Trust Talks n.6 – Le prospettive di sviluppo del trust interno con la prof.ssa Lucilla Gatt

Per la puntata di oggi del podcast dello Studio Paolo Gaeta sul mondo dei trust e del wealth management abbiamo con noi la prof.ssa Lucilla Gatt ordinaria di diritto privato e diritto civile all’Università Suor Orsola Benincasa, Direttore del centro di ricerca europeo di diritto privato presso la Unisob, Presidente dell’accademia europea dei private lawyers, e Direttore del Master di II livello in Famiglia minori e diritto delle successioni presso la Unisob. 

Trascrizione:

L’Italia ha ormai un’esperienza trentennale nell’uso dei Trust. Lo Studio Paolo Gaeta lancia la serie podcast TrustTalks con l’obiettivo di condividere con i maggiori esperti italiani e internazionali le esperienze maturate fino ad oggi e per comprendere usi e applicazioni dei trust oltre le prospettive di sviluppo del wealth management. Queste e le prossime TrustTalks le potete trovare nel sito www.studiogaeta.com.

 

Per la puntata di oggi del nostro podcast sul mondo dei trust e del wealth management abbiamo con noi la professoressa Lucilla Gatt, ordinaria di diritto privato e diritto civile all’università Suor Orsola Benincasa, direttore del Centro di Ricerca europeo di Diritto privato presso la Unisob e Presidente dell’accademia europea dei private lawyers e Direttore del Master di II livello in Famiglia, minori e diritto delle successioni presso la Unisob. La professoressa Gatt ha pubblicato numerosi lavori in tema di donazioni, liberalità indirette e Trust.

 

Domanda: Buongiorno professoressa Gatt, allora dieci anni dall’articolo pubblicato sulla rivista Notariato del 2011 dal titolo: “Il trust cosiddetto interno, una questione ancora aperta.” Cosa è cambiato nella direzione di una migliore fruibilità dello strumento per un cittadino italiano?

 

Risposta: Sono cambiate alcune cose. Innanzitutto la prassi dei trust si è sempre più intensificata. Quindi, se nel 2010/2011 si era ancora dei pionieri nell’occuparsi di questa materia, in questo momento molti sono i trust trascritti, molti sono i trust posti in essere a livello di classe notarile, quindi sostanzialmente c’è stata una forte intensificazione della prassi del trust. Il secondo elemento importante da sottolineare è quello dell’intervento del legislatore. Il legislatore chiaramente si è prodigato nell’emanare una serie di provvedimenti sia in ambito fiscale, sia in ambito sostanziale, che hanno contemplato e contemplano sempre di più il trust in particolare, ma le destinazioni patrimoniali in generale, quindi c’è tra l’altro in aggiunta agli elementi che ho appena sottolineato un innalzamento del livello di consapevolezza dei professionisti, vuol dire della classe giuridica che si occupa del trust, dai notai agli avvocati, ma agli stessi giudici che chiaramente consente una maggiore tranquillità da parte dell’utente o comunque di colui che vuole usufruire di questo strumento in quanto è uno strumento ormai noto, noto a più livelli, uno strumento che sostanzialmente viene accolto ed accettato e quindi è uno strumento che ha una sua regolamentazione, sebbene ancora non organica, e su questo parleremo più avanti, però devo dire che da quando me ne occupai al tempo sicuramente oggi la fruibilità è aumentata per le ragioni che ho appena detto. Non sono però stati superati, e questo è necessario dirlo, dei gambi concettuali importanti sull’inquadramento dell’istituto e ripeto sull’organicità della disciplina. Quindi questi due problemi inquadramento e organicità della disciplina restano e questi due problemi, ovviamente, sono ancora di parziale ostacolo alla fruizione dell’istituto.

 

Domanda: Ma quali sono le principali criticità secondo lei cui è necessario porre attenzione da parte di un cittadino italiano che ha esigenze che sono appunto pagabili con il trust?

 

Risposta: Le prime criticità che emergono dall’approccio al trust sono le seguenti: chi vuole concludere un trust, chi desidera porre in essere un trust deve innanzitutto rivolgersi a professionisti qualificati. I professionisti qualificati in questo settore in Italia sono un certo numero, quindi il mio consiglio è sempre quello di effettuare delle analisi comparative o delle riflessioni che non vadano in una sola direzione, ma che appunto spazzino e consentano di consultare sia professionisti persone fisiche, ci sono degli studi molto ben avviati e specializzati in questo settore, il trust, e/o anche persone giuridiche. Però ecco, io tenderei a rivolgere l’attenzione a chi personalmente si è dedicato anche con pubblicazioni, con studi ma anche con la pratica ovviamente della costituzione alla realizzazione di trust per un certo periodo di tempo, è necessario avere un’esperienza pluriennale, perché il trust è un istituto che muta, è mutevole e nel corso degli anni si è sviluppato, si è perfezionato, quindi è necessario rivolgersi a professionisti qualificati che sappiano trattare la materia. Inoltre, è importante che coloro che desiderano porre in essere un trust non lo facciano per ragioni come posso dire ragioni che potrebbero poi rappresentare un punto debole della tenuta del trust. Quindi il trust deve essere utilizzato per quello che è, uno strumento validissimo per realizzare alcune tipologie di interessi che vanno da tipologie di interessi familiari, ma anche di composizione di una crisi patrimoniale. Tuttavia questi elementi devono essere chiarificati e chiariti immediatamente al momento della costituzione, non bisogna lasciare nulla di inespresso, non bisogna utilizzare il trust per nascondere qualcosa che non deve essere invece nascosto, ma al contrario, vedere nel trust uno strumento che consente la soluzione di problemi oltre e meglio rispetto agli istituti tradizionali. Quindi non bisogna avere paura di ricorrere al trust quando si è in una situazione critica, ma al contrario, se ben costruito da professionisti competenti il trust è proprio lo strumento giusto per risolvere la situazione critica. Un altro elemento a cui fare attenzione nella costituzione di trust è quello della legge applicabile, su questo elemento che è molto molto delicato e che apre e aprirebbe un discorso purtroppo non sviluppabile all’interno di questo contesto. Però sulla legge applicabile l’utente deve fare attenzione e deve dialogare con una certa profondità con il professionista incaricato della istituzione del trust. E questo è molto importante perché la scelta di una legge italiana piuttosto che di una legge straniera cambia completamente lo scenario disciplinare o quantomeno può creare in prospettiva nella vita del trust delle problematiche piuttosto serie. Quindi su questo elemento della legge applicabile al trust farei un’attenzione molto intensa. Infine l’altro elemento critico su cui è chiaramente necessario porre il proprio pensiero è la disciplina fiscale del trust, molte cose sono state chiarite, la giurisprudenza è intervenuta massicciamente su cui poteva, anche di recente una cassazione del 7 febbraio 2020, la numero 2897 che ha chiarito definitivamente che ai fini dell’applicazione dell’imposta sulle successioni e donazioni rileva unicamente l’atto di attribuzione dei beni a favore del beneficio del trust e non invece l’atto costitutivo del trust stesso. Ora questi concetti, che sono importanti perché chiaramente incidono sulla appetibilità e sull’attrattività dell’istituto e che sono stati ampiamente trattati dalla giurisprudenza, dovrebbero essere anche meglio chiariti attraverso gli atti dell’Agenzia delle Entrate, le circolari. Insomma dovrebbe essere un po’ superata quella circolare 2007, che è rimasta ancora un po’ sclerotizzata, ha delle affermazioni che sono state ampiamente superate dalla giurisprudenza, quindi attenzione anche all’applicazione secondo gli ultimi orientamenti giurisprudenziali della disciplina fiscale e come dicevo, legge applicabile, mancanza di timore nell’esporre eventuali criticità patrimoniali e rivolgersi a professionisti qualificati.

 

Domanda: Molto chiaro, molto chiaro. Professoressa, ancora una domanda: ma quindi il sovvertimento degli interessi provocato dal trust, laddove per sovvertimento di interessi si intende in genere il fatto che la segregazione patrimoniale prodotta dal trust avvantaggia i beneficiari finali del trust, quindi è realizzabile all’interno del nostro sistema senza sovvertirlo?

 

Risposta: Assolutamente sì, dott. Gaeta, in quanto io ritengo che il trust sia un potenziamento del sistema, non uno strumento di sovvertimento del sistema giuridico italiano. Attraverso il trust il nostro sistema giuridico si è arricchito, così come si è arricchito di altre fattispecie contrattuali di origine in senso lato straniera, cioè provenienti da ordinamenti non italiani. Fermo restando che il nostro ordinamento rispetto agli altri, presenta solo apparentemente una rigidità e una finitezza di figure giuridiche a cui ricorrere perché dobbiamo sempre ricordare che gli articoli 1322, 1323, 1324 del nostro codice civile, cioè gli articoli di apertura del titolo II del libro IV, i quali sostanzialmente rendono il nostro sistema di atti negoziali, cioè di autonomia privata, un sistema estremamente aperto, un sistema in cui può entrare sostanzialmente chiunque per esprimersi metaforicamente purché realizzi degli interessi meritevoli di tutela. Ora non c’è dubbio che il trust realizza interessi meritevoli di tutela tant’è vero che il ricorso a questo istituto è stato sempre più intenso, sempre più numeroso, quantitativamente aumentato quindi questo dato non può che dimostrare inequivocabilmente la funzionalità dell’istituto a interessi che i privati desiderano realizzare. Quindi, dicevo, non è uno strumento che sovverte, ma al contrario uno strumento che potenzia. Perché attraverso il trust che poi di fatto trova addentellati in radici in istituti del nostro ordinamento come il patrimonio familiare, la cessione dei creditori per citarne sono altri e che poi a partire relativamente di recente, a partire dal 2005/2006 con l’atto di destinazione dell’art. 2645-ter ha trovato anche una possibilità di identificazione per chi voglia seguire determinati percorsi interpretativi. Ecco, dicevo, questo istituto si colloca molto bene perché consente di superare i limiti che eventualmente avevano ed hanno alcuni istituti già tipizzati, così come altre fattispecie contrattuali hanno fatto in passato, pensiamo al leasing, ad altre, si innesca all’interno di figure note per rendere i loro confini più elastici e per quindi concretizzare poi l’esistenza e l’operatività di una figura nuova. Tutto questo lo fa però il trust così come lo hanno fatto figure che lo hanno preceduto, cioè altri contratti atipici o altri negozi atipici, per essere più generici. Lo hanno fatto però sempre nel rispetto di quelli che sono i fondamenti inderogabili a livello di principio, ma anche a livello di norme giuridiche del nostro sistema. Ne cito una per tutti, per capirci, ma insomma ce ne sono tantissime, è chiaro che con il trust non si può ledere la legittima. Con il trust non si possono fare cose che i nostri istituti già tipizzati da tempo non possono fare. Il trust deve, come altri istituti, restare all’interno di determinati confini inderogabili del nostro sistema giuridico. Quindi con il trust non si può fare nulla che non si possa fare con altri istituti, ma si può fare meglio in molte occasioni ed in molte situazioni si può fare meglio. Quindi è una strada da percorrere con convinzione perché per determinate fattispecie o determinate situazioni, determinati casi, questo istituto è quello migliore per soddisfare gli interessi delle parti rispetto ad altri già esistenti. Non diventa uno strumento per superare determinati confini, determinati divieti e determinati limiti dell’ordinamento, diventa uno strumento per realizzare meglio gli interessi che già sono consentiti nel nostro sistema.

 

Domanda: E infine una domanda sul futuro: cosa pensa ci riserverà il futuro degli strumenti di destinazione patrimoniale in Italia?

 

Risposta: Ecco, questa domanda mi fornisce l’occasione per rendere noto al pubblico che ci ascolta e che ringrazio che in questo momento l’Accademia italiana si sta muovendo verso alcune direzioni importanti. In particolare mi riferisco all’Associazione Civilisti Italiani di cui faccio parte, presieduta attualmente dal collega Aurelio Gentili e in passato presieduta dal professore Guido Alpa, dal professore Giovanni Iudica questa associazione che raccoglie un certo numero di colleghi, di civilisti, che da tempo, insomma, lavorano e svolgono attività all’interno di questa associazione ecco ha promosso la realizzazione e l’elaborazione di un progetto di revisione, attualizzazione, modernizzazione del codice civile, con specifico riguardo agli aspetti patrimoniali. Ora, in particolare questo progetto mira a tipizzare e quindi a rendere ancora più fruibile e quindi a eliminare tutte le paure, tutte le esitazioni che potevano essere prospettate intorno al trust, mira a tipizzare il trust. In altre parole, l’Associazione Civili Italiani ha proposto un progetto in cui il trust diventa un contratto tipico, un contratto tipico inserito nel titolo III del libro IV insieme agli altri contratti tipici che ha una sua disciplina, un suo articolato dedicato e che mantiene però la denominazione Trust, quindi non diventa il negozio fiduciario, come proposto da alcuni, non diventa il negozio di affidamento fiduciario come proposto da altri, ma resta trust. Resta cioè questa figura giuridica ampiamente diffusasi ormai da più di trent’anni e con le sue caratteristiche e con i fini che sostanzialmente mira a realizzare. Questo articolato io lo vedrei bene perchè anche se nel mio approccio allo studio della materia ho sempre sostenuto l’inutilità di discipline speciali, in considerazione del fatto che noi abbiamo già una disciplina generale che si applica direttamente alle figure negoziali atipiche e poi delle discipline speciali che si possono applicare analogicamente quindi, sebbene abbia sostenuto sempre questo, però, mi rendo conto che la tipizzazione e la dedizione di un articolato specifico possa facilitare il ricorso a questa figura negoziale che a mio avviso rappresenta oggi una delle più importanti per la regolamentazione del patrimonio, soprattutto per la soluzione di problemi legati all’assetto patrimoniale sia in ambito familiare ma non solo in ambito familiare, anche in ambito aziendale, societario e così via. Quindi una configurazione più chiara, con la denominazione che tra l’altro consente all’Italia di restare al passo con altri paesi non solo europei, ma direi del mondo e che tra l’altro giustificherebbe anche la firma della Convenzione dell’Aia in modo tale da rendere reciproco questo riconoscimento della figura specifica del trust tra noi e altri paesi del pianeta. Ecco, direi che questa visione delle cose quindi questa prospettazione di una figura tipica ci consentirebbe di superare esitazioni di cui abbiamo parlato prima e ci consentirebbe di potenziare, ripeto, una figura che, per quanto mi riguarda, resta uno strumento principale di soluzione dei problemi patrimoniali.

 

Professoressa Gatt grazie molto per il tempo che ci ha dedicato e per l’opportunità di riflessione che devo dire non mancano mai con i suoi interventi. Grazie.

 

Grazie a lei, dottor Gaeta e complimenti per questa bellissima iniziativa. A presto

 

Potete ascoltare le Trust Talks sul sito www.studiogaeta.com.

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