Trust Talks n. 36 -Contratti inter vivos con effetti post mortem e Trust

Ben trovati, sono Paolo Gaeta e questa è la serie Podcast Trust Talks dedicata al trust e gli strumenti di wealth management. Oggi parliamo di contratti inter vivos con effetti post mortem.  

Un tema che riguarda molto da vicino il trust in funzione successoria, tema che proprio grazie ai recenti orientamenti dell’Agenzia delle Entrate assume un rilievo interessante.  

Ne parliamo con Marta Cenini, professoressa associata di diritto civile e of counsel di DLA Piper, esperta di diritto delle successioni e donazioni correlato al passaggio generazionale. 

La professoressa Cenini è’ autrice di numerose pubblicazioni in tema di successioni e trust e ha recentemente pubblicato un contributo in tema di contratti inter vivos con effetti post mortem nella successione dell’impresa sulla rivista Familia – Pacini Editore. 

Trascrizione

L’Italia ha ormai un’esperienza trentennale nell’uso dei trust. Lo studio Paolo Gaeta lancia la serie podcast trust talks, con l’obiettivo di condividere con i maggiori esperti italiani e internazionali le esperienze maturate fino ad oggi e per comprendere usi e applicazioni dei trust oltre le prospettive di sviluppo del wealth management. Questa e le prossime trust talks le potete trovare nel sito www.studiogaeta.com

Ben trovati, sono Paolo Gaeta e questa è la serie podcast Trust talks dedicata al trust e gli strumenti Wealth Management. Oggi parliamo di contratti Inter vivos con effetti post mortem. Un tema che riguarda molto da vicino il trust in funzione successoria. Tema che proprio grazie ai recenti orientamenti dell’Agenzia delle Entrate assume un rilievo interessante. Ne parliamo con Marta Cenini professoressa associata di diritto civile e of counsel di DLA Piper, esperta di diritto delle successioni e donazioni correlato al passaggio generazionale. La professoressa Cenini è autrice di numerose pubblicazioni in tema di successioni e trust e ha recentemente pubblicato un contributo in tema di contratti inter vivos con effetti post mortem nella successione dell’impresa sulla rivista Familia edita da Pacini.

Domanda:

Buongiorno Marta, grazie di essere qui con noi oggi, il contributo che hai scritto a fronte del tema dei contratti inter vivos con effetti post mortem, cosa si intende con questa espressione e quali sono le problematiche sottese?

Risposta:

Grazie Paolo, buongiorno a tutti e grazie per l’invito, sono molto felice di essere qui con te e con voi a discutere di questo mio recente contributo che appunto affronta il tema dei negozi e contratti inter vivos con effetti post mortem. Questa è un’espressione abbastanza complessa e richiede qualche spiegazione, allora è una categoria giuridica creata dalla dottrina e poi fatta propria dalla giurisprudenza che è stata ideata in primo luogo per superare alcune criticità legate al noto divieto di patti successori, quindi riguarda la possibilità non tanto di devolvere l’eredità o i beni post-mortem, perché questo noi sappiamo che solo il testamento è l’unico negozio mortis causa riconosciuto dal nostro ordinamento, ma attraverso questa nuova categoria la dottrina prima e la giurisprudenza poi ha cercato di rendere leciti e meritevoli di tutela alcuni strumenti che in parte attuano una funzione che è stata chiamata para successoria e non successoria proprio in quanto nel nostro ordinamento la Cassazione stessa ha riconosciuto solo il testamento come negozio mortis causa e quindi il divieto di qualsiasi contratto negozio propriamente mortis causa. L’attualità di questa tematica è dovuta al fatto che ci sono state delle sentenze molto recenti della Cassazione, una del 2020 e una del 2019, che hanno ripreso la tematica e l’hanno riletta e in particolare questa sentenza del 2020 ha fatto uno specifico riferimento all’istituto del trust in funzione successoria, per cui da qui anche l’interesse verso queste nuove pronunce.

Domanda:

Si, chiaro. Molto interessante, di questa sentenza forse se ne è parlato anche poco, leggendo il tuo contributo ci si rende conto che contiene degli elementi davvero interessanti, ma in particolare parlando del trust in funzione successoria, quali sono secondo te le opportunità e le principali criticità.

Risposta:

Allora, dunque, partirei proprio da queste due sentenze del 2020 e del 2019 perché in realtà la sentenza del 2020 affrontava un altro negozio inter vivos con effetti post mortem che è il cosiddetto vitalizio alimentare, però appunto richiama espressamente quest’altra sentenza della Cassazione del 2019 che invece era proprio in tema di trust in funzione successoria, ecco quindi la sentenza del 2020, richiamando la sentenza del 2019, ha riconfigurato questa categoria dei contratti inter vivos con effetti post-mortem e quindi il tust in funzione successoria, noi lo sappiamo, è un tema molto dibattuto e soprattutto è affrontato ovunque, utilizzato nella successione dell’impresa. Quindi qui vediamo soprattutto l’esigenza della pianificazione successoria, mentre magari la pianificazione successoria dei patrimoni di altro tipo, i patrimoni immobiliari o di altri asset che possono essere nei patrimoni delle famiglie delle persone richiedono meno forse un’esigenza di pianificazione invece quando si tratta di partecipazioni sociali o di impresa l’esigenza appunto è più sentita e qui come sappiamo abbiamo vari istituti, il testamento stesso, il patto di famiglia come ovvio e accanto a questi appunto si è introdotto e affermato anche nella prassi il trust. Il problema qual’è adesso questa sentenza del 2019 lo chiarisce in maniera lampante, intanto in tema di qualificazione ovviamente nel senso che la Cassazione del 2019 ha appunto stabilito, con una pronuncia a mio avviso innovativa, anche se comunque anche questi erano temi dibattuti da tempo dalla dottrina e dalla giurisprudenza, ha assimilato, se vogliamo, il trust a un atto che può appunto avere una funzione successoria ovviamente ma donativa quindi ha ricostruito il meccanismo dell’atto di dotazione dei beni al trustee e poi anche l’atto di distribuzione come una donazione indiretta. La problematica sta in questo, nel senso che la sentenza del 2019 in realtà era un regolamento di giurisdizione intanto, per cui non ha affrontato poi nello specifico quelle che sono le conseguenze anche di questa qualificazione e quello che emerge è che appunto la sentenza era diciamo scaturita da un contenzioso in cui i due soggetti beneficiari, appunto di un trust in funzione successoria stabilito da sé proprio per la pianificazione della successione del proprio gruppo farmaceutico e i beneficiari avevano avuto appunto diciamo la distribuzione anticipata rispetto alla chiusura naturale del trust e il tema era che sebbene il disponente avesse assolutamente chiarito che le attribuzioni dei due beneficiari dovevano essere equivalenti, siccome poi le distribuzioni erano consentite per una in una somma di denaro e per l’altra le partecipazioni in natura c’era stato un tema di stima dei valori di queste partecipazioni societarie e per cui poi diciamo che siccome poi la beneficiaria che aveva avuto le attribuzioni in natura delle partecipazioni aveva poi rivenduto le proprie partecipazioni societarie a una società straniera, anche quindi avendo una plusvalenza notevolissima, il contenzioso era nato da questo perchè l’altra beneficiaria aveva contestato che la stima delle partecipazioni fosse stata assolutamente erronea o addirittura condotta con dolo a suo danno e aveva richiamato qui le norme sulla divisione ereditaria. Anche qui ovviamente il tema è estremamente tecnico per cui non voglio neanche troppo addentrarmi nelle tecnicalità però diciamo che una delle criticità del trust in funzione successoria è questa, cioè da una parte lo riconduciamo alle donazioni indirette per agganciarlo a una disciplina prevista dall’ordinamento italiano, appunto la Cassazione ha escluso che l’atto di distribuzione fosse equiparato a un atto di divisione ereditaria proprio perché appunto qui non siamo all’interno della materia successoria, ma dall’altra parte non è andata in fondo non ha quindi chiarito però quindi quale disciplina si dovesse applicare e qui il riferimento ovviamente è ai meccanismi della riduzione e tutte le problematiche però che questo comporta perché anche qui senza voler entrare troppo nel dettaglio in dottrina e anche in giurisprudenza, ma soprattutto la dottrina, si è chiesta quindi a questo punto chi è il legittimato passivo all’azione di riduzione, il trustee sembrerebbe di no perché non si arricchisce, il beneficiario ma solo quando ha avuto la distribuzione oppure anche se non ha avuto la distribuzione, dipende se il settlor è morto o meno, diciamo varie complessità a cui si aggiunge anche quello della valutazione delle partecipazioni dell’azienda, altro tema complesso.

Domanda:

Certo, a proposito di questo, scusa se ti ho interrotto, questa sentenza che sembra contenere degli elementi davvero importanti, una sorta di pietra miliare in questa materia può aver sollevato dubbi anche se si parla di successioni d’impresa per esempio il momento di valutazione della partecipazione a questi altri aspetti che tu accennavi e secondo te quale può essere un outlook? Quali sono gli insegnamenti che nella vita professionale possiamo cogliere da queste indicazioni.

Risposta:

Allora il tema appunto come accennavo è estremamente complesso, nel senso che la Cassazione del 2019 essendo un regolamento di giurisdizione come dicevo non è entrata nel dettaglio, non ha dato delle indicazioni sicure. L’unico aspetto sicuro che ha confermato è che per quello che riguarda il trust in funzione successoria e le distribuzioni non si applica la disciplina della divisione ereditaria e questo è già un punto fermo molto importante. D’altra parte invece riconducendolo all’ambito delle donazioni indirette questo non esclude invece che si applichino le norme appunto sulla collazione. Allora qui la dottrina ci aiuta perché è un passaggio importante a mio avviso che forse non è a tutti noto, le norme sulla collazione sono considerate dalla dottrina derogabili. Quindi c’è un margine di negoziabilità, di deroga alle norme sulla collazione per esempio proprio con riferimento alla stima dei beni. Su questo la dottrina è abbastanza pacifica, la stima dei beni che appunto per le partecipazioni societarie e per le imprese è così cruciale non è necessariamente al momento dell’apertura della successione come appunto dice il 750 del Codice civile, questa è una norma secondo la dottrina derogabile allora qui si aprono effettivamente degli spazi, spazi importanti in cui appunto l’autonomia privata, la negoziazione e la concreta redazione dell’atto di trust possono avere un ruolo anche eventualmente in applicazione analogica della norma sul patto di famiglia che come è noto stabilisce che al momento dell’assegnazione si cristallizza il valore dell’azienda della partecipazione perché effettivamente essendo beni così mobili e nella loro valutazione è fondamentale stabilire chiaramente il momento di valutazione.

Quindi è importante sottolineare come dicevi lo spazio che è stato lasciato all’autonomia privata di poter regolare alcuni di questi aspetti, quindi sono aspetti che devono essere valutati per tempo però c’è un pò di spazio di pianificazione da questo punto di vista.

Esatto, almeno io lo vedo e vale sicuramente la pena approfondire e continuare a studiare, a elaborare soluzioni.

Allora noi ci impegniamo a mantenere alta l’attenzione su queste tematiche e soprattutto a continuare lo studio che è davvero sempre necessario. Ringraziamo moltissimo la professoressa Marta Cenini per essere stata con noi oggi nella trasmissione della serie trust talks.

Grazie a voi, grazie a te Paolo. Grazie a tutti.

Potete ascoltare le trust talks sul sito www.studiogaeta.com. Per contatti diretti con i nostri esperti inviati una mail info@studiogaeta.com