Tel Aviv, innovazione e opportunità

Articolo pubblicato sulla rivista Millionaire del 23 marzo 2023

Israele negli ultimi decenni è sempre più conosciuta come Start-up Nation.
Un appellativo che riprende il titolo di un famoso libro del 2009 scritto da due scrittori ecclettici, Dan Senor e Saul Singer, che racconta la storia del miracolo economico israeliano.
Uno Stato dove ancora oggi nascono aziende innovative ogni giorno e la cui popolazione ha l’età media di 31 anni contro i 45 degli italiani.
Durante una cena tra amici capita spesso di discutere di nuove idee imprenditoriali. Mi ha particolarmente incuriosito il racconto di una start up che si propone di rivoluzionare una tecnica operatoria cardiologica, e anche quello di un’altra che sta realizzando un sistema di machine learning in grado di diagnosticarti patologie cardiache grazie ad un dispositivo diagnostico che il paziente collega al suo smartphone.. L’ideatore conclude dicendo: “l’algoritmo riesce già oggi a darti informazioni del paziente attraverso l’immagine del cuore che non pensavamo possibili, come l’età ed il sesso”. L’innovazione è anche nella vita quotidiana, nelle app dei telefonini che nascono soprattutto in Israele oppure nel fare rifornimento di carburante; appena arrivato a Tel Aviv ho notato che molte auto facevano rifornimento senza pagare ed ho scoperto che ciascuna ha un collegamento wi-fi che connette il distributore all’auto e la transazione avviene in modo automatico, così non puoi sbagliare nemmeno tipo di carburante e la stessa cosa capita all’autolavaggio oppure in autostrada dove il pagamento avviene con la lettura della targa con il risultato di zero file e caselli. L’80% dell’acqua potabile arriva del mare, l’80% di quella usata è riutilizzata in agricoltura ed il sistema idrico ha percentuali di perdite minime sotto il 5%.
Ma cosa rende questo posto così attrattivo per le menti più innovative del pianeta? L’energia, la sua popolazione giovane, la propensione al rischio, l’atteggiamento positivo nei confronti del fallimento nelle industrie tecnologiche e imprenditoriali hi-tech, una forza lavoro altamente qualificata, oltre 340 centri di ricerca e sviluppo, la presenza di tante multinazionali, gli incentivi governativi per le startup innovative (uno di questi incentivi consente di ottenere fino a tre milioni di euro in cambio di quote della società). Il mercato tecnologico israeliano ha raccolto 28 miliardi di dollari nel 2021 e almeno 15 miliardi nel 2022, sono cresciute società unicorno e ci sono state acquisizioni in un numero senza precedenti.
I settori interessati sono principalmente quelli dell’acqua, criptovalute, energia, agricoltura, robotica, digitalizzazione, mobilità verde, IoT e rilevamento/imaging.
Israele è un centro di innovazione e imprenditorialità in cui fioriscono opportunità di business sia per gli imprenditori locali che internazionali dove vivono persone che hanno circa 120 nazionalità diverse.
Le principali aziende del mondo sono tutte presenti in Israele per attività di ricerca e sviluppo oppure scouting di startup. Tutto quello che è Hi-tech contribuisce per quasi il 50% al totale delle esportazioni.
L’esperienza più innovativa che si può vivere? Mangiare da The Chicken vicino Tel Aviv un ottimo hamburger di pollo fritto che non è parte di un animale, ma è stato coltivato da una cellula di un animale sanissimo in un Bioreattore. Una vera rivoluzione pronta per arrivare sul mercato entro i prossimi 5 anni; nessun animale ucciso, un risparmio di acqua e Co2 enorme rispetto alla produzione tradizionale e la possibilità di realizzare cibo adatto a ciascuno anche in base alle sue patologie. In Bioreattori si potrà produrre anche latte umano e chissà cos’altro.
Le principali aziende italiane presenti nel territorio sono Eni, Leonardo, Prysmian, Piaggio, Pirelli, Saipem e Technogym. Tra le banche italiane è ben attiva IntesaSanPaolo, mentre Enel ha un centro di “scouting” per nuove iniziative nel campo dell’energia e dell’acqua.
Gli imprenditori italiani che volessero avvicinarsi a questa realtà possono oggi contare sulla presenza di efficienti istituzioni diplomatiche, culturali (come l’Istituto italiano di Cultura), l’Istituto del Commercio Estero, l’Accademia della Cucina Italiana e la Camera di Commercio Italia-Israele che è attiva nella programmazione, realizzazione e follow-up di incontri, fiere e manifestazioni nei più vari campi dell’economia dei due Paesi.
A proposito delle opportunità imprenditoriali e di ricerca offerte agli italiani Claudio Grego, un italiano che vive da anni nel paese e rappresenta lo studio di consulenza GOP a Tel Aviv, ricorda di come “La storia degli italiani è legata ad Israele fin da prima della costituzione dello Stato avvenuta nel 1948, quando alcune famiglie hanno lasciato l’Italia per trasferirsi in Israele, soprattutto nei Kibbutz agricoli del centro-nord del Paese; oggi la comunità italiana va ampliandosi a Tel Aviv, ma anche in altre aree del paese”.
Per muovere i primi passi di avvicinamento alla realtà imprenditoriale israeliana oltre alle informazioni che posso arrivare dai canali istituzionali italiani ci sono molte organizzazioni che hanno l’obiettivo di supportare imprenditori e ricercatori nel trovare la migliore strada di crescita. Tra queste organizzazioni ha appena aperto una branch a Tel Aviv “Mind the Bridge”. Una piattaforma globale di innovazione che fornisce servizi e prodotti alle aziende e agli ecosistemi di startup locali fondata nel 2007 dall’imprenditore Marco Marinucci e ora diretta dal prof. Alberto Onetti.
Inoltre, da alcuni anni si sviluppa quella che è la principale piattaforma online per la scoperta d’innovazione: Start-up Nation Central.
Dal suo sito è possibile ottenere informazioni e dati aggiornati circa l’industria tech locale, collegamenti ai principali players dell’ecosistema israeliano incluse oltre 7200 startup innovative, centinaia di investitori, scout e acceleratori. Un punto di partenza obbligato per gli investitori, startup e aziende che vogliono competere e crescere in uno dei posti più innovativi al mondo.