Scegliere Londra per la propria impresa: opportunità e vincoli

Gli imprenditori italiani sono spesso attratti dalla possibilità di fare impresa nel Regno Unito ed a Londra in particolare. Una città che ha sempre incoraggiato gli investimenti stranieri, con regole societarie e di tassazione pensate per chi vuole fare impresa. Insomma sembra che il Regno Unito abbia molte caratteristiche che l’imprenditore cerca per realizzare i suoi successi, ma è anche un sistema giuridico, fiscale e culturale molto diverso da quello italiano. Perciò, spesso, il successo di un business nel Regno Unito è  già determinato dalla una corretta impostazione tributaria e societaria adatta a startup, piccole e medie imprese italiane che vogliono svilupparsi in UK. Abbiamo così deciso di dedicare questo podcast della serie tax talks a questo tema:

 

“Scegliere Londra per la propria impresa: opportunità e vincoli.”  Ne parliamo con il dott. Mauro Mattei (mmattei@beadvisors.co.uk) partner dello studio di consulenza internazionale Beadvisor con sede a Londra e Milano. Il dott. Mattei ha una pluriennale esperienza nel progettare e accompagnare gli imprenditori italiani nel localizzarsi a Londra. 

Trascrizione:

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Gli imprenditori italiani sono spesso attratti dalla possibilità di fare impresa nel Regno Unito, a Londra in particolare, una città che ha sempre incoraggiato gli investimenti stranieri con regole societarie e di tassazione pensate per chi vuole fare impresa. Insomma, sembra che il Regno Unito abbia molte caratteristiche che l’imprenditore ricerca per realizzare i suoi successi, ma anche un sistema giuridico, fiscale e culturale molto diverso da quello italiano. Perciò, spesso il successo di un business nel Regno Unito è già determinato da una corretta impostazione tributaria e societaria adatta a start-up, piccole e medie imprese italiane che vogliono svilupparsi in UK. Abbiamo così deciso di dedicare questo podcast della serie Tax Talks a questo tema: “Scegliere Londra per la propria impresa. Opportunità e vincoli”. Ne parliamo con il dottore Mauro Mattei, partner dello studio di consulenza internazionale BeAdvisor con sede a Londra e Milano. Il dottor Mattei ha una pluriennale esperienza di progettare e accompagnare gli imprenditori italiani nel localizzarsi a Londra.

 

Domanda: Buongiorno dottor Mattei mi fa davvero piacere oggi avere l’opportunità di incontrarla. Grazie per partecipare al nostro podcast e iniziamo con una domanda che riguarda la situazione in generale nel Regno Unito post pandemia e anche alla luce della imminente Brexit, qual’è la situazione?

 

Risposta: Buongiorno, grazie a voi devo dire che la situazione vista da Londra, ha degli elementi di differenza rispetto a quella italiana sostanziali sia dal punto di vista della tenuta del sistema economico. Perché il governo inglese, sin dai primi giorni dello lockdown si è impegnato a tutto campo per supportare le imprese, i liberi professionisti, i dipendenti e quindi ha messo in campo una serie di misure legate alla cassa integrazione legati ai Grant, ai finanziamenti e alle imprese. Non ha trascurato i liberi professionisti e quindi la tenuta del sistema, avendo avuto un supporto immediato, erogazioni immediate. Parlo della cassa integrazione, a differenza di quello che è accaduto in Italia, diciamo che la tenuta generale del sistema si è percepita, nonostante evidentemente i valori del prodotto interno lordo siano andati calando, la notizia di ieri è che c’è stato già un rimbalzo del 8,7 in positivo del GDP, quindi del PIL locale per il mese di giugno. Quindi la tenuta economica, poi evidentemente si dovrà vedere cosa accadrà nei prossimi mesi. E devo sottolineare anche che c’è stata una tenuta, anche se vogliamo emotiva, psicologica del sistema, perché qui il lockdown è stato molto meno severo, controllato e militarizzato rispetto a quanto è accaduto in Italia. Quindi diciamo che l’umore generale ecco, insieme a quello economico, ha tenuto molto bene. 

 

Domanda: Faccio una domanda netta che spesso i clienti ci fanno: perché è efficiente fare impresa nel Regno Unito?

 

Risposta: E’ efficiente fare impresa nel Regno Unito per una quasi infinita serie di motivi, perchè è molto semplice costituire una società nel Regno Unito, nel senso che è un procedimento che con poco tempo è praticamente a nulla spesa per venire attivato. Quindi non c’è bisogno di un notaio per costituire una società nel Regno Unito, non c’ è bisogno di un capitale sociale neanche minimo nel Regno Unito per costituire una società e non c’è bisogno di un notaio neanche per il passaggio delle azioni di società nel Regno Unito. Quindi la costituzione di una società nel Regno Unito è molto, molto veloce, e anche la gestione di una società è molto snella, nel senso che a livello contabile è tutto molto più fluido e meno barocco rispetto all’Italia e a tutto quello che ne consegue. Quindi i rapporti con le Companies House, i rapporti con l’agenzia delle entrate locali, HMRC, sono estremamente efficienti. Se a questo si aggiunge che il cuneo fiscale per i dipendenti è straordinariamente più basso rispetto all’Italia, se a questo si aggiunge che la fiscalità delle imprese è molto efficiente in particolare qui la tassazione sulle imprese è pari al 19%. Ma la vera differenza, oltre al dato numerico di un’aliquota più bassa rispetto all’Italia, è quello della deducibilità dei costi che qui in UK non sconta tutte quelle limitazioni di vario tipo che invece in Italia esistono, quindi di fatto la tassazione generale è ancora più efficiente per chi fa impresa qui. Se a questo poi aggiungiamo che anche per le piccole e micro imprese, le startup, non c’ è bisogno di operare tramite una posizione Iva in UK fino al raggiungimento di una certa soglia di fatturato. Se a questo aggiungiamo e potrei andare avanti ma concludo con la parte vantaggiosa dell’essere in UK che non ci sono limiti per quanto riguarda la ricostruzione del capitale per perdite, per esempio, non esistono le società di comodo in UK, cioè una serie di elementi che fanno sì che fare presa in UK sia molto efficiente.

 

Domanda: In base alla Sua esperienza, ci può dire quali sono a fronte di queste esperienze positive, invece delle criticità che secondo Lei possono esistere e che devono essere ben analizzate da un imprenditore italiano che per la prima volta si affaccia all’impresa in UK?

 

Risposta: Sì, certamente bisogna sfatare il mito della società UK stand-alone utilizzata solamente per fini che non sono puramente di espansione e internazionalizzazione dell’impresa. La mia esperienza personale nonostante segua clienti in vari campi da quello delle eccellenze italiane, quindi design, food, moda, arte e quant’altro, la dinamica è sempre molto concreta tramite la quale gli imprenditori sbarcano in UK, quindi l’apertura dei loro prodotti, dei loro servizi al mercato il Regno Unito prima di tutto, l’apertura a altri mercati internazionali partendo dal Regno Unito, ma sempre avendo grande cura e grande attenzione di dotarsi di personale, direttori, supporti e una serie di elementi molto radicati nel Regno Unito per  fare business. 

 

Domanda: Proviamo in conclusione a fare un elenco dei vari step da seguire dal momento in cui l’imprenditore ha un’idea, cioè da quando l’imprenditore italiano ha l’idea di internazionalizzare per erogare i suoi servizi o vendere i suoi prodotti in Inghilterra, oppure anche in altre giurisdizioni e sta pensando dove localizzarsi nel momento in cui dovesse immaginare di trasferire la sua impresa oppure aprire una nuova impresa in UK, secondo Lei è possibile stabilire le cose da fare, i principali step strategici da seguire? Da dove si parte, da dove è corretto partire? Perché comunque ricordiamo che il Regno Unito ha un sistema legislativo molto diverso da quello italiano, quindi ci sono una serie di positività che però devono essere gestite bene da chi ha esperienza nel farlo.

 

Risposta: Esattamente. La cosa fondamentale per impostare un percorso di internazionalizzazione vero è quella di trovare supporto locale dal punto di vista operativo, fiscale, legale ed essere accompagnati nella maniera corretta nel perseguire questo percorso. Perché è vero che è un sistema efficiente, ma è un sistema basato su regole che devono essere rispettate in maniera ferrea e che costituiscono la spina dorsale dell’efficienza, nel senso che nessuno qui in Regno Unito si aspetta che esistendo una regola, questa venga violata. Quindi a qualsiasi tipo di flessibilità alla italiana, dell’interpretazione delle regole o comunque a passaggi, come dire laterali rispetto alle regole sono assolutamente sconsigliate. Ed è per questo che soprattutto riferirsi a chi ha un’esperienza di molti anni in Italia e soprattutto ha un esperienza di molti anni nel seguire imprenditori italiani nello sbarco in UK, che questo sia l’elemento fondamentale, anche perché queste regole ferree sono in realtà molto più semplici da seguire e quindi il ruolo di chi riesce a interpretare, secondo me, i bisogni dell’imprenditore italiano che arriva qui e si trova con un set di regole completamente diverse, è fondamentale. Per questo dico farsi accompagnare da chi ha esperienza nelle relazioni cross-border fra Italia e UK è fondamentale.

Ecco il primo passo. Grazie dottor Mattei, sono temi molto interessanti anche perché in queste fasi di disruption bisogna mantenere alto il focus sugli aspetti strategici di medio e lungo termine. Quindi mi sembra che questa proposizione di approccio all’internazionalizzazione possa essere molto interessante. Grazie davvero per averci dedicato il Suo tempo oggi.

 

Grazie a voi.

 

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Studio Paolo Gaeta, consulenza tributaria, societaria e patrimoniale in Milano e Napoli. Leader nella pianificazione e protezione patrimoniale e nell’uso del trust interno.

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