Trust Talks n. 33 – Cryptomonete il nuovo oro? Con Ferdinando Ametrano

Ben trovati, sono Paolo Gaeta e questa è una puntata delle nostre Trust Talks dedicata alle cripto valute. Una forma di investimento e pagamento che presenta caratteristiche assolutamente innovative.  

Le criptovalute, diffusesi in questo ultimo decennio, sono state fino a qualche anno fa catalogate dal mercato finanziario tradizionale come una forma di investimento tra il pericoloso e l’assurdo, mentre adesso sono diventate una modalità di investimento relativamente diffusa e addirittura una forma di investimento consigliato da banche internazionali.  

Ne parliamo con uno dei maggiori studiosi e divulgatori italiani, Ferdinando Ametrano direttore del Digital Gold Institute e docente di Bitcoin e tecnologia blockchain all’Università Milano-Bicocca.

Trascrizione 

L’Italia ha ormai un’esperienza trentennale nell’uso dei trust. Lo studio Paolo Gaeta lancia la serie podcast trust talks con l’obiettivo di condividere con i maggiori esperti italiani e internazionali le esperienze maturate fino ad oggi e per comprendere usi e applicazioni dei trust oltre le prospettive di sviluppo del Wealth management. Queste e le prossime trust talks le potete trovare nel sito www.studiogaeta.com

Bentrovati, sono Paolo Gaeta e questa è la serie speciale di podcast della serie trust talks dedicata alle criptovalute, una forma di investimento e pagamento che presenta caratteristiche assolutamente innovative. Le criptovalute diffusesi in questo ultimo decennio sono state fino a qualche anno fa catalogate dal mercato finanziario tradizionale come una forma di investimento tra il pericoloso e l’assurdo mentre adesso sono diventate una modalità di investimento relativamente diffusa e addirittura una forma consigliata da banche internazionali. Ci sono alcuni family office e primari istituti di investimento che ritengono oggi accettabile che in questa forma sia investito una quota di qualche punto percentuale del patrimonio di una famiglia high net worth individual. Nella prima puntata di questa serie speciale dedicata alle criptovalute parliamo di questi argomenti con uno dei maggiori studiosi e divulgatori italiani, Ferdinando Ametrano, laureato in fisica e ha maturato una vasta esperienza nell’investment banking presso primarie banche italiane nell’ultimo ventennio. Insegna Bitcoin nel Blockchain Technology all’Università Bicocca di Milano ed è direttore scientifico del Digital Gold Institute che si occupa di fare formazione, consulenza, ricerca e sviluppo su Bitcoin e tecnologia blockchain.

Domanda:

Ferdinando grazie di essere qui con noi per questa serie speciale di podcast dedicata ai Bitcoin e alla tecnologia blockchain. Sappiamo di chiederti molto ma è possibile spiegare brevemente cosa sono i Bitcoin e cosa è la blockchain technology.

Risposta:

Bitcoin è da un certo punto di vista un esperimento, è l’esperimento di creare un bene digitale scarso cioè un bene digitale trasferibile a Tizio ma non poi trasferibile anche a Caio. Quindi in termini tecnici un bene digitale che può essere speso una volta a vantaggio di Tizio ma non una seconda volta a vantaggio anche di Caio. Perché questo è rilevante? Perché noi abbiamo artefatti digitali che rappresentano il valore. Per esempio il saldo del mio conto corrente, ma il fatto che io non posso modificare due volte il saldo del mio conto corrente è garantito da un’autorità centrale che presiede al registro contabile, in questo caso la mia banca e che evita che io possa modificare due volte lo stesso importo. Viceversa in assenza di un’autorità centrale come garantire il fatto che un artefatto digitale non sia spendibile due volte? Questo è l’esperimento che Bitcoin sembra risolvere con successo. Perché questo è rilevante? Perché se abbiamo in ambito digitale qualcosa che assomiglia al loro fisico quindi scarso per natura e riflettiamo su qual è stato il ruolo del loro fisico nella storia della civilizzazione della moneta e della finanza possiamo intuire quanto dirompente potrebbe essere un bene digitale come Bitcoin nella nostra civilizzazione digitale e nel futuro della moneta della finanza. La blockchain in sé stessa e proprio quel libro contabile su cui vengono registrate le transazioni di Bitcoin e non entrerei troppo nei dettagli ma diciamo che l’innovazione dell’inventore di Bitcoin di questo famoso Satoshi Nakamoto è proprio fare in maniera che questo libro contabile, questa blockchain, non sia manipolabile arbitrariamente ma sia sicura e che quindi le transazioni non possono essere né alterate né cancellate.

Domanda:

Esistono varie tipologie di cripto valute. In cosa si differenziano e quali sono quelle che destano maggiore attenzione anche per esempio per i risvolti legati all’ambiente, all’Environment

Risposta:

Le criptovalute di per sé si differenziano abbastanza poco diciamo di 6.000 cloni di Bitcoin 5.996 possiamo buttarli tranquillamente nel cestino. Nel senso che sono delle copie che non hanno come si dice a Napoli né arte né parte cioè non sono particolarmente interessanti. L’unica vera alternativa a Bitcoin è il cosiddetto ether alla valuta di ethereum ma più sofisticata di Bitcoin perchè mentre Bitcoin vuole garantire il trasferimento di valore, ethereum vuole garantire la programmabilità della moneta cioè l’invenzione dei cosiddetti smart contract e smart properties, quindi tokenizzazione e la digitalizzazione di altri asset. Io personalmente ho qualche scetticismo persino sulla sostenibilità dell’esperimento ether figuriamoci sul resto del ciarpame che neanche prenderei in considerazione. Bitcoin è in questo momento anche storicamente l’esperimento più rilevante. Tutta la finanza statunitense negli ultimi mesi da ottobre scorso ad oggi ha sicuramente aperto le porte all’investimento in Bitcoin per ora sul resto è abbastanza fredda e abbastanza scettica. Quanto alla sostenibilità ambientale c’è poca differenza per ora tutte queste cripto usano per essere sicure cioè per rendere immutabile il loro registro contabile usano praticamente tutta quella che viene chiamata Proof of Work cioè la necessità di compiere del lavoro computazionale per mettere in sicurezza il registro contabile questo lavoro computazionale ovviamente comporta il consumo di energia che però non è uno spreco perché utile a qualcosa e sebbene qualcuno dice che Bitcoin consuma come l’Irlanda o la Danimarca e questo sembra impressionarci, ricordiamo che consuma meno degli elettrodomestici che sono in standby negli Stati Uniti, cioè avete presente quando spegnete il vostro televisore ma resta con la lucina accesa pronta a ricevere gli input del vostro telecomando in quel momento l’elettrodomestico è in standby, Bitcoin consuma meno degli elettrodomestici in standby negli Stati Uniti. Poi c’è chi da anni immagina modalità di rendere sicuri registri transazionali registri contabili senza la proof of work ma per ora si tratta solo di ricerca e nulla di concreto o di veramente applicato su dei network che rappresentino dei valori economici significativi.

Domanda:

L’utilizzo futuro più prossimo dei bitcoin quale pensi che possa essere in un orizzonte temporale di due anni? Per esempio dove li vedremo? Chi li userà? Perché? Qual è la tua visione rispetto a questo?

Risposta:

A mio avviso li vedremo dove li vediamo adesso cioè Bitcoin è fondamentalmente uno strumento di investimento. Siccome è un asset che ha correlazione nulla con le altre asset class diversifica straordinariamente se inserito in un portafoglio di investimenti sufficientemente diversificato, il che vuol dire che a parità di rendimento atteso abbassa i rischi del portafoglio o a parità di rischi attesi aumenta il rendimento atteso del portafoglio. Da questo punto di vista io non ho mai creduto a un bitcoin transazionale cioè a un bitcoin usato per comprare qualcosa. Chi nel 2010 ha comprato due pizze pagandolo 10mila bitcoin cioè 500 milioni di dollari i corsi attuali non ha fatto evidentemente un buon affare. Certamente il bitcoin transazionale può fermarsi in economie che non hanno una valuta di riferimento e proprio di questi giorni ad esempio la notizia che Bitcoin ha ricevuto corso legale in El Salvador e lì è chiaramente uno stato dove il 20% del Prodotto Interno Lordo deriva dalle rimesse degli emigranti, emigranti che adesso possono fare rimesse in Bitcoin istantaneamente senza pagare sostanzialmente quasi nessuna commissione e quindi è estremamente conveniente per loro. Con un bitcoin transnazionale potrebbe affermarsi o se teniamo presente che il corso legale di Bitcoin si affianca al corso legale del dollaro statunitense in El Salvador magari i salvadoregni utilizzeranno i dollari statunitensi per fare gli acquisti e invece in Bitcoin per detenere i risparmi

Domanda:

La tecnologia blockchain, perché parliamo anche di questo quando parliamo del Bitcoin, però consente anche di sviluppi e degli utilizzi diversi, faccio riferimento per esempio agli Smart contract ci può aiutare a comprendere che cosa sono questa tipologia di contratti e in che cosa possono essere utili o si differenziano dagli altri.

Risposta:

Gli Smart contract sono automatizzazione di contratti in cui appunto al verificarsi di eventi, tipicamente eventi di pagamento, avviene in automatico la consegna di un bene, questo bene è di solito indicato col termine generico di Smart Property perché creato esso stesso sulla blockchain. In questo periodo per esempio si parla molto di una Smart Property che sono i non fungible token cioè dei gettoni rappresentativi di opere d’arte. Io sono personalmente molto scettico di questi ambiti applicativi così come ero scettico sulla applicabilità generica della tecnologia blockchain nel 2015 così come nel 2016 ero un pò scettico sugli Smart contract nel 2017 nel 2018 mettevo in guardia dalle cosiddette ICO. Così oggi spiego che i non fungible token sono estremamente pericolosi io credo siano semplicemente mode passeggere, mode del momento, anche perché spesso sono apprezzati ma solo per una diffusa incapacità tecnologica di apprezzarne veramente quale sia la loro sostanza, la loro robustezza. Per carità esistono applicazioni non monetarie della blockchain, una su tutte la marcatura temporale cioè la possibilità di usare una blockchain per mettere una data certa a un documento digitale, non è a mio avviso particolarmente eccitante quando in realtà invece abbiamo appunto un oro digitale che luccica ai miei occhi ed è particolarmente eccitante e che ha viceversa bisogno di tutta una serie di servizi tradizionali dai mercati futures ai mercati di opzioni a chi fornisca servizi di custodia, chi fornisca servizi assicurativi, a chi fornisca prestiti collateralizzati da Bitcoin cioè io vengo da vent’anni di mondo della finanza tradizionale e ho sempre spiegato in questi ultimi quattro cinque anni che la finanza non ha bisogno di Blockchain ma l’economia Blockchain ha bisogno dei servizi finanziari tradizionali e questo credo sia il futuro tra virgolette della blockchain economy

Domanda:

Ferdinando l’ultima domanda che facciamo è solitamente appunto una previsione di previsione ce ne hai già fatte alcune insomma ci vorresti dire secondo te nell’arco dei prossimi anni rispetto alle attività di formazione, ricerca e consulenza di cui vi occupate anche come Digital Golden Institute di cui è direttore scientifico, che cosa vi aspettate e per che cosa vi state preparando nei prossimi anni?

Risposta:

Allora ci sono diversi modalità per parlare di un outlook e non mi tiro indietro di fronte a un outlook semplicemente sulle dinamiche di prezzo. Se non altro per rivendicare con orgoglio che è dal 2015 che sostengo che Bitcoin se dimostrasse di essere oro digitale è oggi straordinariamente sottovalutato e che quindi merita una valutazione sicuramente 300.000 500.000 dollari, a meno che non vada a zero. Oggi queste stesse stime di mercato le fanno le grandi investment bank e quindi magari non c’è più chi sorride alle mie parole come sorrideva magari nel 2015 ma l’outlook più in generale lo ripeto è quello di un mondo di servizi finanziari che si apre a questa nuova asset class e perché questa entrerà e sta entrando di fatto in tutti i portafogli d’investimento e quindi ha bisogno di un mondo di servizi. Certamente un oro digitale potrebbe anche innescare dei temi monetari cioè di nuove monete o monete private vediamo che ne so le proposte di Facebook o di grandi gruppi industriali di battere moneta privata che potrebbero avere delle accelerazioni nei prossimi anni basandosi anche su un bitcoin come asset di riserva. Insomma una specie di gold standard rinnovato, in un futuro molte monete private potrebbero avere delle riserve denominate Bitcoin e quindi tre grandi scenari uno di prezzo, uno di Industry e uno di evoluzione di ingegneria monetaria che sono secondo me le tre grandi direttrici dei prossimi anni.

Grazie molto a Ferdinando Ametrano per il suo tempo e per la conoscenza che oggi ha voluto condividere con noi in questa prima puntata della serie speciale che stiamo dedicando alle cripto valute.

Grazie a voi per l’invito.

Potete ascoltare le trust talks sul sito www.studiogaeta.com per contatti diretti con i nostri esperti invia una mail info@studiogaeta.com