Trust Talks n.4 – Trust autodichiarati, trust autodestinati con il Notaio Gaetano Petrelli

Il nostro viaggio nel mondo del trust e del wealth management continua con l’incontro dei più grandi esperti italiani ed europei del settore. Per il podcast di oggi abbiamo il piacere di avere con noi un giurista di diritto civile di altissimo livello, che ha prodotto un numero consistente di pubblicazioni scientifiche di grande approfondimento e altrettanta lucidità. Lavori preparati con un senso di dedizione non comune e per questo ancora più importanti per gli operatori del diritto, la trust talks dello Studio Paolo Gaeta è oggi con il notaio Gaetano Petrelli. 

Trascrizione:

L’Italia ha ormai un’esperienza trentennale nell’uso dei trust. Lo Studio Paolo Gaeta lancia la serie podcast TrustTalks con l’obiettivo di condividere con i maggiori esperti italiani e internazionali le esperienze maturate fino ad oggi e per comprendere usi e applicazioni dei trust oltre le prospettive di sviluppo del wealth management. Queste e le prossime TrustTalks le potete trovare nel sito www.studiogaeta.com.  

 

Il nostro viaggio nel mondo del trust e del wealth management continua nella direzione di incontrare i più grandi esperti europei del settore. Per il nostro podcast di oggi abbiamo il piacere di avere con noi un giurista di diritto civile di altissimo livello che ha prodotto un numero consistente di pubblicazioni scientifiche di grande approfondimento e altrettanta lucidità. Lavori preparati con un senso di dedizione non comune e per questo ancora più importanti per gli operatori del diritto. Il notaio Gaetano Petrelli. 

 

Domanda: Notaio Petrelli buongiorno, mi lasci dire che per me oggi è una gioia poter fare insieme questo podcast. Andiamo subito al dunque, utilizziamo al meglio i nostri minuti. Qual’è la differenza fra il trust, vincolo di destinazione autodestinato e quello autodichiarato, fattispecie che spesso vengono indebitamente confuse tra loro.

 

Risposta: Effettivamente c’è un po’ di confusione al riguardo, sono due fattispecie, sono nozioni assolutamente diverse, il trust o vincolo di destinazione autodichiarato è quello che si perfeziona senza trasferimento della proprietà, dal disponente a un terzo fiduciario trustee. Viene cioè sostanzialmente costituito un vincolo di destinazione a favore dei beneficiari, in modo che il titolare del diritto di proprietà vincolata rimanga il disponente destinante, senza quindi che la proprietà passi ad alcuna persona diversa dal disponente. Si parla invece di autodestinazione o di vincolo trust autodestinato per descrivere quei casi in cui i benefici del vincolo vengono previsti a favore dello stesso disponente, quindi beneficiario è il disponente. In realtà questa è una situazione che si verifica abbastanza spesso, ma nel caso in cui il disponente sia uno dei beneficiari del trust, si parla però specificamente di autodestinazione quando il disponente è l’unico beneficiario, quindi sostanzialmente autodichiarazione significa che si costituisce il vincolo senza trasferimento di proprietà invece autodestinazione si costituisce il vincolo a favore del solo disponente.

 

Domanda: Chiarissimo. E quali sono gli interessi che possono essere soddisfatti con un trust o vincolo di destinazione autodestinato nell’ordinamento giuridico italiano?

Risposta: Questa è la domanda centrale per comprendere la fattispecie dell’autodestinazione, in effetti una parte consistente della dottrina, per non parlare della rara giurisprudenza in tema parliamo soprattutto del vincolo di destinazione italiano, ma il discorso può essere traslato anche al trust interno che deve rispettare i requisiti inderogabili previsti dalla legislazione italiana. Dicevo buona parte della dottrina e giurisprudenza si sono espressi contro la validità del vincolo autodestinato, ritenendo che non sia una fattispecie lecita perché sarebbe priva di causa. Si dice sostanzialmente che il disponente non ha bisogno di ridurre un vincolo di destinazione per usufruire di tutte le facoltà già insite, comprese nel diritto di proprietà, nel diritto dominicale e quindi sostanzialmente non c’è una causa sufficiente per giustificare la costituzione di questo tipo di vincolo. L’argomentazione effettivamente insidiosa ma non insuperabile. Va detto che sicuramente laddove con il vincolo di destinazione non si realizzino interessi ulteriori rispetto a quelli perseguibili, mediante la semplice titolarità del diritto di proprietà, il vincolo autodestinato è illegittimo. Questo però non significa che non vi possano essere dei casi in cui in questo vincolo riesce a soddisfare interessi ulteriori. Faccio un piccolo esempio, io sono una persona che spende facilmente i miei soldi non riesco a tenerli in tasca e quindi presumibilmente se io rimango titolare non vincolato del diritto di proprietà sui miei beni, prima o poi diciamo riuscirò a sperperare tutto ciò che ho. Essendo conscio di questo mio difetto, diciamo io costituisco un vincolo di autodestinazione autodestinato con cui vincolo la proprietà al perseguimento di un mio interesse di tipo previdenziale e/o assistenziale, vale a dire che i beni potranno essere utilizzati solo per soddisfare determinate mie esigenze quando raggiungerò per esempio una certa età, la pensione, una rendita, diciamo, oppure quando mi dovesse accadere qualcosa di importante, ad esempio a livello di salute. In questo modo io vincolo me stesso a non utilizzare i beni se non per determinate esigenze. E questo è sicuramente un interesse meritevole di tutela per l’ordinamento italiano considerato per la previdenza e l’assistenza sono diciamo disegnate nella nostra Costituzione come finalità incentivate, promosse e sicuramente previste, quindi non c’è dubbio che possano esistere degli interessi legittimi da perseguire con l’autodestinazione. Un’altra fattispecie è quella della tutela dei soggetti deboli, fragili per problematiche di tipo psicologico, fisico, pensiamo alla normativa sul “dopo di noi” in questi casi, a mio avviso la destinazione assolutamente meritevole tant’è vero che anche prima della legge sul “Dopo di noi”, la giurisprudenza ha ammesso in parecchi casi l’autodestinazione a favore di questi soggetti deboli. Quindi in realtà l’argomentazione dell’assenza di causa serve per filtrare tutti quei casi non meritevoli di tutela, ma non è sufficiente ad escludere la validità nei casi che ho descritto e in altri che si potrebbero ipotizzare.

 

Domanda: Notaio è molto chiaro e anche molto interessante. Adesso le faccio un’ultima domanda che cerco di fare nel modo più chiaro possibile a beneficio di chi ci ascolta. Un trust o un vincolo di destinazione autodestinato può essere nel contempo autodichiarato? Quindi in presenza di autodestinazione il disponente e beneficiario puo’ essere nel contempo trustee o fiduciario?

 

Risposta: Molto sinteticamente negli ordinamenti anglosassoni, questo tipo di fattispecie non è ammessa. Si sostiene comunemente che una stessa persona non possa rivestire contemporaneamente le tre qualifiche di disponente, di beneficiario e di trustee. L’argomentazione che di solito viene addotta nel regime di common law è quella per cui un Trustee non può essere obbligato nei confronti di se stesso. Argomentazione che nell’ordinamento italiano può non essere sufficiente per rigettare un medesimo soggetto. Nell’ordinamento italiano vi è tuttavia una ragione, ritengo sufficiente, per escludere in linea di principio la validità di un vincolo che sia nel contempo autodichiarante e autodestinato l’assenza di effettività questo vincolo. L’art. 2645 ter del codice civile dichiara che l’attuazione del vincolo di destinazione competa a qualunque interessato, ma è ovvio che un ipotetico vincolo caratterizzato dalla compresenza nel medesimo soggetto delle qualifiche di disponente, di fiduciario e di beneficiario sarebbe in realtà non effettivo, perché quel soggetto avrebbe ovviamente la possibilità di non adempiere e nel momento in cui decide di non adempiere effettivamente non è ipotizzabile che egli stesso poi agisca nei confronti di se stesso. Diciamo così. Si potrebbe immaginare un vincolo cui vi sia anche la presenza di un guardiano, di un protector diciamo, incaricato di rendere effettiva la destinazione, ma è abbastanza difficile ipotizzare la sufficienza di questo espediente per rendere male del vincolo, nella misura in cui la presenza del guardiano non è un requisito indispensabile nell’ordinamento italiano per costituire un vincolo di destinazione. Questo significherebbe sostanzialmente che la validità della fattispecie verrebbe rimessa a una scelta possibile, ma sicuramente non necessaria, di nominare questa figura del guardiano riterrei quindi che comunque anche per quanto concerne il vincolo di destinazione italiano non si possono cumulare le qualifiche di vincolo autodestinato e autodichiarato.

 

Grazie notaio per la sua disponibilità e per l’approfondimento che ci ha consentito di fare oggi. Grazie

 

Prego, buongiorno.

 

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