Trust: le opportunità di San Marino e la Corte per il trust

Articolo tratto dalla rivista We Wealth

a cura del dott. Paolo Gaeta

 

1. Il trust di San Marino. Un modello per il civil lawyer
2. I vantaggi della Legge di San Marino
3. Il Giudice e il trust.
4. La fiscalità del Trust in San Marino.

 

1. Il trust di San Marino. Un modello per il civil lawyer

«Se si vuole definire la legge sul trust della Repubblica di San Marino gli attributi che per primi giungono alla mente sono: innovativa, originale».

Occorre sfatare l’idea che la normativa sammarinese sul trust, contenuta nella L. 42 del 1° marzo 2010, consista unicamente in una legge redatta in lingua italiana; essa, piuttosto, costituisce un modello di trust diverso rispetto ai modelli di common law, improntato su princìpi di maggior comprensione e connessione con il civil lawyer e, dunque, con il fruitore italiano.
A seguito dell’introduzione nel tessuto normativo italiano della legge 16 ottobre 1989 n. 364, di ratifica ed esecuzione della convenzione sulla legge applicabile ai trusts e sul loro riconoscimento, i trusts di diritto interno sono regolati da diritti stranieri. Tali diritti potranno tuttavia adempiere la funzione loro richiesta soltanto qualora siano espressione di principi affini a quelli fondanti il diritto interno. Solo una volta individuati detti princìpi, le regole (o norme positive) ne rappresenteranno l’estrinsecazione e applicazione concreta.
Seguire il percorso inverso, preferendo una determinata legge regolatrice del trust in base a regole che potrebbero, ad uno sguardo preliminare, apparire più accattivanti, ignorando tuttavia i principi alle stesse sottese, potrebbe frustrare la concreta volontà dell’utilizzatore. Potrebbe, infatti, accadere (e sovente accade) che una stessa regola possa (o debba) essere diversamente interpretata e applicata in base ai principi dell’ordinamento a cui appartiene, con risultati sorprendenti.
La scelta della legge regolatrice è questione importante per la stabilità di lungo periodo del rapporto di trust, per l’aderenza alle reali volontà del disponente e per il sereno rapporto tra trustee e beneficiari.
Ed è proprio in tale ottica che la legge sul trust della Repubblica di San Marino rappresenta un ottimo strumento per l’operatore italiano; essa è adatta a perseguire le funzioni che la società italiana attribuisce al trust perché nasce dalla medesima cultura giuridica e sociale.
La legge, in lingua italiana, non presenta la difficoltà di interpretazione delle leggi in lingua inglese, in caso di controversie o di necessità di assistenza ai trustee, la Corte per il trust di San Marino offre la massima tutela, in tempi brevi e a costi vantaggiosi.

2. I vantaggi della Legge di San Marino
Il fatto che la norma sia fondata su principi perfettamente aderenti a quelli che sono alla base del diritto italiano si riverbera positivamente su molti aspetti e momenti della vita del trust, infatti, la legge della Repubblica di San Marino è promulgata da uno Stato il cui ordinamento affonda le proprie radici nella tradizione romanistica e che, dunque, vede quale punto cardine del sistema regole di emanazione legislativa (a differenza di quello di Jersey che è basato sui precedenti giurisprudenziali e non sulla codificazione).
Volendo provare a sintetizzare i fondamentali principi caratterizzanti la legge di San Marino sul trust, possiamo elencare:

1. il “principio dell’affidamento” contrapposto al “principio della fiducia” ;
2. il “principio della destinazione” contrapposto a quello “della liberalità” ;
3. il “principio dell’autonomia patrimoniale dei beni in trust” contrapposto a quello della “responsabilità limitata” (negozialmente) del trustee.

L’affidamento, di cui al primo principio, assume una doppia valenza: affidamento di una posizione soggettiva ad un soggetto diverso da sé e l’affidamento a quel soggetto del potere di controllo e gestione.
Nei sistemi, quale quello sammarinese, che accolgono il principio dell’affidamento vi è la centralità del ruolo del trustee nel funzionamento del trust.
Diversamente, negli altri sistemi in cui vige il principio della fiducia, si assiste ad una diversa configurazione del ruolo del trustee, il cui operato può risultare condizionato dal pensiero e dall’azione del disponente ovvero dei beneficiari. In altri termini, può esservi il caso del trustee che non ha il controllo dei beni in trust, poiché questo rimane in capo al disponente o viene trasferito ai beneficiari.
L’adozione del principio dell’affidamento da parte dell’ordinamento sammarinese ha comportato la statuizione di regole positive o giurisprudenziali che hanno:
– prescritto al trustee un generale obbligo di diligenza in tutte le sue attività (come prevede l’art. 20 della legge sammarinese);
– concesso a quest’ultimo un generale potere di fare investimenti. (art. 22);
– stabilito l’inefficacia dei trust senza affidamento;
– sanzionano penalmente il trustee a fronte della violazione di alcuni obblighi fondamentali (cfr. artt. 57-61);
– statuito la nullità del trust quando è simulato il trasferimento dei beni al trustee (art. 10).
– stabilito che la scelta degli investimenti può essere delegata solo a intermediari finanziari o bancari e non a fiduciari del disponente o a costui (art. 33).

Il principio della destinazione consiste nella fissazione o individuazione, da parte del Disponente, di una funzione, di uno scopo specifico, da perseguire e realizzare attraverso l’utilizzo dei beni confluiti nel trust.
Tale principio si contrappone al principio della liberalità secondo il quale l’autonomia negoziale del disponente viene sacrificata a favore della supremazia della volontà dei beneficiari (secondo l’idea tradizionale del trust inglese di “gift over times to beneficiaries”).
Nei sistemi che accolgono il principio della destinazione, come la Repubblica di San Marino, il disponente ha la piena autonomia di dettare le regole nell’atto istitutivo di trust, che disciplinano la destinazione dei beni a favore dei beneficiari e che impediscono che successive manifestazioni di volontà da parte di questi ultimi possano prevalere, frustrando così le intenzioni del disponente medesimo.
Viene dunque affermata, da una parte, la centralità del ruolo del disponente nel dettare le regole di funzionamento del trust nel suo atto istitutivo, e della libera destinazione dei beni secondo il suo volere, dall’altra, la non centralità dell’arricchimento dei beneficiari nonché della volontà degli stessi.
Nei Paesi che hanno fatto proprio il principio di liberalità, i beneficiari costituiscono una figura necessaria nello schema di un trust che possa essere considerato valido, poiché è la volontà di questi ultimi a prevalere sulla volontà del disponente espressa nell’atto istitutivo.
Un esempio di applicazione pratica del principio della liberalità può essere ravvisato nelle disposizioni del diritto inglese che:
– richiedono, per la validità del trust, che i beneficiari siano individuati o individuabili, e che, quindi, ogni trust debba avere almeno un beneficiario;
– permettono ai beneficiari di un trust, purché maggiorenni e capaci, di estinguere anticipatamente, con il consenso unanime, il trust, anche se il disponente abbia disposto diversamente nell’atto istitutivo ;
– permettono ai beneficiari maggiorenni e capaci, di ordinare, con il consenso unanime, al trustee di trasferire loro i beni in trust, anche se il disponente abbia disposto diversamente nell’atto istitutivo;
– permettono ai beneficiari di un trust di istruire il trustee affinché costui distribuisca i beni in trust secondo la loro volontà, indipendentemente da volontà contraria del disponente.
– che i trust di scopo siano ammessi in pochissimi casi.
Il principio della destinazione adottato dalla legge della Repubblica di San Marino sul trust, invece, attribuisce preminenza alla volontà del disponente nel dettare le regole dell’atto istitutivo di trust cosicché questo (i.e. il trust) diventi uno strumento segregativo finalizzato all’attuazione di una destinazione imposta dal disponente e attuata nei modi e nei temi da costui dettati.

La normativa sammarinese, ad esempio:
– prevede l’istituzione di un trust di scopo («coloro i quali ricevono o possono ricevere beni o vantaggi da un trust di scopo non rientrano nella nozione giuridica di beneficiari»);
– permette di istituire un trust senza individuarne i beneficiari o indicare i criteri che possono permetterne l’individuazione. L’art. 6 della legge sammarinese sancisce che il disponente può istituire un trust anche senza individuare i beneficiari oppure senza indicare i criteri che conducono alla loro individuazione, ma indicando il soggetto che ha il potere di individuare i beneficiari. In tal modo, il disponente può riservare a sé stesso oppure a terzi la possibilità di individuare in un momento successivo rispetto a quello della istituzione del trust i beneficiari del trust stesso;
– consente al disponente di impedire l’estinzione anticipata di un trust, ove abbia fissato un termine finale e abbia espressamente privato i beneficiari del potere di anticipare detto termine. (art. 50, comma 3);
– permette al disponente di limitare o escludere la cedibilità della posizione beneficiaria, indicandolo espressamente nell’atto istitutivo;

– prevede che il disponente possa stabilire, nell’atto istitutivo, che le disposizioni in questo contenute e la legge regolatrice non possano essere modificate dai beneficiari, neppure congiuntamente.
L’ultimo fondamentale principio fatto proprio dall’ordinamento sammarinese è il principio dell’autonomia patrimoniale del “Fondo in Trust” (terminologia che utilizza la legge), contrapposto al principio della responsabilità limitata caratterizzante il sistema inglese e gran parte dei sistemi normalmente ricondotti al modello internazionale.
In questi ordinamenti, il trustee risponde, nei confronti dei terzi, sempre personalmente di tutte le obbligazioni che assume in detta qualità e per la responsabilità extracontrattuale nascente da atti o fatti avvenuti o compiuti durante il suo ufficio, salvo che costui abbia negozialmente limitato la propria responsabilità ai beni in trust, oppure, che abbia manifestato all’altra parte la sua qualità di trustee, o ancora, che l’altra parte sia comunque a conoscenza di detta qualità.
Di contro, dal principio dell’autonomia patrimoniale dei beni in trust o di segregazione dei beni, al quale è ispirata la normativa sammarinese, deriva che il trustee risponde delle obbligazioni assunte nei confronti dei terzi, unicamente con detti beni in trust.

3. Il Giudice e il trust
Non ci dovrebbe (o addirittura non può) essere un trust senza un giudice che ne sovraintende il funzionamento.
L’ordinamento sammarinese rappresenta un unicum dal momento che attraverso la legge costituzionale 26 gennaio 2012 ha istituito la “Corte per il Trust e i Rapporti Fiduciari”.
La Corte ha competenza per tutti i casi e le controversie in materia di rapporti giuridici nascenti dall’affidamento o dalla fiducia, quali trust, affidamento fiduciario, fedecommesso, istituzioni di erede fiduciario ed istituti simili, da qualunque ordinamento regolamentati.
L’atto istitutivo di trust può prevedere che ogni questione inerente al trust sia decisa da un giudice di San Marino. I vantaggi di questa opzione sono innumerevoli:
– il giudice sammarinese ha competenza in materia di volontaria giurisdizione e in materia contenziosa ed è altamente specializzato, il che comporta competenza dei giudici, affidabilità e prevedibilità delle decisioni;
– la suddetta Corte vanta tempi di decisione ben più brevi rispetto a quelli della giustizia italiana;
– costi del processo molto più ridotti rispetto ad altre Corti straniere;
– la Corte interpreta le questioni alla stessa sottoposte in base a principi di civil law;
– informatizzazione del fascicolo processuale con accessibilità da remoto per i difensori (anche gli avvocati italiani possono stare dinanzi alla Corte);
– efficacia delle decisioni della Corte del Trust nell’ordinamento italiano come se fosse una sentenza;
– prossimità geografica di San Marino (meno di 350km da Roma o Milano).

4. La fiscalità del Trust in San Marino
Il framework normativo del trust di San Marino prevede, oltre alla legge sul trust, altre disposizioni di carattere fiscale .
La legge sul regime fiscale dei trust regolati dalla legge della Repubblica di San Marino è la n. 38 del 2005, con la quale è riconosciuta la soggettività tributaria autonoma del trust, sono stabilite regole per la rendicontazione della situazione patrimoniale, finanziaria e reddituale del trust ed altre disposizioni, tra cui il termine di due anni dalla presentazione della dichiarazione dei redditi per poter notificare un accertamento delle imposte.
In San Marino la dotazione iniziale del fondo in trust sconta imposta di registro in misura fissa di € 70,00 e imposta di bollo € 40,00. I redditi prodotti dal trust, se residente a San Marino, in base all’articolo 17 della legge 157/2019 scontano un’aliquota effettiva del 12,75%.
Oltre a tale regime ordinario del “12,75%” esiste un regime opzionale agevolato consistente nell’applicazione di una aliquota del 1,7% ai soli proventi reinvestiti per almeno 24 mesi dalla data della percezione.
Ai fini della normativa del regime agevolato, con “proventi e frutti” si deve intendere la parte di provento che costituisce utile di capitale, dividendo, interesse, plusvalenza o comunque il plusvalore o frutto rispetto al capitale investito ovvero al valore storico trasmesso dal disponente o dal terzo apportatore nel trust.
Da alcuni anni San Marino ha una convenzione contro le doppie imposizioni in vigore con l’Italia (e numerosi accordi contro le doppie imposizioni e per lo scambio di informazioni fiscali). Il fatto che in San Marino il trust abbia per legge una soggettività tributaria autonoma e che esista una convenzione con l’Italia consente un elevato grado di operatività cross border. In particolare il riconoscimento tributario autonomo del trust in forza delle disposizioni sammarinesi e quelle convenzionali garantisce riconoscimento, stabilità e certezza.