Tax Talks n.6 – Una importante agevolazione fiscale per neo-residenti”. Con l’avv. Nicola Saccardo di Maisto e Associati – Londra

Sono Paolo Gaeta e vi do il benvenuto al podcast della serie Tax Talks dello studio Paolo Gaeta. Questa settimana trattiamo un tema fiscale innovativo e interessante, tratteremo dello speciale regime agevolativo sui redditi prodotti all’estero realizzati da persone fisiche che trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia 

Ne parliamo con l’avv. Nicola Saccardo, Partner dello Studio Maisto e Associati con sede a Londra, Milano e Roma. Il dott. Saccardo è iscritto all’Ordine degli Avvocati e all’Ordine dei Dottori Commercialisti, membro dell’International Academy of Estate and Trust Law e membro della Society of Trust and Estate Practitioner 

Le sue aree di competenza includono la fiscalità dei trust, dei patrimoni e delle persone fisiche oltre che la pianificazione successoria e la fiscalità internazionale. 

È autore di numerose pubblicazioni su tematiche fiscali italiane ed è spesso relatore a seminari e conferenze internazionali.


Trascrizione:

Benvenuti nello spazio TaxsTalks dello Studio Paolo Gaeta, un’area dedicata a commenti, interviste ad esperti di diritto tributario per comprendere meglio insieme come funziona e in che direzione si muove il sistema fiscale italiano. Idee, riflessioni e confronti di valore. Collegatevi al sito www.studiogaeta.com per ascoltare i nostri podcast ed essere aggiornati sulle iniziative dello studio.

Sono Paolo Gaeta e vi do il benvenuto al podcast nella serie TaxTalks dello Studio Paolo Gaeta. Questa settimana trattiamo un tema fiscale innovativo e interessante. Tratteremo infatti dello speciale regime agevolativo sui redditi prodotti all’estero realizzati da persone fisiche che trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia. Ne parliamo con l’avvocato Nicola Saccardo, partner dello Studio Maisto e Associati con sede a Londra a Milano e Roma. Il Dottore Saccardo iscritto all’ordine degli avvocati e all’ordine dei dottori commercialisti, membro dell’International Academy of Estate and Trust Law e membro della Society of Trust and Estate Practitioner, le sue aree di competenza includono la fiscalità di trust dei patrimoni e delle persone fisiche, oltre che la pianificazione successoria e la fiscalità internazionale. È autore di numerose pubblicazioni su tematiche fiscali italiane ed è spesso relatore a seminari e conferenze internazionali.

Domanda: 

Sono molto contento di averla con noi Avvocato Saccardo, grazie per aver accettato il nostro invito. Ci vuole introdurre brevemente il regime sostitutivo per i non residenti di cui parliamo oggi e ci spiega un po’ come funziona?

Risposta:

Certamente Paolo, allora nel 2017 è stato introdotto in Italia un regime di imposta sostitutiva sui redditi e le plusvalenze prodotte all’estero fondato sull’applicazione di un’imposta sostitutiva annuale di centomila euro su tutti i redditi e le plusvalenze prodotte all’estero e questo regime offre come ulteriore vantaggio un’esenzione da imposte patrimoniali, in particolare Ivie e Ivafe sui beni situati all’estero, oltre che un’esenzione da imposta sulle successioni e donazioni, anche se applicabile ai beni situati all’estero. Quindi il regime ha la finalità di attrarre persone fisiche con patrimoni significativi in Italia, quindi che trasferiscono la loro residenza in Italia e subordinatamente alla condizione di essere stati non residenti per almeno nove dei cinque anni precedenti, queste persone hanno la possibilità di optare per questo regime speciale fondato appunto sull’applicazione dell’imposta fissa, su tutti i redditi plusvalenze prodotte all’estero e col beneficio ulteriore di un’esenzione su tutti i beni siti all’estero, da qualsiasi imposizione italiana, quindi sia da imposte patrimoniali che dalle imposte sulle successioni e donazioni. Il regime è applicabile per un periodo massimo di 15 anni, per il decorrere dei quali il soggetto se ancora residente in Italia diventa soggetto al regime fiscale ordinario e caratterizzato anche dalla possibilità di poter richiedere un interpello all’amministrazione finanziaria, chiarimenti sull’ammissibilità al regime e su come il regime si applica nelle circostanze specifiche del contribuente. Il cappello è opzionale, non obbligatorio.

Domanda:

Chiarissimo. In base alla tua esperienza Nicola, come è stato accolto a Londra questa opportunità agevolativa.

Risposta:

Il regime, diciamo, è stato accolto con grande interesse a Londra. La tempistica dell’introduzione di questo regime, direi che è stata perfetta. Perfetta per due ordini di motivi. Il regime è stato introdotto appunto a fine 2016, con effetto nel periodo d’imposta 2017 ed è stato introdotto in un periodo in cui le incertezze legate al Brexit hanno aumentato l’interesse per possibili trasferimenti di residenza dal Regno Unito in Italia, quindi anche in Europa, quindi anche in Italia. Inoltre, nel 2017 il regime tributario applicabile ai cosiddetti residenti non domiciliati nel Regno Unito, regime tributario di favore che prevede l’applicazione dell’imposta sui redditi prodotti al di fuori del Regno Unito solo se rimessi nel Regno Unito, quindi trasferiti, utilizzati nel Regno Unito. Questo regime nel 2017 è stato modificato, in particolare a partire dal 2017 non è più applicabile dopo 15 anni di residenza nel Regno Unito, quindi nel 2017 un numero significativo di soggetti residenti ma non domiciliati nel Regno Unito, residenti nel Regno Unito per più di 15 anni si sono trovati immediatamente a non poter più beneficiare di questo regime e a considerare potenzialmente il trasferimento di residenza in altri Stati. Quindi diciamo l’introduzione del regime italiano a fine 2016 con effetto 2017 è stato particolarmente efficace e ovviamente ha destato grande interesse nel Regno Unito.

Domanda:

Proprio rispetto a questo ci potresti dire, in base sempre alla tua esperienza, quali sono le caratteristiche peculiari dei clienti che si avvicinano a queste soluzioni e che poi effettivamente si trasferiscono dal Regno Unito in Italia?

Risposta:

Certamente. Allora, dal punto di vista italiano, innanzitutto direi che in termini generali ci sono due aspetti che ricorrono di frequente per i clienti che si trasferiscono dal  Regno Unito in Italia con questo regime speciale. Spesso i clienti che hanno vissuto a Londra per molti anni hanno costituito trust su beni situati al di fuori del Regno Unito. Al fine questo di minimizzare l’esposizione in questi beni a imposta sulle successioni inglese che ricordo è applicabile con aliquote del 40% sul valore di mercato del patrimonio che ceda una franchigia risibile di 325.000 sterline. Quindi spesso i clienti che si trasferisca in Italia nel Regno Unito sono disponenti e o beneficiari di trust. È necessario pertanto capire come il regime dell’imposta sostitutiva sia applicabile a questi trust, ad esempio se devono essere considerati interposti con l’applicazione dell’imposta sostitutiva di 100.000 euro ai redditi dai beni in trust, ovvero se debbano essere considerati opachi e in tal caso, se tali trust opachi mantengono una residenza fiscale estera, è possibile ottenere la conferma del trattamento di trust ed è uno dei temi che possono essere oggetto di interpello all’amministrazione finanziaria. Al riguardo abbiamo ottenuto moltissimi interpelli in cui il cliente era disponente, beneficiario anche talvolta trustee di trust su beni siti al di fuori. Talvolta nell’interpello c’è anche la possibilità di formulare un quesito in relazione anche ad eventuali riorganizzazioni delle strutture societarie o, ad esempio, di Trust, ad esempio di ipotesi di termine del trust e distribuzione dei beni al beneficiario. Un altro aspetto che ricorre di frequente è relativo alla circostanza che i clienti che si spostano dal Regno Unito, in particolare da Londra, talvolta appartengono al settore della finanza e beneficiano il cosiddetto carried interest. In queste circostanze è necessario esaminare le caratteristiche del carried interest per verificare se genera un reddito che ha natura finanziaria o di lavoro e come il regime dell’imposta sostitutiva di 100.000 euro si applica a tale reddito. Anche in questa ipotesi è possibile ricorrere all’istituto dell’interpello per ottenere il parere vincolante dell’agenzia delle entrate e per i soggetti attivi nel settore della finanza segnalo anche che talvolta si pone la necessità di fare un’analisi di convenienza tra il regime dell’imposta sostitutiva di 100.000 euro, quello alternativo per i dipendenti che si trasferiscono in Italia per svolgere un’attività lavorativa prevalentemente in Italia, regime del rimpatriet che è fondato su un’esenzione del 70% per i redditi di lavoro dipendente prodotti in Italia successivamente al trasferimento di residenza, quindi per clienti attivi nel settore finanziario frequentemente c’è la necessità di fare una valutazione di convenienza tra questi due regimi, che dipende evidentemente dal peso dei redditi di lavoro rispetto ai redditi di capitale della  singola persona.

Domanda:

Infine, l’ultima domanda sempre per quello che tu hai la possibilità di osservare dal punto di vista inglese, quali sono le peculiarità di queste operazioni?

Risposta:

Dal punto di vista inglese è impotente ovviamente verificare l’effettiva perdita della residenza fiscale inglese perchè al fine di evitare incertezze derivanti dall’applicazione delle convenzioni per evitare le doppie imposizioni al fine di dirimere situazioni di doppia residenza, è importante che il cliente cessi di essere residente nel Regno Unito alla luce della normativa domestica interna inglese. Al riguardo, la normativa continua una serie di regole che sono definite come statuto che in funzione del numero di determinati legami che il cliente mantiene con il Regno Unito prevede un numero massimo di notte che il cliente può spendere nel Regno Unito, quindi sono delle regole specifiche che hanno il beneficio di essere particolarmente oggettive e di limitare al massimo il margine di incertezza nella valutazione della residenza di una persona. Quindi sicuramente il primo esercizio è verificare che il cliente perda la residenza fiscale inglese alla luce della normativa inglese interna, in particolare di queste regole specifiche.

Il secondo aspetto che è estremamente significativo, vista anche la rilevanza economica dell’imposta sulle successioni inglese è che la perdita della residenza fiscale inglese potrebbe non fare venir meno l’esposizione imposta sulle successioni inglesi per un certo numero di anni. Infatti, questa imposta è applicata in funzione del domicilio, non della residenza della persona. Quindi se il cliente è domiciliato o presunto domiciliato ai fini inglesi, perché talvolta vi sono presunzione di domicilio, la perdita di residenza fiscale non comporterà immediatamente il venir meno dell’esposizione imposta sulle successioni inglese. È pertanto opportuno che i rischi legati all’applicazione delle imposte sulle successioni inglese siano gestiti adeguatamente e talvolta in questo richiede una revisione delle clausole testamentarie del cliente che potrebbero assumere rilevanza anche ai fini dell’applicazione delle imposte sulle successioni inglese. Quindi un altro aspetto molto significativo è quello appunto di monitorare e gestire la possibile esposizione imposta sulle successioni inglesi anche successivamente al trasferimento di residenza in Italia. Questi sono evidentemente solo alcuni degli aspetti che più frequentemente si presentano per i clienti che si trasferiscono dal Regno Unito in Italia al fine di beneficiario dell’imposta sostitutiva di 100.000 euro per i non presidenti e questi aspetti evidenziano come sia importante coordinare i profili di diritto inglese con quel diritto italiano.

Grazie mille.

Per ascoltare le TaxTalks potete collegarvi al sito www.studiogaeta.com  Per essere contattati scrivete a info@studiogaeta.com 

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