Trust Talks n.11 – Trust e Arte

Eccovi la puntata di questa settimana del podcast della serie Trust Talks dello Studio Paolo Gaeta; il nostro viaggio nel mondo del trust e del wealth management continua nella direzione di incontrare i più grandi esperti italiani e internazionali del settore. 

Oggi parleremo di arte e trust con l’avvocato Nicola Canessa, dal 2018 responsabile del dipartimento di Art Law di CBA Studio Legale e Tributario con sede a Milano e di cui è partner. L’avv. Canessa è socio fondatore della Associazione “Il Trust in Italia” e membro della “Society of Trust and Estate Pratictioners. Autore di numerose pubblicazioni su argomenti inerenti il wealth management, l’ultima delle quali intitolata “Gestione, valorizzazione e trasmissione dei patrimoni artistici di famiglia” edito da Franco Angeli, 2018. 

 

Trascrizione:

L’Italia ha ormai un’esperienza trentennale nell’uso dei Trust. Lo Studio Paolo Gaeta lancia la serie podcast TrustTalks con l’obiettivo di condividere con i maggiori esperti italiani e internazionali le esperienze maturate fino ad oggi e per comprendere usi e applicazioni dei trust oltre le prospettive di sviluppo del wealth management. Queste e le prossime TrustTalks le potete trovare nel sito www.studiogaeta.com.

 

Buongiorno, sono Paolo Gaeta e questo è il podcast della serie TrustTalks dello Studio Paolo Gaeta. Il nostro viaggio nel mondo del trust e del Wealth Management continua nella direzione di incontrare i più grandi esperti italiani e internazionali del settore. Oggi parleremo di Arte e Trust con l’avvocato Nicola Canessa, dal 2018 responsabile del dipartimento di Art Law di CBA Studio Legale e Tributario con sede a Milano e di cui è partner. L’avvocato Canessa è socio fondatore dell’associazione del Trust in Italia e della società “Society of Trust and Estate Pratictioners”, autore di numerose pubblicazioni su argomenti inerenti il Wealth Management, l’ultimo dei quali intitolato: “Gestione, valorizzazione e trasmissione dei patrimoni artistici di famiglia” edito da Franco Angeli nel 2018.

 

Domanda:

 

Avvocato Canessa, buongiorno. Grazie di questo tempo che ci dedica e veniamo subito al dunque: quando e perché pensare di utilizzare il trust nel mondo dell’arte?

 

Risposta:

 

Buongiorno, grazie innanzitutto per avermi invitato a questo incontro. Ma perché quando si va detto in termini generali, nel senso che ogni qualvolta noi abbiamo un cliente facciamo un’analisi preliminare di quella che è la situazione, la volontà del cliente e la situazione giuridica, dopodiché capiamo se il trust può essere utilizzato meno. Come lei ben sa, frequentando anche lei il trust da tanto tempo, non è il trust un vestito da tutte le stagioni, non lo utilizziamo ogni qualvolta riteniamo che con altri strumenti del codice civile non siamo in grado di soddisfare al meglio le esigenze dei clienti, quindi l’analisi preliminare di quelle che sono le volontà, gli obiettivi e il percorso che il cliente vuole creare sicuramente è importante.

 

Io mi sono avvicinato al trust nell’arte per motivi pratici, per motivi di richiesta di clientela e ho aperto tre anni fa un dipartimento “Diritto dell’arte” all’interno dello studio proprio per riuscire a gestire al meglio tutte le richieste che mi venivano dai clienti. L’arte è una componente importante, molte volte nell’ambito del patrimonio familiare, insieme a immobili denaro e investimenti in genere. Quindi tenere in considerazione questo argomento non è cosa da poco. Dipende poi come il cliente vuole approcciare la questione, perché nell’ambito del nostro codice evidentemente il cliente può utilizzare la donazione o la successione con le sfumature che tutti sappiamo. Con la donazione, evidentemente può trasferire immediatamente questa collezione o questi beni  che possono essere arte in genere, possono essere dimore storiche o possono essere anche collezioni d’arte o di altro tipo. Oppure può decidere di fare testamento e quindi l’efficacia di questo trasferimento avverrà solo con la morte del soggetto. Oppure può cercare di organizzare in vita, qui il trust è molto utile, può cercare di organizzare in vita la sua successione, cercando di determinare già una destinazione diversa dei beni, di un patrimonio che può essere più ampio, tra cui vi è l’arte. C’è un aspetto fiscale poi da tenere in considerazione, e qui è sua materia, non mia, anche se noi la frequentiamo, che nel momento in cui viene trasferita una collezione d’arte che era nell’ambito di una successione bisogna capire se questa collezione d’arte è all’interno di un immobile o meno e quindi si può vantare del forfait del 10% oppure se viene trasferito autonomamente e quindi ci vuole una perizia per valutare quale sia il suo valore e determinare se questo valore può rientrare o meno nella franchigia in linea retta normalmente stiamo parlando di trasferimenti nell’ambito di una famiglia o meno. Inoltre possiamo valutare, a volte se al di là dell’aspetto meramente di trasferimento del patrimonio familiare il trust può essere utilizzato in luogo di una fondazione, quindi un trust di scopo, anche se evidentemente la fondazione ha una, mi passi il termine, nobiltà a cui forse il trust non viene riconosciuto e quindi bisogna spiegare al cliente quali sono evidentemente le differenze fra trust e fondazione, in particolare evidenziare che la fondazione ha uno scopo di pubblica utilità che è necessario e fondamentale nell’ambito del diritto italiano, non abbiamo le fondazioni di famiglia di normativa tedesca, e quindi necessariamente la fondazione rimane come uno strumento di gestione di fondi di collezioni, ma che non potranno poi essere continuate nella trasmissione all’interno della famiglia, mentre il trust ha questa possibilità.

 

Domanda:

 

Quali sono gli aspetti più significativi delle sue esperienze nell’ambito del diritto dell’arte e dei trust? Un po’ il suo portato esperienziale.

 

Risposta

 

Io mi sono avvicinato al trust nell’arte proprio per motivi pratici, il trust può essere utilizzato in varie tipologie. Le tipologie che io ho visto nell’ambito del trust sono essenzialmente quelle che le dicevo cioè la possibilità di trasferire patrimoni d’arte chiamiamole così nell’ambito della famiglia con una gestione in qualche modo controllata. Ripeto, trasferire nell’ambito di una donazione immobili e collezioni d’arte vuol dire scegliere immediatamente chi è il donatario e magari in casi in cui la differenza d’età fra il disponente e il beneficiario è tanta oppure in cui i beneficiari ancora non hanno chiare le idee su cosa fare da grandi, potrebbe essere la donazione uno strumento tra virgolette rischioso. Il consentire di attribuire i beni in un fondo in trust, isolato tra virgolette, aggressione dei terzi può essere un modo concreto e sicuro per consentire un corretto passaggio generazionale, quello che diciamo sempre. Oppure mi sono avvicinato al trust nell’arte proprio perché persone volevano creare uno strumento di gestione di collezione che non fosse così vincolato alla normativa sulle fondazioni per quello che dicevo prima. A volte la soluzione migliore, soprattutto in quest’ultimo caso delle fondazioni, è quello di far dialogare trust e fondazioni e quindi mi è capitato di creare dei trust successori di famiglia in cui il reddito del trust andasse in tutto o in parte ad una fondazione che era stata parallelamente costituita e questa fondazione aveva lo scopo di valorizzare il nome del defunto collezionista e creare progetti nell’arte a suo nome. E quindi diciamo che il Consiglio di Fondazione proponeva altri trustee progetti di vario tipo e il trustee nel consenso del guardiano e con un “collegio di saggi”  decideva se quel progetto poteva essere di interesse o meno. In questo modo diciamo che si veniva a limitare al minimo il rischio che la Fondazione potesse poi ricevere denari anche ingenti, senza avere poi un effettivo progetto da poter sviluppare.

 

Domanda:

 

Questi aspetti, effettivamente di interazione tra il trust e la Fondazione anche sono davvero, davvero molto interessanti perché saltano delle funzioni che sono unite del trust rispetto ad altri istituti. Ma secondo lei quali sono le prospettive di utilizzo del trust nel mondo dell’arte in futuro? Concludiamo in genere la terza domanda del nostro TrustTalks con una richiesta di un outlook per il futuro. Sappiamo che il trust è uno strumento al quale ci si sta piano piano abituando, ma così a sensazione qual’è secondo lei un possibile utilizzo futuro ne ha citato per esempio questo assolutamente molto interessante d’interazione tra trust e fondazione, ma anche qualcos’altro e perché studi come il suo decidono di creare adesso un dipartimento del diritto d’arte che potenzialità ci vedono?

Risposta:

 

Io ho visto appunto potenzialità positive. Ovviamente, ripeto, il trust va utilizzato quando serve e tenuto conto della normativa di riferimento applicabile e della legge italiana. Purtroppo in passato, non nell’arte, ma per esempio penso ai trust liquidatori nel 2009-2010 sono state fatte alcune operazioni che hanno minato la reputazione del trust. Sono andati avanti al tribunale di Milano e questo non aiuta. Però credo che ormai il tempo è passato, credo che la gente abbia digerito la bontà e l’utilizzo del trust nel migliore dei modi, noi abbiamo pensato di creare un dipartimento d’arte proprio perché accanto al trust evidentemente che è uno degli strumenti per poter gestire una collezione c’era la necessità di dare una completezza di consulenza. Però io ritengo che il trust non solo nell’arte sia uno strumento ottimo per poter gestire situazioni particolari e per poter garantire al disponente una corretta soluzione ai suoi bisogni. Rimango positivo, sia io che lei siamo vent’anni che frequentiamo quest’istituto, almeno vent’anni ahimè che frequentiamo questo istituto e quindi sicuramente io vedo molta positività nella cosa.

 

Avvocato Canessa, grazie del tempo che ci ha dedicato e a presto.

 

Grazie a Lei

 

Potete ascoltare le Trust Talks sul sito www.studiogaeta.com.

Per contatti diretti con i nostri esperti inviate una mail a: info@studiogaeta.com

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