anche in Italia possono ancora evolvere verso forme di segregazione e protezione del patrimonio estremamente efficienti.

Per quale ragione, nel caso di specie, è stato scelto di trasformare Agache (la holding di famiglia) nella forma di società in accomandita semplice?

È notizia di questi giorni questa decisione. La strada della accomandita è per alcuni noti imprenditori francesi e piemontesi, la scelta preferita per destinare un patrimonio di società.

La società Agache sarà gestita dalla nuova Agache C., mentre il patriarca Arnault ne sarà direttore Generale.  

La possibilità che nella società in accomandita esistano soci accomandanti, che possono godere dei risultati patrimoniali dell’impresa, e soci accomandatari, che possono essere anche società, a cui è demandata la gestione dell’impresa, rappresenta una soluzione consolidata e sempre molto interessante.

Quali sono le strategie che un’impresa familiare o a vocazione familiare dovrebbe seguire per proteggere nel tempo la propria ricchezza?

Esistono diverse strategie che un’azienda familiare o orientata alla famiglia può seguire per proteggere la propria ricchezza nel tempo:

 

  • stabilire strutture di governance chiare ed efficaci: ciò include la creazione di un consiglio di amministrazione o di consulenti per fornire supervisione e garantire che l’attività venga gestita in modo trasparente e responsabile.
  • sviluppare una visione e un piano a lungo termine: ciò include la definizione di obiettivi specifici e la definizione di una chiara tabella di marcia per raggiungerli. Questo può aiutare l’azienda ad adattarsi alle mutevoli condizioni del mercato e rimanere competitiva.
  • diversificare gli investimenti: piuttosto che mettere tutta la ricchezza della famiglia in un’attività o un bene, può essere utile diversificare gli investimenti per ripartire il rischio e ridurre l’impatto del fallimento di un investimento.
  • comunicare in modo efficace: è importante che i membri della famiglia comunichino apertamente e onestamente l’uno con l’altro in merito all’attività e alla propria salute finanziaria. Questo può aiutare a prevenire malintesi e garantire che tutti siano sulla stessa pagina.
  • piano per la successione: è importante per un’azienda familiare o orientata alla famiglia avere un piano in atto per chi rileverà l’attività quando gli attuali leader andranno in pensione o moriranno.  Ciò può contribuire a garantire una transizione graduale e preservare la stabilità a lungo termine dell’azienda.
  • considerare la filantropia: restituire alla comunità e sostenere cause in linea con i valori della famiglia può essere un modo per avere un impatto positivo e anche aiutare a proteggere la reputazione e l’eredità della famiglia.

 

Tutto questo fatto per tempo e con una grande attenzione ad uno strumento che può mettere insieme tutti questi obiettivi, il trust.


Paolo Gaeta, dottore Commercialista in Napoli e Milano