Trust Talks n.9 – Registro dei Titolari Effettivi Vs Diritto alla Privacy con il prof. Filippo Noseda

Il podcast di oggi prosegue il nostro viaggio nel mondo del trust e del wealth management con i più grandi esperti internazionali del settore per approfondire la conoscenza dei fenomeni più interessanti e attuali.  

Oggi incontriamo una persona con doti professionali, accademiche e personali non comuni, professore di diritto dei trust al King’s College di Londra, giudice della Corte dei Trust di San Marino, solicitor in Inghilterra, Svizzera e British Virgin Island, partner dello studio legale internazionale con sede a Londra, Mishcon de Reya, è con noi oggi il prof. Filippo Noseda. 

Con lui parleremo della norma antiriciclaggio che prevede l’istituzione del registro dei titolari effettivi e dell’impatto che questo registro, come anche le norme sul FATCA ed il CRS hanno sulla privacy.

Studio Paolo Gaeta, Milano Napoli. Trust and Estate Practitioner.

 

Trascrizione:

L’Italia ha ormai un’esperienza trentennale nell’uso dei Trust. Lo Studio Paolo Gaeta lancia la serie podcast TrustTalks con l’obiettivo di condividere con i maggiori esperti italiani e internazionali le esperienze maturate fino ad oggi e per comprendere usi e applicazioni dei trust oltre le prospettive di sviluppo del wealth management. Queste e le prossime TrustTalks le potete trovare nel sito www.studiogaeta.com.

 

 

Buongiorno a tutti sono Paolo Gaeta e con il podcast di oggi prosegue il nostro viaggio nel mondo del Trust e del Wealth Management con i più grandi esperti internazionali del settore per approfondire la conoscenza dei fenomeni più interessanti e attuali. Oggi incontriamo una persona con doti professionali, accademiche e personali non comuni, Professore di diritto dei trust al King’s College di Londra, giudice della Corte dei Trust di San Marino, solicitor in Inghilterra, Svizzera, e British Virgin Island, partner dello Studio legale internazionale con sede a Londra, Mishcon de Reya.  È con noi oggi il professore Filippo Noseda, con lui parleremo della norma antiriciclaggio che prevede l’istituzione del registro dei titolari effettivi e dell’impatto che questo registro, come anche le norme sul Fatca e del CRS hanno sulla privacy. 

 

Domanda:

 

Professore Noseda buongiorno, è davvero un piacere e una grande opportunità averla qui con noi oggi. La prima domanda che vorrei farle è questa: cos’è il registro dei titolari effettivi? E quali sono le finalità con le quali esso è stato creato?

 

Risposta:

 

Buongiorno dottor Gaeta, ascoltatori. Da Londra in lockdown, purtroppo la crisi qua continua e il registro pubblico è una crisi che le dico. Guardi, il registro pubblico è stato introdotto prima della quarta direttiva europea antiriciclaggio 2015 e poi dalla quinta direttiva europea, le finalità sono diverse per quello che riguarda l’inizio, era stato pensato come un registro centrale da essere tenuto dalle camere di commercio o da un organo centrale per combattere il terrorismo, il finanziamento del terrorismo e il riciclaggio del denaro sporco, l’idea era di dare accesso alle forze dell’ordine, ai dati dei titolari effettivi di società ed altri enti, tra cui Trust e fondazioni. Questo era il primo obiettivo, la definizione di titolare effettivo è quella che si applica per i fini dell’antiriciclaggio, quindi se ha una società tipicamente una persona che ha il diritto di voto di controllo sul venticinque percento più delle azioni e se a trust fondazioni, parlo di fondazioni perché nell’altra metà Europa ci sono anche le fondazioni di famiglia, in Austria e in Belgio e in Olanda, ma per i trust sono il disponente, il trustee, il guardiano e se c’è il beneficiario. Fin qua tutto bene. Poi con la quinta direttiva europea, dopo litigi interni nell’unione europea è stato ampliato questo registro in doppia maniera, per quello che riguarda le finalità, non più soltanto mirato alla lotta contro il terrorismo e il riciclaggio, ma anche per dare maggiore trasparenza alla società civile, inclusi i giornali e ai diritti delle minoranze, degli azionisti di minoranza e anche per aumentare la trasparenza di governance, questo è il primo grosso punto. Per quello che riguarda invece l’accesso, dopo furiosi litigi interni, e ho visto pareri legali interi della Commissione europea che potremmo discutere più tardi, è stato deciso che il registro debba essere pubblico. Quindi lei mette Paolo Gaeta, Filippo Noseda su Google e salta fuori se sono azionisti di società. Quindi questa è la risposta a chi sono i titolari effettivi e a quali finalità il registro è stato introdotto per quello che riguarda l’implementazione, il registro pubblico a livello nazionale sarebbe dovuto essere introdotto entro il dieci gennaio di quest’anno. Alcuni paesi, come per esempio l’Inghilterra, l’hanno già introdotta dal 2016, il Lussemburgo, grosso paese di holding l’anno scorso con effetto novembre, e una manciata di paesi, tra cui l’Italia sono leggermente in ritardo per questioni di Covid, ma mi dicono anche per questioni di diritto dei dati della privacy.

 

Domanda:

 

Chiarissimo. Ma ci sono delle prove che dimostrano come il mettere a disposizione del pubblico, quindi non solo delle autorità giudiziarie, le informazioni raccolte nel registro dei titolari effettivi, sia concretamente utile per combattere il terrorismo e il riciclaggio del denaro.

 

Risposta:

 

È una domanda difficile da rispondere, se noi avessimo tutte le nostre impronte digitali in un registro pubblico oppure in un registro accessibile, senza alcun tipo di precondizioni alla polizia, questo sarebbe utile alla lotta contro il crimine? Se noi avessimo una telecamera in tutte le camere da letto del nostro paese, questo sarebbe utile oggettivamente atto a diminuire la violenza tra coniugi? La risposta è: penso di sì. Ma la domanda vera è un’altra, per diritto europeo di privacy, mi scusi se porto subito l’argomento sulla questione che mi tocca da vicino, è sapere se una misura che è stata introdotta per una certa finalità è adatta non soltanto ma anche proporzionata o sia necessaria per raggiungere l’obiettivo? Qual’è l’obiettivo? Lei diceva la lotta contro il terrorismo e antiriciclaggio ma guardi che nella quinta direttiva parla anche di opinione pubblica, di trasparenza e di protezione dei diritti dei soci minoritari e di migliore governance. E in questo senso ho visto alcuni studi, uno fatto mi sembra da Credit Suisse e l’altro da McKinsey che analizzava industrie familiari e l’ipotesi di lavoro era capire se la maggiore trasparenza sulla governabilità interna di un’industria si rivelasse utile oppure avesse un riflesso sulla produttività e sui profitti e i risultati che questi studi hanno dato è che in realtà nelle industrie familiari la trasparenza poco gioca. Spesso in famiglia i giochi sono molto opachi, per cui avere i dati di un’industria familiare in un registro pubblico per sapere se mamma e papà hanno più del 25% oppure se mamma ha dato in usufrutto alla figlia che è migliore rispetto ai fratelli secondo me non persegue l’obiettivo, anzi rischia di fare dei danni seri all’economia vera per quello che riguarda l’antiriciclaggio, sicuramente avere dei dati completamente pubblici può essere utile anche dal punto di vista oggettivo, ma la domanda poi però si sposta subito sul diritto alla privacy perché nessuno ha più diritto ad avere una società per questioni private che sia privata. Le faccio un esempio, metta che lei venga da una famiglia molto religiosa e che per questioni sue lei abbia deciso di finanziare anticoncezionali, magari perché vuole aiutare la lotta contro l’aids. Se venisse a saperlo suo padre e sua madre chissà, magari ci potrebbero essere dei problemi in famiglia. Quindi perché io non ho il diritto se pago le imposte sui dividendi e se la società paga l’ires perché non ho il diritto di “nascondermi dietro una società”. E’ questo dottor Gaeta il punto importante dal mio punto di vista.

 

Domanda:

 

Ma lei e il suo studio in questi anni siete al centro di importanti battaglie in tema di privacy e altri diritti dei cittadini europei. Ci racconta quali attività stanno portando avanti le corti europee su questo argomento di cui abbiamo appena parlato, ma anche su un altro molto interessante che l’ha impegnata davvero tanto con ottimi risultati credo per tutti quanti noi, perché poi questa è una battaglia, insomma, che non riguarda soltanto il singolo professionista, il singolo studio come il vostro, ma tutta la classe professionale, anzi tutta la società come quelli del Fatca e CRS?

 

Risposta:

 

Guardi, la ringrazio per darmi la parola su questo. Io sono Svizzero, ticinese del Canton Ticino di origine e sono cresciuto negli anni settanta, dove da una parte e dall’altra parte del confine che le Brigate rosse e altri problemi e dalla nostra parte del confine c’era il segreto bancario, si è visto nel corso degli anni duemila con i vari scandali UBS, LGT e tutte le altre banche che sono state praticamente multate soprattutto dal Dipartimento di giustizia americano, abbia visto i problemi causati dal segreto bancario, io ho lasciato la Svizzera a Zurigo per Londra nel duemila e quindi mi sono calato in questo mondo della trasparenza e mi rendo conto, mi sono reso conto studiando la legislazione Fatca perché lavoravo per uno studio anglo-americano e Fatca è praticamente una legge che obbliga gli istituti finanziari esteri, cioè non americani, a passare in maniera automatica a dati privati relativi a americani che hanno un conto in una banca estera, conto nominativo oppure conto mediante società o trust. E leggendo e guardando queste regole mi sono un po’ spaventato perché si è andato da un estremo totale che è la segretezza ad un altro estremo che è la trasparenza totale, la trasparenza totale mi spaventa perché è sinonimo di stati che non sono i nostri, sono stati polizieschi, sono stati totalitari e in Europa il diritto alla privacy è stato introdotto nel 1950, quindi cinque anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, la fine di due grossi sistemi totalitari e tre anni prima che Stalin morisse, per cui nel Dna europeo la privacy è importante. E cosa dice l’articolo otto della Convenzione europea sui diritti dell’uomo? Che la privacy è un diritto fondamentale, ma non totale. È lo Stato deve potere limitare il diritto alla privacy, ma per fare questo ha bisogno di tre cose: una legge, il Fatca, il CRS, la quarta, la quinta direttiva europea, un interesse riconosciuto e la lotta al terrorismo e al riciclaggio, sicuramente un interesse riconosciuto. Non so bene la trasparenza per la società civile se quella sia un diritto riconosciuto. E poi la misura limitativa del diritto alla privacy deve essere necessaria per raggiungere l’obiettivo e avendo letto Fatca e il CRS con grande attenzione, perché dovevo dare parere a clienti, mi sono reso conto che queste regole virano il diritto alla privacy in maniera eccessiva. Quindi cosa ho fatto personalmente e appoggiato dal mio studio, sono apparso davanti alle autorità europee sulla protezione dati, quindi il Consiglio d’Europa e l’Unione Europea e poi nel novembre scorso sono apparso davanti al Parlamento europeo come esperto per appunto presentare i miei dubbi. Siccome le parole sono belle ma non fanno un granché, i fatti sono più importanti. Come studio abbiamo iniziato tre cause una contro la natura pubblica dei registri europei sulla realtà effettiva, lanciata settimana scorsa è in Lussemburgo a favore di alcune società con titolari effettivi che non volevano apparire nel registro pubblico non per questioni nefaste, pagano le imposte, ma per questione di privacy. Poi abbiamo in corso una causa che riguarda un giovane austriaco che ha un conto bancario con un saldo di quaranta euro in Germania e lui ritiene giustamente, a mio modo di vedere, che il trasferimento automatico dei suoi dati personali, molto personali, perché la data di nascita, il nome, il numero del conto e quanto c’è sul conto dalla banca in Germania alle autorità fiscali in Germania e da li’ alle autorità fiscali in Austria, che essendo un paese federalista poi passa le informazioni al land di turno, è eccessivo per quello che riguarda la sua protezione alla privacy, ma soprattutto mette a repentaglio la sua sicurezza e abbiamo compilato per questa causa una lista di casi di attacchi che riguardano autorità fiscali, governi centrali, banche centrali e banche di una cinquantina di pagine e c’è anche la prova di un primo furto di dati del CRS. Quindi per questo signore, abbiamo intentato una causa in Austria che al momento davanti al tribunale amministrativo federale e abbiamo chiesto che questa causa venga demandata poi alla Corte di giustizia e in Inghilterra stiamo per intentare una causa per una signora americana che vive da venticinque anni oramai in Inghilterra, che non deve delle tasse allo zio Sam ma perché guadagna poco e anche lì lei ha molti timori per l’incolumità dei suoi dati. Quindi, come studio ci stiamo battendo per i diritti fondamentali dei cittadini e la privacy, non contro la lotta al terrorismo e al riciclaggio, questi sono obiettivi onesti e sicuramente importanti, ma contro l’eccessività delle misure e soprattutto in questo periodo di Covid dove abbiamo grandi dibattiti sull’idoneità, per esempio app, che seguano il cittadino nelle sue mansioni quotidiane. Riteniamo che un dibattito davanti ai tribunali sulla privacy sia molto importante.

 

Professore Noseda grazie molto per aver voluto condividere con noi questi risultati importanti. Complimenti per l’impegno che dimostra nel raggiungere questi traguardi. E io vorrei ricordare infine il fatto che sulla piattaforma CrowdJust c’è una raccolta fondi per chi volesse, già sono stati davvero tantissimi, contribuire per il raggiungimento di questo obiettivo. La raccolta fondi riguarda proprio il breaching my human rights to data protection and privacy, quindi si può facilmente individuare. Daremo anche i riferimenti. Grazie molto.

 

Grazie a lei dottore, su questa piattaforma Jenny, che questa americana ha già raccolto centomila sterline ed è ottimo. È un ottimo successo!

 

Grazie.

 

 

Grazie a lei.

 

Potete ascoltare le Trust Talks sul sito www.studiogaeta.com.

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