Trust Talks n.18 – La normativa antiriciclaggio e le trust company

Ben trovati, sono Paolo Gaeta e questo è Il podcast della serie trust talks oggi è dedicato alla normativa antiriciclaggio applicata ai trust e in particolare al caso in cui trustee sia una società (quella che comunemente denominiamo trust company in quanto ha come oggetto sociale proprio l’assunzione dell’incarico di trustee). 

L’antiriciclaggio è tema di grande interesse pratico per banche e operatori che intrattengono come trustee rapporti finanziari, per questo è importante chiarire alcuni aspetti tecnici della normativa che se mal interpretati possono generare situazioni di confusione e pancomunicazione  che vanno nella direzione opposta a quella voluta dalla legge; affrontiamo il tema con un avvocato esperto di antiriciclaggio che ha lavorato per decenni nel settore delle società fiduciarie, fondatore dell’associazione italiana che si occupa di antiriciclaggio denominata Assoaml, amministratore di accosgroup, l’avv. Fabrizio Vedana.  

 

Trascrizione

L’Italia ha ormai un’esperienza trentennale nell’uso dei Trust. Lo Studio Paolo Gaeta lancia la serie podcast TrustTalks con l’obiettivo di condividere con i maggiori esperti italiani e internazionali le esperienze maturate fino ad oggi e per comprendere usi e applicazioni dei trust oltre le prospettive di sviluppo del wealth management. Queste e le prossime TrustTalks le potete trovare nel sito www.studiogaeta.com.

 

Ben trovati sono Paolo Gaeta e questo è il podcast della serie TrustTalks che oggi è dedicato alla normativa antiriciclaggio applicata ai trust e in particolare al caso in cui il trustee sia una società, quella che comunemente denominiamo Trust Company, in quanto ha come oggetto sociale proprio l’assunzione dell’incarico di trustee. L’antiriciclaggio è tema di grande interesse pratico per banche e operatori che intrattengono come trustee i rapporti finanziari. Per questo è importante chiarire alcuni aspetti tecnici della normativa che, se mal interpretati, possono generare situazioni di confusione e pancomunicazione che vanno nella direzione opposta a quella voluta dalla legge. Affrontiamo il tema con un avvocato esperto di antiriciclaggio che ha lavorato per decenni nel settore delle società fiduciarie, fondatore dell’associazione italiana che si occupa di antiriciclaggio, denominata Asso AML, amministratore di Akros Group l’avvocato Fabrizio Vedana

 

Domanda

 

Benvenuto avvocato Vedana nel podcast dello Studio Paolo Gaeta della serie Trust Talks. Ci vuole dire cortesemente quali sono le finalità della normativa antiriciclaggio?

 

Risposta

 

Grazie Paolo, grazie allo studio per l’opportunità offertami. Beh, la normativa antiriciclaggio è una normativa ormai tra virgolette anziana. La prima legge organica in Italia risale addirittura al 1991 e ancora oggi diciamo i tre capisaldi sui quali si fonda sono l’obbligo di identificare il cliente, l’obbligo di registrazione del rapporto instaurato con i clienti, ipotizziamo il conto corrente nel caso di una banca o il rapporto professionale, nel caso del consulente fiscale, in un apposito database una volta si chiamava archivio unico informatico, oggi si chiama più generalmente in un archivio informatizzato. E in terzo luogo, l’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette di riciclaggio, ab origine si parlava solo di rischio riciclaggio nel corso degli anni, soprattutto dopo i fatti che hanno interessato il mondo, non solo l’America, il mondo del famoso 11 settembre 2001 da quell’epoca in poi sono stati estesi questi obblighi anche al contrasto del cosiddetto finanziamento del terrorismo internazionale. Quindi leitmotiv della normativa antiriciclaggio è sostanzialmente arruolare varie categorie di soggetti, banche, intermediari ma anche i professionisti, nel novero di coloro che devono farsi paladini, appunto, del rispetto di norme che hanno l’obiettivo di contrastare il riciclaggio del denaro di provenienza illecita. Quando si parla di denaro di provenienza illecita, più comunemente detto denaro sporco, si fa riferimento al denaro che deriva dalla commissione di uno o più reati di tipo non colposo, cioè dei reati dolosi. I reati che possono essere la corruzione, la concussione, ma anche i reati fiscali, motivo per il quale l’attenzione soprattutto dei commercialisti e  in generale di coloro che si occupano di aspetti fiscali, dev’essere massima ogni qualvolta ci possa essere un elemento di possibile sospetto di provenienza del denaro da illeciti di natura fiscale.

 

Domanda

 

Fabrizio come si relaziona il trust con la normativa antiriciclaggio quando si parla di titolari effettivi?

 

Risposta

 

Beh, il trust ricordiamoci è uno strumento che ha trovato cittadinanza giuridica nell’ordinamento italiano ormai da diversi non anni, ma decenni, addirittura risale al primo gennaio del ’92, infatti, l’entrata in vigore della legge con la quale l’Italia ha recepito la convenzione dell’Aja sul riconoscimento dei trust. Questo strumento è stato lungamente oggetto di contese giudiziarie, nonostante il suo riconoscimento sul piano giuridico da parte di una legge e in epoca tra virgolette più recente, ormai sono vari lustri che questo strumento  è diventato anche nei tribunali uno strumento assolutamente lecito. È stato poi inserito nel novero, soprattutto per coloro che del trust sono gestori cioè i trustee, nel novero di quegli istituti che devono essere sottoposti a degli obblighi antiriciclaggio. In altri termini cosa vuol dire? Che colui che è amministratore o gestore del trust, normalmente il cosiddetto nominato trustee, ha degli obblighi di effettuare l’adeguata verifica in ordine ai soggetti che gli hanno dato l’incarico di amministrare i beni appunto oggetto del trust. Quindi obblighi analoghi a quelli che hanno le banche, analoghi a quelli che hanno i professionisti, che tradotto vuol dire vedere il trustee, quindi colui che gestisce il trust, inserito a tutti gli effetti nel novero dei soggetti obbligati a degli adempimenti antiriciclaggio. Più complicato è il ruolo invece che viene chiesto al trustee allorché, nell’ambito della gestione del trust, va ad aprire dei rapporti continuativi, tipicamente un conto corrente presso una banca.

 

Domanda

 

Esatto, ma proprio in questo caso, andiamo adesso Fabrizio su questioni di carattere tecnico, però che credo possano essere molto interessanti. Abbiamo visto chi è il trustee, nel caso in cui il trustee assuma la veste di una trust company, quindi di una società, è corretto identificare i titolari effettivi della società che svolge appunto le attività di trustee tra quelli del trust, cioè i titolari effettivi del trust, sono anche i soci della Trust company? Questo è un aspetto molto importante che rileva nel momento di apertura del conto corrente oppure dei controlli periodici che fanno tutte le banche di compliance antiriciclaggio.

 

Risposta

 

La risposta, a mio avviso, non può che essere negativa, nel senso che la normativa antiriciclaggio italiana, mutuando la definizione contenuta nelle direttive comunitarie, individua il titolare effettivo di un bene come il soggetto che in ultima istanza godrà o gode dei benefici derivanti dalla titolarità di un bene. Evidentemente, nel caso di un trust non si può pensare che il beneficio e quindi la titolarità effettiva dei beni sia da individuare in capo ai soci della Trust Company. Perché? Perché proprio l’istituto del trust si connota per essere un istituto in forza del quale il trasferimento dei beni dal disponente, cioè da colui che dà vita al trust al trustee che appunto del trust diventa gestore, non è un trasferimento effettivo e reale, ma è una proprietà vincolata al perseguimento di uno scopo o di una finalità e nell’interesse in particolare di uno o più beneficiari che non sono normalmente i soci della trust company, ma appunto, soggetti terzi possono essere parenti stretti, i figli, coniuge del disponente, ma difficilmente sono gli stessi soci della Trust company. È evidente che questo tipo, diciamo di errore, può essere frutto delle forti pressioni che le reti commerciali delle banche ricevono dalle loro strutture di controllo, in primis dalle funzioni antiriciclaggio, che ogni qualvolta vedono come intestatario di un conto corrente, di un deposito o di una gestione un trust, pretendono di individuare sempre e comunque un titolare effettivo, quindi un nome e un cognome, una persona fisica, come appunto titolare effettivo del conto intestato al trust. E tuttavia è una indebita pressione questa che viene fatta dalle strutture antiriciclaggio perché non è corretto, proprio dal punto di vista giuridico pensare che ci sia coincidenza tra titolarità effettiva di un trust e il fatto di essere socio di maggioranza della trust company, cioè del soggetto che del trust in realtà non è proprietario effettivamente, ma è semplicemente il gestore con l’impegno contrattuale, la scelta dell’atto istitutivo di amministrare questi beni, nell’interesse appunto dei beneficiari finali che sono normalmente, ripeto, parenti come possono essere figli, coniuge o altri soggetti nel cui interesse la proprietà viene amministrata dal trustee

 

Domanda

 

E’ chiarissimo. L ‘ultimissima domanda Fabrizio. Il tre dicembre di quest’anno è entrata in vigore la nuova direttiva antiriciclaggio. Per il futuro che cosa ci aspetta in questo settore? Per questo2021?

 

Risposta

 

Il 2021 dovrebbe essere l’anno in cui l’Italia emana l’atteso regolamento sull’istitutivo del registro dei trust e dei titolari effettivi a livello nazionale. A livello internazionale dovrebbe essere l’anno in cui nasce un po’ similmente a quanto avvenuto in altri contesti finanziario e banche un’autorità europea in materia antiriciclaggio. Con quale obiettivo? Con l’obiettivo di avere un maggiore trattamento uniforme delle tematiche antiriciclaggio da parte di tutti i paesi europei, cosa che, come sappiamo, non sempre fino ad oggi è avvenuto proprio perché in ogni paese, in ogni stato esisteva ed esiste una sua autonoma autorità antiriciclaggio e come tale l’applicazione della normativa antiriciclaggio, sebbene discendente sempre da una direttiva comunitaria, lasciava un po’ il campo all’interpretazione e all’applicazione da parte delle singole autorità di vigilanza. La nascita di questa autorità europea in materia di riciclaggio dovrebbe, secondo l’auspicio della Commissione europea, portare ad una più uniforme applicazione della normativa antiriciclaggio a livello europeo.

 

Condividiamo questo auspicio. Grazie all’avvocato Fabrizio Vedana di aver partecipato a questo podcast . In bocca al lupo per i tuoi progetti!

 

Grazie a tutti! Buon proseguimento!

 

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